I Responsoria di Gesualdo da Venosa nell’inarrivabile esecuzione proposta dall’Hilliard Ensemble

Gesualdo da VenosaIl 2013 segna anche il quarto centenario della morte di Carlo Gesualdo da Venosa (1566-1613), anniversario che rischia di essere travolto dalle celebrazioni verdiane e wagneriane.
L’Associazione Alessandro Scarlatti, sensibile a tale avvenimento, ha proposto, nell’ambito dell’appuntamento pasquale della sua stagione, un concerto interamente dedicato al repertorio gesualdiano, affidandolo ad un gruppo prestigioso come l’Hilliard Ensemble, al quale si sono aggiunti il controtenore David Gould e il basso Robert Macdonald.
Al centro del programma i Responsoria del Venerdì Santo, che avevano probabilmente come riferimento la tradizione napoletana, attiva nel Cinquecento e nel Seicento, del cosiddetto “Rito delle Tenebrae”.
Si trattava di una suggestiva rievocazione delle ultime ore del Cristo, durante la quale si succedevano letture di Salmi, preceduti e seguiti da antifone in canto gregoriano, Lectio e Responsorii e, al termine di ogni sequenza, si spegneva una delle quindici candele accese sull’altare all’inizio della funzione.
Nel momento in cui, spenta l’ultima candela, vi era il buio totale (da cui il nome dato al rito), giungeva un gruppo di fedeli, il cui compito era quello di battere per terra una serie di strumenti di legno, allo scopo di riprodurre i boati del terremoto verificatosi subito dopo la morte di Cristo.
Tornando ora al concerto, abbiamo ascoltato inizialmente un’antifona monodica (Posuerunt super caput eius), seguita da un Benedictus, da una Lectio, tratta dalle “Lamentatio Ieremiae” e dai primi tre responsori.
La sequenza, costituita da una Lectio e tre Responsori, si ripeteva altre due volte, e la chiusura consisteva nell’antifona Tuam crucem, un Miserere, ed un Kyrie.
A parte le antifone, le Lectio e il Kyrie, tutto il resto era frutto della maestria di Gesualdo da Venosa, caratterizzato da uno stile particolare ed inconfondibile, che ancora oggi stupisce, soprattutto per l’alternarsi, spesso repentino, fra passaggi omofonici e intrecci polifonici di estrema arditezza, che impongono massimo impegno e, di conseguenza, grandi interpreti.
E qui entra in gioco l’Hilliard Ensemble, compagine di caratura internazionale, che da anni si esibisce con grande successo sui palcoscenici di tutto il mondo e continua a mantenere inalterato lo smalto degli esordi.
I suoi quattro componenti, David James (controtenore), Rogers Covey-Crump (tenore), Steven Harrold (tenore), Gordon Jones (baritono), insieme al controtenore David Gould e al basso Robert Macdonald, hanno dato vita ad un’esecuzione dove fascino, suggestione, misticismo e tragicità sottesi ai brani di Gesualdo, si sono sovrapposti in maniera indescrivibile, supportati da un affiatamento straordinario,
Peccato, quindi, che il pubblico non fosse molto numeroso e, al proposito, va constatato come la notorietà del compositore sia ancora oggi quasi esclusivamente legata alle sue vicende private, culminate nell’uccisione della prima moglie Maria d’Avalos, scoperta in flagrante adulterio.
In qualità di musicista, invece, Gesualdo da Venosa continua a soffrire di scarsa visibilità, probabilmente perché, per poter apprezzare appieno le sue composizioni, è necessaria una attenzione superiore al normale, cosa non alla portata di tutti.
Un problema di difficile soluzione, che dà alla lodevole iniziativa i connotati quasi di una scommessa, confermando il coraggio e la determinazione dell’ Associazione Alessandro Scarlatti nel voler omaggiare un autore, la cui musica, nonostante risalga a quattro secoli fa, appare di straordinaria modernità.

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