Il duo Meunier-Le Bozec completa in grande stile l’integrale delle sonate di Beethoven per violoncello e pianoforte

Duo Meunier-Le BozecLa ripresa della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, dopo la pausa natalizia, ha visto il violoncellista Alain Meunier e la pianista Anne Le Bozec salire sul palcoscenico dell’Auditorium di Castel S. Elmo.
Il duo ha completato l’integrale delle sonate di Beethoven per violoncello e pianoforte, iniziato lo scorso anno, eseguendo la Sonata in sol minore op. 5, n. 2, la Sonata in mi bemolle maggiore, op. 64 e la Sonata in la maggiore, op. 69.
La prima apparteneva a due sonate, scritte nel 1796 e dedicate a Federico Guglielmo di Prussia, discreto violoncellista dilettante.
Molto diverso il discorso riguardante l’op. 64, in quanto si tratta di una trascrizione, di autore ignoto, del giovanile Trio op. 3 per violino, viola e violoncello, pubblicata nel 1807 con l’approvazione di Beethoven.
Infine, la Sonata in la maggiore, op. 69, risaliva al 1808, periodo fra i più fecondi della produzione beethoveniana, ed aveva come dedicatario il barone Ignaz von Gleichenstein, amico del musicista ed anch’egli buon violoncellista.
Beethoven raggiunse qui un perfetto equilibrio fra i due strumenti, frutto di un lavoro piuttosto lungo e complesso, iniziato l’anno precedente e, a tal proposito, giova ricordare come l’autore tedesco fu il primo ad affidare al violoncello un ruolo di co-protagonista, affrancandolo da una funzione, fino ad allora limitata al solo accompagnamento del pianoforte.
All’op. 69 è legata anche una sorta di mistero, relativo all’intestazione della partitura, contenente le parole “Inter lacrymas et luctum” (“Fra lacrime e lutti”), che per diversi studiosi si riferisce alla paura del musicista di non poter continuare a vivere a Vienna, date le sue condizioni economiche disagiate.
Uno sguardo ora ai protagonisti, che si sono confermati interpreti sensibili e raffinati, facendo emergere l’intensità della sonata giovanile, la raggiunta maturità dell’op. 69 e i passaggi di maggior rilievo presenti nella trascrizione del Trio, op. 3, il tutto eseguito con grande eleganza e un affiatamento perfetto.
Non poteva mancare un bis, che è stato rivolto alla produzione di Liszt, con la struggente Élégie n. 1, composta dall’autore ungherese nel 1874 in memoria della contessa Maria Moukhanoff-Kalergis, degno coronamento di una magnifica serata musicale.

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