Angelo Castaldo chiude la stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti con una significativa panoramica sulla musica organistica italiana degli ultimi due secoli

Angelo CastaldoL’ultimo appuntamento della rassegna “Organi storici della Campania”, tenutosi nella chiesa di San Vitale martire a Fuorigrotta, ha avuto come protagonista Angelo Castaldo, organista titolare e Maestro di Cappella del Tempio del Volto Santo.
Il suo recital era rivolto ad un’interessante panoramica storico-musicale, legata alla letteratura organistica italiana in un arco compreso fra il XIX secolo e i giorni nostri, suddivisa in tre brevi capitoli.
Apertura con l’Ottocento, che metteva in evidenza Ferdinando Provesi (1770-1833), noto soprattutto per essere stato il primo docente di Giuseppe Verdi.
Dalla sua produzione abbiamo ascoltato la Sinfonia II, di chiaro stampo operistico, alla quale hanno fatto seguito due trascrizioni verdiane, curate dal maestro Castaldo, che culminavano con la celeberrima Marcia trionfale da “Aida”.
E’ fuori dubbio che, brani come questi, mal si abbinavano alla solennità delle funzioni liturgiche.
Non bisogna meravigliarsi, quindi, se la fine del secolo XIX fu contrassegnata dal diffondersi di un movimento, definito “ceciliano” in onore della patrona della musica, che caldeggiava, per l’accompagnamento dei riti religiosi, il ritorno alla polifonia ed al gregoriano.
Questo movimento, al centro della seconda parte del concerto, ebbe fra i suoi più convinti assertori il cardinale Giuseppe Sarto che, una volta divenuto papa, nel 1903 promulgò un Motu proprio dal titolo Inter Sollicitudines, nel quale si consigliava vivamente un ritorno alla cultura musicale del passato (documento che, detto fra noi, non sarebbe male venisse oggi riproposto, viste le condizioni disperate nelle quali versa la musica liturgica).
Fra i rappresentanti del movimento ceciliano, il maestro Castaldo ha scelto il romano Filippo Capocci (1840-1911), autore di un’intensa e solenne Fantasia sull’inno “Veni Creator Spiritus” e il napoletano Giuseppe Cotrufo (1859-1952), con il Preludio e fuga op. 41, n.  2.
L’ultima parte del concerto, dedicata al Novecento, aveva addentellati partenopei, poiché Marco Enrico Bossi (1861-1925), pur essendo nato a Salò, fu il primo docente a ricoprire la cattedra d’organo del Conservatorio di San Pietro a Majella, dal 1890 al 1896, mentre il molisano Aladino Di Martino (1908-1989), insegnò nel medesimo conservatorio dal 1958 al 1979 e lo diresse dal 1976 al 1979.
Uno sguardo ora ad Angelo Castaldo, innanzitutto per sottolineare il particolare excursus proposto, che ha fornito un’idea precisa dell’evoluzione e dei cambiamenti, avvenuti negli ultimi due secoli anche nel settore organistico.
Sarebbe sufficiente, al proposito, confrontare il Théme et variations op. 115 di Bossi, risalente al 1898 e contraddistinto da echi che da Bach portavano fino a Franck e Fauré, con il Tema e variazioni di Aladino Di Martino, caratterizzato da una modernità tipica del Novecento.
Molto interessante, inoltre, l’aver evidenziato una serie di autori italiani, per la maggior parte sconosciuti, che diedero il loro contributo, con esiti di tutto rispetto, in un settore dominato dai compositori francesi.
Per quanto riguarda il lato esecutivo, Angelo Castaldo ha dimostrato un’eccezionale bravura ed un’assoluta padronanza del repertorio eseguito, facendo emergere il suono magnifico e le potenzialità che contraddistinguono l’organo (costruito dalla “Fratelli Ruffatti” di Padova nel 1968 e successivamente ampliato e spostato nel 1996 a cura della medesima ditta).
Purtroppo lo strumento risulta penalizzato dalla sua collocazione, poiché la chiesa di San Vitale è situata in una zona in perenne attesa di rivalutazione e, nonostante la presenza di numerose strutture concepite per i grandi eventi, di sera viene tagliata fuori da qualsiasi tipo di servizio pubblico e abbandonata a sé stessa.
Pubblico piuttosto numeroso, che si è meritato un bis (la solenne Fanfare del belga Jacques-Nicolas Lemmens), a coronamento di una rassegna che, se consideriamo la scarsa attenzione degli appassionati di musica classica nei confronti dell’organo, si chiude nettamente in positivo.
Con questo concerto termina ufficialmente anche la stagione 2012-2013 dell’Associazione Alessandro Scarlatti, istituzione che si appresta a celebrare i 95 anni di età, un traguardo di grande prestigio, soprattutto in una città come Napoli.

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