Una piacevole serata cameristica fra classico e contemporaneo

Antoine Tamestit - Foto Alvaro Yanez

Antoine Tamestit – Foto Alvaro Yanez

Il recente appuntamento con la stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti ha ospitato il trio costituito da Antoine Tamestit (viola), Jörg Widmann (clarinetto) e Francesco Piemontesi (pianoforte).
Un ensemble piuttosto insolito, così come il programma proposto, apertosi nel nome del tedesco Max Bruch (1838-1920), autore da troppo tempo caduto nel dimenticatoio.
Dal suo repertorio erano tratti quattro degli Otto pezzi per clarinetto, viola e pianoforte, op. 83 (rispettivamente i nn. 2, 4, 5 e 6), scritti nel 1910, quindi nella piena maturità, molto romantici e ricchi di forti nostalgie per il passato, e si ponevano in forte contrasto con le correnti innovative che percorrevano l’Europa agli albori del XIX secolo.
Novecento pienamente accettato, invece, dall’ungherese György Kurtág, nato nel 1926, e figlio del suo tempo, che però non ha rotto i ponti con il passato, come si ricavava da Hommage à R. Sch., dedicato a Robert Schumann.
Proprio al compositore tedesco era rivolta la chiusura della prima parte, con Märchenerzählungen (Racconti fiabeschi), op. 132, brano del 1853 che rimandava a Märchenbilder (Immagini Fiabesche), op. 113 per viola e pianoforte, risalente a due anni prima ma, a differenza di quest’ultimo e a dispetto del titolo, non si inquadrava nella musica a programma, essendo soprattutto lo specchio dell’agitatissimo stato d’animo dell’autore.
La seconda parte ha visto ogni musicista eseguire un brano solistico, con Jörg Widmann che ha interpretato una sua Fantasia per clarinetto, Francesco Piemontesi, impegnato nella Fantasia in re minore K.397 di Mozart e Antoine Tamestit, confrontatosi con 3 pezzi da Signs, Games and Messages di Kurtág.
I tre si sono poi nuovamente riuniti per il brillante finale, rivolto al Kegelstatt-trio in mi bemolle maggiore K.498 (1786), passato alla storia come “Trio dei birilli”, in quanto la tradizione vuole che lo stesso compositore abbia apposto sullo spartito la dicitura “composto mentre si giocava a birilli”.
In ogni caso, era la prima volta che i tre strumenti comparivano insieme in un brano cameristico e l’organico inusuale venne suggerito dal fatto che Mozart aveva stretto amicizia con il grande clarinettista Anton Stadler e, contemporaneamente, fra i suoi alunni vi era la giovanissima pianista Franziska Jacquin (figlia di un altro amico),  alla quale il pezzo fu dedicato.
Per quanto riguarda i tre strumentisti, sono apparsi sempre a loro agio, dando prova di grande versatilità, alla quale si aggiungeva un ottimo affiatamento ed una notevole bravura di ogni singolo componente.
Spettatori meno numerosi del consueto, a causa dell’intenso freddo e di un programma un po’ diverso dal solito, ma molto calorosi, che hanno gradito una serata cameristica piacevole, caratterizzata da brani di raro ascolto.

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