I Solisti dei Girolamini esordiscono con un programma ricco di rarità musicali

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

Il gruppo vocale “I Solisti dei Girolamini”, diretto dal soprano Ellida Basso e formato da cantanti di grande esperienza, ha fatto il suo esordio con un concerto spirituale, diviso in due parti, che ha ripercorso la vita di Maria attraverso brani per lo più di rarissimo ascolto, composti da autori poco conosciuti.
Apertura dedicata ad Enrico Radesca, compositore ed organista foggiano vissuto a cavallo fra la fine del XVI e la prima parte del XVII secolo e trapiantato a Torino dove fu al servizio della corte sabauda.
Molto noto ai suoi tempi, tanto da rappresentare un fermo punto di riferimento, ci ha lasciato una interessante produzione sacra, dalla quale sono stati tratti “Ecco, vien fuora”, “Vattene lieta” e “Hora ch’è nato”.
Sicuramente più conosciuto Jacques Arcadelt, franco-fiammingo nato a Liegi nel Cinquecento, giunto poi in Italia, dove ricoprì prestigiosi incarichi anche nella Cappella Sistina.
La sua fama è legata soprattutto ad un’Ave Maria, non completamente sua, la cui genesi risulta abbastanza curiosa.
Infatti, il brano emerse dal nulla nel 1842, grazie a Pierre-Louis-Philippe Dietsch, oscuro musicista francese, che inizialmente si attribuì il merito di questa eccezionale scoperta.
In realtà Dietsch si avvalse della chanson a tre voci di Arcadelt Nous voyons que les hommes, alla quale aggiunse una quarta voce, cambiando in parte il ritmo e sostituendo il testo originale con le parole dell’Ave Maria.
Il pezzo venne poi trascritto da Liszt nel 1862, per pianoforte e per organo, il che diede un apporto determinante alla diffusione capillare di una composizione, ancora oggi da molti considerata interamente di Arcadelt.
E’ stata poi la volta di Veni Emmanuel dell’ungherese Zoltán Kodály (1882-1967), che attinse ad un motivo popolare di origini medievali, basato su un testo latino dell’ottavo secolo riguardante l’Avvento.
Il successivo “Donna Celeste” apparteneva allo spagnolo Francisco Soto de Langa (1534-1619), cantore, compositore ed editore, che si spostò a Roma nel 1562, entrando a far parte del coro della Cappella Sistina.
Nel 1575 divenne sacerdote e fu molto amico di San Filippo Neri, aderendo alla sua congregazione, anche se in seguito passò alla Confraternita della Resurrezione, che aveva sede vicino alla chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, dove padre Soto portò avanti un’intensa attività musicale.
Ultimo brano della prima parte “Pia Querela” di Dorisio Isorelli (1544-1632), parmense di nascita, ma romano di adozione, anch’egli molto vicino a San Filippo Neri e membro laico della sua congregazione, per cui non è azzardato pensare che conoscesse e frequentasse Soto de Langa.
Di lui si sa poco, ma già da questo brano, in bilico fra musica e poesia, che riporta il dialogo fra un’angosciata Maria e Gesù nel momento in cui ritrova, dopo tre giorni di ricerca, suo Figlio, si comprende il valore di un musicista che meriterebbe maggiori approfondimenti.
Molto interessante anche la Missa Saeculorum Amen, sulla quale è stata incentrata la seconda parte, probabilmente una prima assoluta per Napoli, opera di Francisco Guerrero (1528-1599) fra i protagonisti del rinascimento spagnolo, maestro di cappella, prima a Jaén e poi a Siviglia.
La chiusura è stata rivolta a “Tu es Petrus”, di un altro grandissimo compositore iberico del Cinquecento, Tomás Luis de Victoria (1548-1611) che, durante il suo lungo soggiorno a Roma, dove arrivò bambino, fece parte per un certo tempo della congregazione di San Filippo Neri.
Confrontandosi con questo programma ricco di rarità, “I Solisti dei Girolamini”, formati da Ellida Basso, Rosalba Morese, Gabriella Pascale, Maria Antonietta Radica, Silvia Tarantino, Gennaro del Gaudio, Giuseppe De Liso, Walter Minichino, Leopoldo Punziano e Pietro Vitiello hanno fornito una prova decisamente buona, considerando la grande difficoltà dei brani proposti ed il fatto che la compagine si esibiva per la prima volta.
Aggiungiamo, infine, che la sede del concerto, la splendida chiesa napoletana dei Girolamini (detta anche chiesa di San Filippo Neri, in quanto fondata da religiosi della sua congregazione, giunti da Roma alla fine del Cinquecento), è stata da poco riaperta al pubblico, ma necessita ancora di numerosi lavori di restauro e ristrutturazione, per cui anche la presenza di un ensemble musicale può contribuire a restituire prestigio ad un complesso monumentale, balzato alla cronaca per le vicende legate alla sottrazione di libri di inestimabile valore, conservati nell’adiacente biblioteca, da parte di chi era preposto alla loro custodia.

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