Emanuele Cardi rivolge la sua attenzione alla famiglia Bach con un recital di straordinaria intensità

Emanuele Cardi 2Si è tenuto, nella chiesa dell’Immacolata al Vomero, l’appuntamento pasquale della rassegna “Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli – Vespri d’organo”, organizzata dall’Associazione Trabaci, sotto la direzione artistica del maestro Mauro Castaldo.
Ospite del concerto Emanuele Cardi, musicista di fama internazionale ed organista titolare della chiesa di S. Maria della Speranza a Battipaglia (Salerno), che ha proposto diversi brani contenuti in un cd della casa discografica “La Bottega Discantica”, da lui recentemente inciso, rivolti alla famiglia Bach.
A tal riguardo, quasi nessuno sa che, in poco più di 250 anni (dal capostipite Veith, morto nel 1619, all’ultima discendente, Carolina Augusta Wilhelmine, che finì i suoi giorni nel 1871), si contano almeno una cinquantina di Bach compositori.
Fra questi sono compresi alcuni dei figli e dei parenti più larghi di Johann Sebastian, come Johann Christian Bach (1735 – 1782), nato dal matrimonio con la seconda moglie Anna Magdalena Wilcke, la cui Fuga ha aperto il recital.
A seguire abbiamo ascoltato il corale Vom Himmel hoch da Komm ich her e un Praeludium, opera rispettivamente del secondo cugino Johann Bernhard Bach (1676 – 1749) e di un altro figlio avuto da Anna Magdalena, Johann Christoph Friederich Bach (1732 – 1795).
Con Heinrich Bach, autore del corale Erbarm dich Mein, o Herre Gott, siamo passati ad un altro ramo della famiglia, quello cosiddetto di Arnstadt, mentre il successivo preludio corale Wir Christenleut han jetzund Freud apparteneva a Willhelm Friedemann Bach (1710–1784), figlio nato dal primo matrimonio di Johann Sebastian con la cugina Maria Barbara.
La panoramica sulla produzione legata ai parenti di Bach si chiudeva con la Fantasia e Fuga in fa maggiore del nipote Johann Ernst (1722 – 1777), che studiò a Lipsia con lo zio, e l’Adagio per il Organo di un altro dei figli avuti da Maria Barbara, Carl Philipp Emanuel (1714–1788).
E’ stata poi la volta di due musicisti tedeschi, di origine danese, che influenzarono decisamente Johann Sebastian da giovane, Nicolaus Bruhns (1665 – 1697), presente con il “Grande” Preludio in mi minore e Dieterich Buxtehude (1637 – 1707), autore del corale Ach Gott und Herr BuxWV 177 e del Praeludium in do BuxWV 137.
Lo splendido programma si chiudeva con un gran finale, interamente dedicato a Johann Sebastian Bach (1685-1750), con il Trio super “Nun komm’ der Heiden Heiland” BWV 660, lavoro della maturità, scritto a Lipsia, e la Passacaglia in do minore BWV 582, pezzo giovanile, creato presumibilmente nel 1706 durante la permanenza ad Arnstadt.
Alla fine si evinceva che, se il sommo Johann Sebastian rappresenta qualcosa di unico ed irripetibile, una sorta di pianeta a sé stante, gli altri Bach erano comunque autori piuttosto validi, che andrebbero in ogni caso approfonditi.
Riguardo al protagonista, Emanuele Cardi ha evidenziato la sua enorme bravura ed il suo virtuosismo, affrontando tutti i brani, anche quelli di maggiore complessità, con una sicurezza impressionante, abbinata ad una sensibilità e ad una intensità eccezionali, qualità che lo collocano fra i migliori organisti in circolazione.
Unico rammarico di una grande serata di musica è che, un concerto di tale importanza, nonostante la caratura del protagonista, la particolarità del programma, lo splendore dello strumento ed una discreta promozione, non abbia ottenuto la risonanza che meritava.
E, se il contemporaneo sciopero dei trasporti giustifica l’assenza di chi veniva da lontano, lo stesso non si può dire per gli appassionati del Vomero, che pure esistono, considerando il folto pubblico incontrato in altre occasioni.
Speriamo comunque che le cose migliorino già dal prossimo appuntamento, affidato al maestro Giovanni Picciafoco, che si confronterà con un programma sicuramente di grande interesse.

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