Un’intensa celebrazione del “Giorno della Memoria” alla V Municipalità di Napoli

Il giovanee Yosef Amato declama il Kaddish accompagnato al violino dalla madre Yael Amato

Il giovane Yosef Amato declama il Kaddish accompagnato al violino dalla madre Yael Amato

Si è tenuta, domenica 27 gennaio, presso la Sala Consiliare Silvia Ruotolo della V Municipalità di Napoli (Vomero-Arenella), una manifestazione legata al “Giorno della Memoria”, che ha portato un messaggio anche di Pace (Shalom) e di “Riparazione del Mondo” (Tikkun Olam).
Fra le autorità erano presenti, oltre al Presidente della V Municipalità Mario Coppeto, i consiglieri Marco Gaudini, Cinzia Del Giudice, Ida Francioni e Mariagrazia Vitelli mentre, per l’Associazione Amici di Città della Scienza, sono intervenuti il presidente Ferruccio Diozzi, Laura Franchini e Silvana Von Arx e le Comunità Ebraiche Italiane ed Americane, a loro volta, erano rappresentate da Yael Amato (vera anima dell’evento), suo figlio Yosef, Stefania Niccoli Segrè, Miss Jessica Ursell Berkovits, di origine Sefardita da parte di madre.
Dopo un discorso introduttivo del Presidente Coppeto, il coro DoReMiLandia, formato da allievi del 33° Circolo Didattico, preparati da Maria Maddalena Erman, con la collaborazione di Valentina Ricci, ed accompagnati da Francesco Nocerino, tutti appartenenti al Centro Iniziative Didattiche Musicali “NaturalMenteMusica”, ha cantato Gam Gam (portato alla notorietà dal film “Jona che visse nella Balena”) e Hava Naghila.
Ha quindi avuto inizio la Conferenza sulla Shoa, dal titolo “Un Cammino senza Riparo”, apertasi con la descrizione della Diaspora delle Comunità Sefardite, seguita al decreto di espulsione degli Ebrei dal Regno di Spagna, promulgato nel 1492 e preceduto dalle violente persecuzioni da parte dell’Inquisizione.
All’epoca, le popolazioni Sefardite fuggite dalla Spagna e dal Portogallo, si rifugiarono in varie parti d’Europa e del mondo, giungendo anche in Sicilia e a Napoli.
Nella città partenopea il fondatore della Comunità ebraica fu Don Isaac Abrabanel, discendente diretto della famiglia del Re Davide, che ricoprì il ruolo di finanziere del Re delle Due Sicilie.
I fratelli Joseph, Jacob, Samuel e Yehuda ed i figli di Isaac, Samuel, Joseph e Yehuda, tennero a loro volta unita questa Comunità nella tolleranza e nel dialogo con i Vicerè Spagnoli, essendo Bienvenida, moglie di Samuel, la maestra di studi di Eleonora figlia del Vicerè di Napoli, Don Pedro de Toledo.
Le famiglie Sefardite, che avevano stretta parentela l’una con l’altra in quanto formate dall’unione fra cugini e fra rispettivi nipoti, fondarono anche Comunità nel Nord Italia, a Ferrara, Modena, Venezia, Ancona ed in Toscana.
La mattinata è proseguita con alcune toccanti testimonianze, la prima portata da Miss Jessica Ursell Berkovits, che ha raccontato come soltanto tre degli 85 componenti della sua famiglia, che viveva in Polonia (Nachman, la sorella Roza ed una loro cugina), siano sopravvissuti all’Olocausto, in quanto furono gli unici a comprendere che, rimanendo nel loro paese occupato dai nazisti, non avrebbero avuto scampo.
Riuscirono, quindi, in momenti diversi, a fuggire in Russia, non prima di aver assistito ad ogni genere di atrocità a carico degli Ebrei polacchi.
Roza, per esempio, perse il figlio appena nato ed il marito, massacrati davanti ai suoi occhi, e molti altri membri della Comunità vennero destinati a morti atroci, dopo essere stati marchiati a fuoco con un numero che doveva servire alla loro immediata identificazione in caso di fuga.
Altrettanto commovente la storia letta da Wanda Riccio sulla vita di Maria Segrè, di origine livornese e nonna materna di Stefania Niccoli, che nella scuola Vanvitelli di Napoli fu vittima, come i suoi compagni Ebrei, delle leggi razziali del 1938, per cui frequentare una scuola, essendo Ebrea, comportava rischi e discriminazioni.
Maria fu costretta a nascondere la sua identità di donna Ebrea e riuscì a salvarsi, ma gran parte delle famiglie alle quali appartenevano anche i piccoli alunni, furono deportate nei campi di concentramento.
La scuola Vanvitelli aveva fra gli studenti anche Dino Hassan e il suo fratellino, che provenivano da famiglie Ebree elleniche e, non riuscendo ad ottenere la cittadinanza italiana, dovettero far ritorno in Grecia dove li attendeva un tragico destino.
Infatti, le comunità Greche furono sterminate e, ad esempio, quella sviluppatasi a Rodi, alla quale apparteneva anche la famiglia Amato (da cui proviene Yael Amato) perse il 90% dei suoi componenti e si salvò solo chi era emigrato in America negli anni ’20 e ’30.
Non a caso uno dei discendenti americani, Aron Hasson, ha voluto, negli anni’90 del secolo scorso, creare a Rodi un Museo Ebraico, che raccoglie documenti e testimonianze su quella che, prima degli eventi bellici, era una fiorente comunità, formata prevalentemente da Ebrei italiani.
Dopo queste tristi memorie, è stata la volta della lettura di un significativo Messaggio di Rabbi Barbara Irit Aiello, prima donna Rabbino in Italia del Sud per il Movimento Bene’ Anusim, seguito da un altro momento suggestivo, il Kaddish del giovane Yosef Amato che, dal luglio 2012, è diventato Bar Mizvah (ovvero, per la legge ebraica, ha raggiunto la maturità, che si acquisisce all’età di 13 anni e un giorno).
Finale interamente dedicato alla musica, prima con il Sepharad Trio, formato da Yael Amato (violino), Roberta Paturzo (chitarra) e Gennaro Vanacore (flauto), che ha eseguito Adyo Querida, il cui testo si riferiva all’ultimo struggente saluto degli ebrei Sefarditi alla ingrata Spagna che li stava espellendo, poi con l’Ensemble Musicale Giovanile, diretto da Gennaro Vanacore, che ha interpretato, nell’ordine, Hatikva’ (inno nazionale israeliano), il tema principale della colonna sonora di “Schindler’s List”, composto da John Williams (violino solista Yael Amato) e quello de “La vita è bella”, creato da Nicola Piovani.
Va ancora ricordata una mostra curata dalla scuola Vanvitelli e dalla famiglia Segrè, in collaborazione con gli Amici della Città della Scienza, dove erano riportati documenti relativi alle imposizioni razziali del regime fascista e foto d’epoca di aluni bambini ebrei napoletani, alunni della succitata scuola.
In conclusione una mattinata intensa, caratterizzata da un lungo momento di amicizia, solidarietà e meditazione, fra persone consapevoli che l’unico modo per evitare, nel futuro, il ripetersi di eventi terribili come l’Olocausto, costato al Popolo Ebreo ben sei milioni di morti, è quello di tenere costantemente viva la Memoria su quanto accaduto.

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