Il Quartetto Gagliano ottimo interprete di un Requiem di Mozart suggestivo ed essenziale nell’ambito della Stagione del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini

Quartetto GaglianoOpera fra le più note di Mozart (anche se il genio salisburghese riuscì a completare solo i primi due movimenti), il Requiem in re minore K. 626 ha affascinato il pubblico fin dalla prima rappresentazione.
E’ indubbio che la sua particolare genesi abbia fornito l’occasione per alimentare una serie di fantasie, alle quali non fu estranea nemmeno Constanze, la moglie di Mozart, riportate prepotentemente alla ribalta grazie al film Amadeus di Milos Forman, pellicola splendida, ma infarcita di fuorvianti inesattezze, che nel 1985 si aggiudicò ben otto Premi Oscar.
Cercando di entrare nel concreto, si sa per certo che il committente del Requiem fu Franz von Walsegg zu Stuppach, nobile, musicista dilettante e massone, che commissionava lavori ad altri autori e poi li spacciava per suoi.
Rimasto vedovo nel febbraio del 1791, e desideroso di avere a disposizione un brano per commemorare la moglie, in occasione del primo anniversario della morte, pensò di affidare il compito a Mozart, servendosi di un suo incaricato come intermediario.
Non sappiamo se il musicista conoscesse il vero committente (probabilmente sì, data la modalità della richiesta) e sicuramente, come artista, si sarà sentito abbastanza ferito nell’orgoglio, ma il consueto bisogno di soldi gli fece accettare l’offerta.
Non lavorò comunque molto attorno a questa composizione, anche perché nel 1791 la sua attività fu piuttosto frenetica, dovendo far fronte a scadenze improrogabili, per cui è ipotizzabile che abbia ricevuto periodiche sollecitazioni, anche pressanti, da parte dell’emissario del nobile.
Ma, il 5 dicembre dello stesso anno, Mozart morì, lasciando un Requiem largamente incompiuto, in quanto solo i primi due movimenti (Requiem e Dies Irae) erano nella stesura definitiva, mentre il resto risultava allo stato embrionale, se non peggio, e disseminato in una marea di carte lasciate alla rinfusa dal musicista.
Constanze, non volendo rinunciare ai ricchi proventi della composizione, assicurò al committente che il marito aveva portato a termine il suo compito, e che doveva attendere giusto il tempo legato al recupero dello spartito fra le innumerevoli carte.
Contemporaneamente affidò ad alcuni dei migliori allievi di Mozart il gravoso incarico di completare il brano e, soprattutto grazie all’abilità di Franz Xavier Süssmayr, che prese spunto dagli appunti disordinati del compositore, il Requiem conobbe una forma compiuta al punto che, appena un paio di mesi dopo la morte di Mozart, Constanze lo consegnò al nobile, spacciandolo per originale.
La verità venne quasi subito a galla, ma per molti anni, stranamente, si proseguì nell’attribuire il Requiem al solo Mozart ed inoltre, curiosamente, la “prima” ufficiale avvenne il 2 gennaio 1793, per l’interessamento di Constanze, che in tal modo bruciò sul tempo von Walsegg, il quale lo diresse il mese successivo, nel secondo anniversario della morte della moglie.
Giusto dieci anni dopo, la storia del Requiem si arricchì di un ulteriore contributo, da parte di Peter Lichtenthal (1780-1852), figura di grande erudito che, oltre ad essere un apprezzato medico, fu musicista, musicologo e si occupò anche di botanica, astronomia e geografia.
Nato a Bratislava, si era laureato a Vienna, dove aveva stretto amicizia con alcuni parenti di Mozart e, affascinato dal brano, curò una versione per quartetto d’archi del Requiem, la cui edizione critica è stata pubblicata solo in tempi recentissimi.
Proprio tale trascrizione, eseguita in prima napoletana dal Quartetto d’archi Gagliano, costituito da Carlo Dumont e Carlo Coppola (violini), Paolo Di Lorenzo (viola) e Raffaele Sorrentino (violoncello), è stata al centro di una speciale serata, organizzata nell’ambito della stagione del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini, in collaborazione con l’Associazione Food Art and Music e la Setaro Fine Instruments, che ha affidato ai musicisti alcuni strumenti di particolare pregio, oltre a curare l’esposizione di due violini di grande valore, un Goffredo Cappa del 1690 e un Vincenzo Postiglione del 1891.
L’ensemble ha dato vita ad un’ottima interpretazione, dalla quale è emerso pienamente l’intento di Lichtenthal, che cercò di cogliere l’essenza della composizione, con una versione per molti versi più mozartiana dell’originale, se si pensa ai tanti rimaneggiamenti subiti dal Requiem.
In più, i componenti del quartetto hanno evidenziato un affiatamento notevolissimo ed un suono decisamente straordinario, dovuto sia agli strumenti utilizzati (un violino Giovanni Grancino del 1706, un violino Alessandro Mezzadri del 1715, una viola Giuseppe Odoardi del 1780 ed un violoncello Giovanni Gagliano del 1800, per un valore complessivo che raggiungeva una cifra stratosferica), sia alla bravura di ogni singolo musicista, considerando il poco tempo avuto a disposizione per familiarizzare con tali splendidi esemplari, provenienti da prestigiose liuterie.
Pubblico numerosissimo, indubbiamente attirato dalla fama del Requiem e, se si eccettua qualche intransigente fan mozartiano, eccessivamente legato alla versione originale, la proposta è stata ampiamente apprezzata e gradita dalla maggior parte degli spettatori.
Ricordiamo infine che, rispondendo alla richiesta di bis, il Gagliano ha eseguito, con grande intensità e raffinatezza, l’elegia per quartetto d’archi Crisantemi, scritta da Puccini nel 1890 in memoria di Amedeo di Savoia, rimanendo così in tema con la serata che, oltre a commemorare la nascita di Mozart, celebrava anche il “Giorno della Memoria”, entrambi legati alla data del 27 gennaio.

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4 risposte a Il Quartetto Gagliano ottimo interprete di un Requiem di Mozart suggestivo ed essenziale nell’ambito della Stagione del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini

  1. Achille ha detto:

    Tengo a precisare che il Quartetto Requiem in re minore K. 626 di P. Lichtenthal citato nell’articolo non è stato “eseguito in prima napoletana ” dal Quartetto Gagliano ma bensì dal quartetto d’archi composta dai professori del Teatro San Carlo di Napoli nel 2009, ben 4 anni fa, nell’ Archivio di Stato a Napoli e replicato appena 3 mesi fa nella Chiesa di San Giovanni MAggiore sempre a NApoli.

  2. marcodelvaglio ha detto:

    La ringrazio della precisazione. Io mi sono attenuto a quanto contenuto nel comunicato stampa. Cordiali saluti

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