Gli allievi di Delfo Menicucci grandi protagonisti dei “Pomeriggi in Concerto al Museo Archeologico” organizzati dall’Associazione Napolinova

Master Menicucci 1Il recente appuntamento con i “Pomeriggi in Concerto al Museo Nazionale” ha ospitato la consueta ed attesissima esibizione dei partecipanti al Master di Canto di Delfo Menicucci.
Il tenore livornese, per la simpatia, i risultati ottenuti e il genere proposto, si è guadagnato un posto d’onore fra i beniamini del pubblico che segue le diverse rassegne organizzate da Alfredo de Pascale, direttore artistico dell’Associazione Napolinova.
Vogliamo quindi solo ricordare i cardini del metodo d’insegnamento del maestro Menicucci, basati su due obiettivi principali: far emergere le potenzialità di ogni voce, salvaguardando nel contempo le corde vocali, e insistere affinché la dizione sia quanto più corretta e nitida possibile.
I risultati raggiunti sono spesso sbalorditivi, soprattutto nel momento in cui ha a che fare con artisti orientali, sempre più numerosi in ambito lirico, che inizialmente conoscono poco o nulla l’italiano.
E una conferma di tale tendenza si è avuta anche nell’ultimo master, se pensiamo che quattro partecipanti su sei provenivano dall’Estremo Oriente.
Il concerto è iniziato con il giapponese Takashi Kawamorita, alla sua terza presenza consecutiva, esempio eclatante di quanto sia efficace il metodo di Delfo Menicucci.
La prima volta che venne a Napoli, sapeva ben poche parole di italiano, ma fu in grado di cantare sia nella nostra lingua che in napoletano, con una dizione quasi perfetta, e da allora è tornato numerose volte, affascinato da una città, nel bene e nel male, unica al mondo.
Tenore dilettante, in quanto nella vita di tutti i giorni insegna in una scuola per bambini disabili, ha suscitato fin da principio grande simpatia, grazie ad una straordinaria presenza scenica, ma ha anche mostrato, anno dopo anno, enormi progressi dal punto di vista vocale.
Una volta tanto Kawamorita ha avuto la possibilità di discorrere anche un po’ nella sua lingua, poiché a fargli compagnia vi erano due connazionali, il tenore Kazuyoshi Iijima e il soprano Kaoru Okubo.
Il primo si è confrontato con Donizetti (“Una furtiva lacrima”) e Verdi (“Dei miei bollenti spiriti”), mentre la seconda ha voluto dedicarsi a Puccini con “O mio babbino caro” e “Mi chiamano Mimì”.
Il quartetto orientale si completava con la sudcoreana Hae Jin Yun, spostatasi da poco a Milano per studiare canto, e colpita anche lei dal genio di Lucca, che ha interpretato “Signore ascolta” (da “Turandot”) e “Donde lieta uscì” (da “La bohème”), mostrando di avere tutte le carte in regola per portare avanti una prestigiosa carriera.
Dulcis in fundo due italiane, Valeria Mela di Imperia e Carla Ignazia Arca di Oristano, entrambe mezzosoprani dalla voce bella e intensa.
La prima, che avevamo avuto già il piacere di ascoltare ed apprezzare negli anni scorsi, ha proposto il verdiano “Condotta ell’era in ceppi”, per poi passare all’amato repertorio francese con “Près des remparts de Séville”, dalla “Carmen” di Bizet.
Percorso contrario quello effettuato dall’Arca, che ha eseguito prima un pezzo del transalpino Saint-Saëns (“Printemps qui commence”, da “Samson et Dalila”), e quindi “Acerba voluttà”, dall’Adriana Lecouvreur di Cilea.
In complesso un repertorio quanto mai adatto al gusto del pubblico, di età media abbastanza avanzata, che stravede per la lirica, per cui l’atmosfera si è subito scaldata, al punto che sembrava quasi di assistere alla “Corrida” televisiva.
Bisogna però ammettere che, senza il calore dei presenti (abbinato a quello ambientale), l’appuntamento perderebbe una buona parte del suo fascino e quindi, una volta tanto, possiamo chiudere un occhio nei confronti di chi, solitamente, meriterebbe di essere allontanato dalla sala.
Anche quest’anno, inoltre, il gran finale è stato dedicato ad un capolavoro della canzone classica napoletana (per l’occasione il celeberrimo ‘O sole mio di Capurro-Di Capua), interpretato all’unisono da allievi, maestro e spettatori, in un tripudio quasi inimmaginabile.
Va infine ricordato il contributo di Maurizio Iaccarino, sottolineato più volte da Menicucci, che ha accompagnato al pianoforte tutti i cantanti in modo impeccabile, ricoprendo al meglio un ruolo preziosissimo quanto oscuro.
Dopo questo coinvolgente omaggio alla lirica, sarà il pianista Antonio Pompa-Baldi con i suoi allievi del Master Internazionale di Pianoforte, domenica 28 luglio, a chiudere una fra le pochissime rassegne cittadine del periodo estivo che, già soltanto per questo, meriterebbe sostegno e attenzione maggiori.

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