Il Trio Brahms di Mosca apre la rassegna “Diciassette&Trenta Classica” con un concerto di alto livello

Sergei Yerokhin, PianistaPrimo appuntamento, al Teatro Diana, dell’edizione 2013 di “Diciassette&Trenta Classica”, rassegna organizzata dall’Associazione Amici dello Spettacolo, la cui direzione artistica è affidata ad Antonello Cannavale e Alberto Maria Ruta.
Ospite del concerto inaugurale, il Trio Brahms di Mosca, formato da Natalia Rubinstein (pianoforte), Nikolai Sachenko (violino) e Kirill Rodin (violoncello), confrontatosi con il Trio n. 2 in mi bemolle maggiore, op. 100 di Franz Schubert (1797-1828) ed il Trio n. 2 in mi minore, op. 67 di Dmitrij Shostakovich (1906-1975).
Riguardo al brano di Schubert, in assoluto uno dei più celebri della sua copiosa produzione, fu composto fra il novembre ed il dicembre del 1827, a seguito di una richiesta di Joseph von Spaun, amico viennese del musicista e prossimo alle nozze.
L’esordio ufficiale avvenne il 26 dicembre del 1827, al Musikverein di Vienna, dove il pezzo fu eseguito dal trio formato da Ignaz Schuppanzigh (violino), Joseph Linke (violoncello) e Karl Maria von Bocklet (pianoforte).
Il successo fu notevole e nel marzo del 1828, insieme ad alcuni lieder, a pezzi corali e al primo tempo del Quartetto per archi in sol maggiore D. 887, la composizione fu riproposta nell’ambito di una “Accademia” (termine che indicava un concerto legato ad una pubblica sottoscrizione, il cui ricavato andava all’autore delle musiche), organizzata dalla Società degli Amici della Musica di Vienna.
In tempi moderni, invece, la fortuna del Trio op. 100 si deve al cinema, in quanto alcuni passaggi sono stati utilizzati come colonna sonora di varie pellicole, a cominciare dal celeberrimo “Barry Lindon” del regista statunitense Stanley Kubrick, che si è avvalso di un motivo contenuto nell’Andante con moto del secondo movimento (riproposto nell’Allegro moderato conclusivo), ispirato ad una melodia popolare svedese.
Dal canto suo il Trio n. 2 in mi minore, op. 67 di Shostakovich, completato nel 1944, è pervaso da un senso di forte malinconia in quanto dedicato a Ivan Sollertinsky, uomo eclettico e grande amico del musicista, scomparso nel febbraio di quell’anno.
Ma, la presenza di una melodia popolare ebraica nel movimento conclusivo, ci dice anche come l’autore, fortemente colpito dalle notizie relative all’Olocausto, che solo allora iniziavano a diffondersi in tutta Europa, volle rendere omaggio ad un popolo falcidiato dalla barbarie nazista.
Il pezzo ebbe la “prima” a S. Pietroburgo nel novembre del 1944, con Shostakovich al pianoforte e due membri del Quartetto Beethoven, Dmitri Tsyganov e Sergei Shirinsky, rispettivamente al violino ed al violoncello.
Veniamo quindi agli interpreti, Natalia Rubinstein (pianoforte), Nikolai Sachenko (violino) e Kirill Rodin (violoncello), dimostratisi all’altezza del complesso programma, evidenziando un suono discreto e un notevole affiatamento, grazie al quale hanno disegnato uno Schubert di buona fattura ed uno Shostakovich superlativo, dando così ancora una volta ragione a chi sostiene che nessuno sia in grado di eseguire il repertorio russo meglio dei musicisti russi.
Pubblico numeroso, attirato sicuramente da Schubert, che però ha mostrato di gradire anche Shostakovich, ed ha applaudito a lungo e calorosamente l’ensemble.
In conclusione un’ottima apertura di una rassegna, che si è sempre mantenuta su livelli elevati, giunta quest’anno alla diciassettesima stagione, da queste parti cifra decisamente significativa.

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