Marina Bruno esalta la canzone d’autore italiana ed internazionale in compagnia del pianista Giuseppe Di Capua

Marina Bruno 2Dopo aver raggiunto una notorietà internazionale come interprete del repertorio popolare, sia grazie ad una lunga collaborazione con il maestro Roberto De Simone, sia in qualità di voce solista di vari ensemble, da qualche anno la cantante ed attrice Marina Bruno ha focalizzato la sua attenzione su brani appartenenti alla musica leggera d’autore.
Questa nuova avventura è stata al centro del suo recente concerto, dal titolo “Respiri” on piano, il cui titolo richiama quello del cd pubblicato lo scorso anno (che racchiude parte delle canzoni proposte durante la serata), tenutosi nella chiesa di S. Francesco delle Monache in occasione della rassegna “Maria”, rivolta all’universo artistico femminile, organizzata dall’Associazione Domus Ars.
L’artista, accompagnata al pianoforte da Giuseppe Di Capua, ha iniziato il suo recital con “Balada para mi muerte”, scritta nel 1972 da Astor Piazzolla su una lirica del poeta uruguaiano Horacio Ferrer, suo amico e collaboratore.
Si è poi passati a “E penso a te” di Mogol-Battisti, composta nel 1970 per Bruno Lauzi, a sua volta autore, nel medesimo anno, della successiva “Ti ruberò”.
Nuova incursione nel Sudamerica con “Volver”, risalente al 1935, fra i motivi presenti nella pellicola “El día che me quieras”, portata al successo dal leggendario Carlos Gardel, autore anche della musica, su testi di Alfredo Le Pera.
Alla produzione di Jacques Brel apparteneva invece “La canzone dei vecchi amanti” (1965), che fu proposta per la prima volta al pubblico italiano nel 1971 da Patty Pravo, avvalendosi dell’arrangiamento di Sergio Bardotti e Miki Del Prete.
Il primo omaggio alla canzone napoletana era dedicato a “Passione”, che si deve ad un trio prestigioso, formato dal poeta Libero Bovio e dai musicisti Nicola Valente e Ernesto Tagliaferri, ed esordì in occasione della Piedigrotta del 1934.
A seguire un’altra pagina del repertorio di Gardel, “Por una Cabeza” (1935), anche questa su testo di Alfredo Le Pera, concepita per “Tango Bar”, ultima pellicola girata dall’artista, in quanto qualche mese dopo morì in Colombia, vittima di un incidente aereo.
E’ stata quindi la volta di Luigi Tenco, con “Vedrai, vedrai”, pubblicata nella sua versione definitiva nel 1966 e abbastanza particolare in quanto dedicata alla madre, mentre il successivo “Via con me” (1981), famoso brano di Paolo Conte, ha preceduto le celeberrime “I’ te vurria vasà” (1900) di Vincenzo Russo e Eduardo Di Capua e “Canzone appassiunata” (1922) di E. A. Mario.
Il concerto si è chiuso con uno sguardo sul passato, recentissimo con “Ricomincio da qui” (2012) di Malika Ayane, e un po’ più lontano, con un’altra notissima canzone del 1968, “Azzurro” (testo di Pallavicini, musica di Paolo Conte e Michele Virano), uno dei tanti successi di Adriano Celentano.
Non poteva mancare un bis, consistente in “New York, New York” di John Kander e Fred Ebb, appartenente all’omonimo musical del 1977, proposta in una versione molto originale.
Da questa sommaria descrizione possiamo comprendere come Marina Bruno abbia scelto un repertorio di assoluta qualità e ricchissimo di atmosfere romantiche, struggenti e sentimentali, che ha saputo trasferire agli spettatori presenti, grazie ad una voce di straordinaria bellezza ed intensità.
Dal canto suo Giuseppe Di Capua ha mostrato una grande padronanza pianistica, notevoli doti di improvvisazione e un ottimo affiatamento con la cantante (i due fanno coppia anche nella vita).
In conclusione un concerto di elevatissimo livello, che ha confermato come, volendo approfondire la musica leggera d’autore, Marina Bruno stia proseguendo lungo la stessa strada che ha finora caratterizzato la sua prestigiosa carriera, consistente nell’abbinare un talento innato al costante desiderio, tipico dell’artista serio e preparato, di non smettere mai di perfezionarsi, allo scopo di raggiungere vette sempre più alte, senza facili scorciatoie, ma con le sole armi della esperienza e della professionalità il che, se spesso non si traduce positivamente in termini economici, offre però impagabili soddisfazioni personali.

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