Il duo Lucini-Falloni protagonista di un recital gradevole e raffinato al Teatro Diana di Napoli

Duo Lucini-FalloniProsegue, confortata da una notevole presenza di pubblico, la rassegna “Diciassette&Trenta Classica”, la cui direzione artistica è affidata ai maestri Antonello Cannavale e Alberto Maria Ruta.
Il recente appuntamento, tenutosi come sempre al Teatro Diana di Napoli, ha ospitato un duo piuttosto insolito, formato dal chitarrista Luca Lucini e dal pianista Matteo Falloni, che ha aperto il concerto con Pot-Pourri in sol minore, op. 53 di Johann Nepomuk Hummel (1778-1837), risalente ai primi anni dell’Ottocento e pieno di rimandi a motivi operistici.
Con il secondo brano in programma, una trascrizione di sei delle Dodici danze spagnole op. 37 per pianoforte di Enrique Granados (1897-1916), si entrava nel vivo del concerto, non a caso intitolato “Folies d’Espagne”.
A proposito di tale lavoro, scritto presumibilmente fra il 1887 ed il 1890, si tratta di una libera rielaborazione curata dall’autore, partendo dai diversi ritmi della tradizione iberica.
A seguire Estornino, dalla “Tango Suite” di Matteo Falloni, datata 1969, in origine per bandoneon e chitarra, caratterizzato da uno stile piacevolmente moderno e colloquiale, mentre la chiusura era rivolta ad una particolare versione di quattro dei sei pezzi contenuti in España op. 165, raccolta pianistica di Isaac Albéniz (1860-1909) risalente al 1890.
Per quanto riguarda gli interpreti, abbiamo molto apprezzato innanzitutto il tocco delicatissimo e raffinato di Luca Lucini, che si è avvalso di una amplificazione lievissima, sufficiente quel tanto da evitare la disparità di potenza nei confronti del pianoforte.
Dal canto suo, Matteo Falloni ha svolto il suo ruolo di splendido comprimario, denotando un tocco di grande leggerezza, con il quale ha costantemente accompagnato la chitarra, per cui il risultato complessivo evidenziava un perfetto affiatamento anche nel livello sonoro dei due strumenti.
In conclusione un recital piacevole, contraddistinto da un programma ben congegnato, che è riuscito ad andare incontro ai gusti degli spettatori senza mai cadere nel banale.
Meritatissimi, quindi, gli scroscianti applausi ricevuti al termine del concerto, ai quali ha fatto seguito l’esecuzione, come bis, di uno degli otto Valses Poéticos di Granados, che ha chiuso nel migliore dei modi una serata rivolta alle intriganti suggestioni della musica tradizionale spagnola.

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