I “Concerti di Primavera” aprono con un entusiasmante recital del pianista Giulio De Luca

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

In ambito musicale, gli anniversari, oltre a ricordare doverosamente autori che hanno fornito il loro contributo alla storia della musica, dovrebbe servire anche ad evidenziare aspetti poco conosciuti collegati alla loro produzione.
Prendiamo ad esempio il 2013, che segna il bicentenario verdiano e wagneriano, e soffermiamoci, per puro spirito nazionalistico, sulla programmazione rivolta al “Cigno di Busseto” nella nostra città, focalizzando la nostra attenzione sul cartellone della Stagione operistica del Teatro di San Carlo, che dovrebbe rappresentare l’espressione di maggiore prestigio in tale contesto.
In effetti, dopo l’inaugurazione, affidata all’ennesima “Traviata”, abbiamo avuto, fra febbraio e marzo la Messa da Requiem e, per maggio è previsto infine l’allestimento di “Rigoletto”.
Per farla breve, una stagione che non si distingue molto dalle precedenti per quanto riguarda l’offerta verdiana e tale mancanza di originalità non può essere sopperita inviando in giro per la città giovani comparse con la maschera di Verdi.
Ed allora, se vogliamo qualcosa di particolare, dobbiamo volgere il nostro sguardo a quelle rassegne, definite “minori” solo perché prive di ingenti supporti mediatici e di interpreti di grido (molto spesso frutto di un pompaggio smisurato da parte della stampa compiacente, specializzata e non).
Un brillantissimo esempio di quanto affermato lo abbiamo avuto in occasione dell’apertura della quindicesima edizione dei “Concerti di Primavera”, rassegna organizzata dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli con i proventi dell’otto per mille, la cui direzione artistica è affidata a Luciana Renzetti.
Protagonista della serata il pianista napoletano Giulio De Luca, che si è confrontato con un programma quanto mai interessante e di raro ascolto, rivolto all’integrale delle parafrasi e trascrizioni di Liszt sulle opere di Verdi, contenute anche in un cd della casa discografica Tactus di recentissima uscita.
A tale proposito il maestro ha spiegato come il musicista ungherese si sia accostato in momenti differenti della sua carriera all’opera verdiana, e con spirito molto diverso.
Così, nel periodo giovanile, quando era anche un affermato virtuoso della tastiera, preferì comporre delle parafrasi, ovvero dei pezzi che prendevano spunto da motivi di Verdi per poi essere sviluppati in un’ottica prevalentemente virtuosistica.
A questa categoria appartenevano, ad esempio, la Parafrasi da concerto dal Rigoletto (1859) e la Parafrasi da concerto sull’Ernani (1860)
Con la maturità e la decisa diminuzione dell’attività concertistica, Liszt si orientò maggiormente verso le trascrizioni, limitando il virtuosismo a favore di un’asciuttezza di scrittura, ed utilizzando motivi spesso legati a tematiche religiose, come l’ “Agnus Dei” dalla Messa da Requiem (1877) e “Salve Maria”, da “Jerusalem”, la cui ultima versione risale al 1882.
Va ancora notato che Liszt si servì di motivi tratti anche da opere meno note, quali la già citata “Jerusalem” o il “Simon Boccanegra”, segno di un’ attenta ricerca che non si fermava solo ai lavori più popolari.
Due parole, ora, su Giulio De Luca, che ha dato vita ad un recital di elevatissimo spessore, evidenziando nei minimi particolari la grande perizia di Liszt nel trasporre al pianoforte, e talora ricreare, le melodie verdiane.
Si intuiva, inoltre, come l’interpretazione fosse il frutto di un solido e duro percorso, volto ad appropriarsi di ogni piccola sfumatura, e ciò era confermato dal fatto che il musicista ha saputo subito dosare il suono, in un ambiente abbastanza penalizzante per il pianoforte, riuscendo a eseguire con estrema nitidezza brani di grande complessità.
Meritatissimi, quindi, i lunghi e calorosi applausi che Giulio De Luca ha ricevuto al termine di ogni brano, da un pubblico entusiasta, attento e concentrato, al quale è stata proposta, come bis, la trascrizione lisztiana della Morte di Isotta (da “Tristano e Isotta”), sentito omaggio a Wagner e degna chiusura di una serata di altissimo livello artistico.

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