Martedì 18 giugno al Maschio Angioino convegno e presentazione del libro di Dora Liguori “Carlo Gesualdo: Principe di Venosa, Principe dei musici”

Copertina Libro GesualdoMartedì 18 giugno, alle ore 16.00, nell’Antisala dei Baroni (Maschio Angioino – Napoli), Convegno e presentazione del libro di Dora Liguori “Carlo Gesualdo: Principe di Venosa, Principe dei musici” (Ristampato per i tipi della SET – Servizi editoriali e tecnici).
L’incontro, introdotto dal saluto del sindaco Luigi De Magistris e dal nuovo assessore alla Cultura, Nino Daniele, si svolgerà a cura di Paola De Simone (musicologa e giornalista del Corriere del Mezzogiorno), in presenza dell’autrice Dora Liguori e di Giampiero Perri, direttore generale dell’Agenzia di promozione territoriale della Regione Basilicata in rappresentanza dei luoghi del principe di Venosa.
Alle parole faranno da contrappunto le note di alcuni dei più celebri madrigali tratti dagli ultimi tre Libri di Gesualdo (Moro, lasso al mio duolo, T’amo mia vita e Luci serene e chiare) alternate a madrigali coevi di Pomponio Nenna, Adriano Willaert, Baldassarre Donato e Orlando di Lasso, a villanelle “alla napolitana” e a brani strumentali per liuto e chitarra spagnola.
Interpreti, I Madrigalisti di Santa Maria in Loreto, diretti da Carlo Forni e Simone Colavecchi allo strumento a pizzico.

Nel 2013, anno in cui l’intera Italia musicale ha celebrato i paralleli bicentenari della nascita di Giuseppe Verdi e Richard Wagner, compositori fra i massimi del teatro musicale non solo romantico ma di ogni tempo, corre l’obbligo di ricordare a quattro secoli dalla morte un altro nome, vissuto nel secondo Cinquecento – e per di più a Napoli – al vertice del cenacolo dei grandi madrigalisti di quel tempo, non meno fondamentale nella Storia della Musica ai fini dell’evoluzione del canto e dell’armonia moderni.
Si tratta di Carlo Gesualdo ultimo dei principi di Venosa (Venosa, 8 marzo 1566 – Gesualdo, 8 settembre 1613), nato da donna Geronima Borromeo e da don Fabrizio Gesualdo, di discendenza normanna, nipote per parte materna del cardinale (poi Santo) Carlo Borromeo e, per via paterna, del cardinale Alfonso Gesualdo.
Pertanto, nelle aspirazioni della famiglia, principe di Chiesa mentre, nella realtà, sarebbe passato alla storia come principe dei musici sebbene l’alta immagine, definitivamente riscattata solo in virtù dei recenti apporti musicologici cui si deve anche la scoperta dell’effettiva data di nascita sulla base documentale di due lettere custodite presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, sia stata a lungo offuscata dal duplice delitto d’onore per adulterio che ne legò il nome al violento assassinio della prima moglie e cugina Maria d’Avalos con l’amante di lei, don Fabrizio Carafa.
Autore di sei libri di madrigali a 5 voci e di componimenti sacri dalla scrittura avveniristica per l’epoca, amante del liuto e della chitarra spagnola, nonché figura di primo piano nella vita sociale e musicale nell’Italia centro-meridionale di fine Cinquecento (in seconde nozze avrebbe sposato Eleonora d’Este), Carlo Gesualdo, Principe di Venosa, Principe dei musici offre titolo e argomento per il nuovo volume della saggista e musicista da sempre militante a tutela dell’arte e degli artisti Dora Liguori, appena ristampato a Roma per i tipi della SET (Servizi editoriali e tecnici) con dedica al secolo che vide la nascita in Italia dei Conservatori di Musica.
Oltre 400 pagine, 28 capitoli fra un Preludio che a ritroso ritrae gli ultimi giorni del compositore assistito da quel Cenziello cantore castrato della Vicaria, fedele al suo fianco, ed un Epilogo sulla fine del potente casato dei Gesualdo, oltre che sulla provocatoria questione della dignità degli artisti, per un romanzo che con rara immediatezza di linguaggio e sentimenti scolpisce una vicenda culturale complessa.
Vicenda ai più, per propria natura cronologica e stilistica, di non facile accesso ma in tale formula vicina un po’ a tutti, abilmente contaminando vivida fantasia narrativa ed una realtà storica attinta fra documenti d’archivio e le fondamentali lettere del conte Alfonso Fontanelli, diplomatico della corte estense incaricato di scortare il blasonato musicista a Ferrara.
Il tutto partendo da un volo di sintesi che, nel braccio di ferro franco-spagnolo, non manca di poggiare l’accento sulla Congiura dei Baroni pronta a cambiare, con quel che avvenne nella Sala a tutt’oggi così denominata in Castel Nuovo, i destini della Napoli al tramonto del quindicesimo secolo.

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Programma

C. Gesualdo:
Moro, “lasso” al mio duolo
T’amo vita mia

B. Donato: Chi la gagliarda

P. Nenna: Eccomi pronta ai baci

O. di Lasso: Matona mia cara

A. Willaert: O bene mio

C. Gesualdo: Luci serene e chiare

Joan Ambrosio Dalza: “Pavana alla Venetiana” (liuto)

Anonimo: Due Villanelle alla Napolitana (chitarra alla spagnuola)
“Madonna tu mi fai lo scorrucciato”
“Villanella ch’all’acqua vai”

Joan Ambrosio Dalza: Piva (liuto)

Santiago de Murcia: Fandango (chitarra alla spagnuola)

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