La stagione primaverile del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini celebra il terzo centenario della morte di Corelli con un repertorio dedicato al mandolino

Scherza l'Alma Ensemble

Scherza l’Alma Ensemble

Primo appuntamento, nella prestigiosa cornice di Palazzo Zevallos Stigliano, con la stagione primaverile del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini.
La serata inaugurale, che ha ospitato l’ensemble “Scherza l’Alma”, è stata rivolta al repertorio mandolinistico, proponendo autori attivi a Roma nel Seicento e nel Settecento, con una particolare attenzione alla produzione di Arcangelo Corelli (1653-1713), del quale si celebra il terzo centenario della morte.
Al proposito, sono pochi a sapere che la città capitolina fu uno dei primi centri di costruzione e diffusione del mandolino.
Una storia affascinante, che parte dagli inizi del Cinquecento, quando a Roma giunsero dalla Baviera i primi costruttori di liuto e, nel momento in cui tale strumento cadde progressivamente in disuso, si passò alla produzione di chitarre, colascioni, e mandolini, questi ultimi definiti “barocchi”, dalla forma ancora abbastanza vicina al liuto, costituiti da 4, 5 o 6 ordini di corde e considerati gli antenati del cosiddetto mandolino “napoletano”.
Riguardo al concerto, sono stati eseguiti brani di Corelli e di suoi predecessori e successori (piuttosto noti ai loro tempi, ma oggi praticamente sconosciuti), tratti da manoscritti e raccolte originali.
La serata si è aperta con la Sinfonia a tre in la minore di Lelio Colista (1629-1680), che ebbe una carriera prestigiosa ed è considerato un precursore di Corelli, mentre la successiva Sinfonia a tre in sol minore apparteneva al romano Pietro Ugolini, virtuoso dell’arciliuto, che si spostò a Napoli, dove lavorò come solista della Cappella Reale, all’epoca diretta da Alessandro Scarlatti e ricoprì diversi incarichi importanti.
Con la successiva Sonata IV in fa maggiore abbiamo potuto apprezzare Giuseppe Gaetano Boni, membro dell’Accademia Filarmonica di Bologna che, giunto a Roma, fortemente raccomandato a Corelli, vi rimase anche dopo la morte di quest’ultimo in quanto si inserì molto bene nell’ambiente artistico della città.
Era poi la volta di Cristofaro Signorelli, autore della Sonata per mandola in sol maggiore, contenuta nel Libro di Sonate per il Mandolino, proveniente dalla collezione del principe Ruspoli, mandolinista dilettante e grande mecenate, che assunse Haendel come maestro di cappella, ospitandolo dal 1707 al 1709.
Alla sua corte prestò servizio anche Robert Valentine (ca. 1671-1747), flautista e compositore britannico, del quale abbiamo ascoltato la Sonata IV, op. XII in sol minore.
La parte conclusiva del concerto era dedicata a due splendide pagine corelliane, la Sonata VII in re minore e la Sonata III in do maggiore, entrambe tratte dall’op. V, raccolta di dodici brani, scritti per violino e violone (o cembalo), che riscosse una straordinaria popolarità, al punto che conobbe, solo nell’anno di pubblicazione, un numero elevato di ristampe sia in Italia che all’estero e, negli anni successivi, numerose versioni per vari strumenti.
In particolare, per quanto riguarda la Sonata VII, è stata eseguita, in prima assoluta, una versione presente nel già citato Libro di Sonate per il Mandolino, noto anche come Manoscritto Santini.
In complesso un programma di elevatissimo valore storico e musicale, che l’ensemble “Scherza l’Alma”, legato all’Accademia Mandolinistica Napoletana e formato da artisti di caratura internazionale, come Mauro Squillante e Davide Rebuffa (mandolini a 5 e 6 ordini), Leonardo Massa (violoncello), Luca Tarantino (arciliuto e chitarra a 5 ordini) e Luca Guglielmi (clavicembalo), ha interpretato con grande rigore, estrema raffinatezza e perfetto affiatamento.
A ciò va aggiunta l’utilizzazione di ben tre strumenti originali, un mandolino a 5 ordini di Giovanni Smorsone (1721) e due mandolini a 6 ordini, uno di anonimo del XVIII secolo e l’altro proveniente dalla bottega di Gaspar Ferrari (1774), che hanno contribuito a ricreare le suggestioni legate a questo particolare repertorio.
Grande successo di pubblico e bis rivolto a Corelli con la Sonata I in re maggiore, dall’op. 2, che ha chiuso in bellezza un ottimo concerto.

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