Il salotto musicale di Aurora Sanseverino rivive grazie allo ScarlattiLab/Barocco

Da sinistra verso destra: Maddalena Pappalardo, Minni Diodati, Cristina Grifone e Candida Guida

Da sinistra verso destra: Maddalena Pappalardo, Minni Diodati, Cristina Grifone (soprani) e Candida Guida (contralto) – Foto di Giovanni Caiazzo

Aurora Sanseverino nacque nel 1669 a Saponara di Grumento, oggi Grumento Nova, in provincia di Potenza.
Fin da bambina mostrò una grossa propensione nei riguardi della musica e della poesia, incoraggiata in questo dai suo genitori, Carlo Maria, principe di Bisignano (a sua volta grande cultore delle arti) e Maria Fardello, principessa di Pacecco.
Quando nel 1686 sposò in seconde nozze Nicola Gaetani dell’Aquila d’Aragona, conte di Alife, in seguito duca di Laurenzana e principe di Piedimonte, la Sanseverino si spostò a Napoli, dove divenne nota per il suo mecenatismo.
Protesse un gran numero di artisti (musicisti, letterati, pittori), e promosse una serie di attività culturali, che si svolgevano nella sua residenza napoletana o in quella di Piedimonte d’Alife, dove aveva fatto costruire un teatro, sede di numerose rappresentazioni musicali, anche di un certo spessore.
Come poetessa portò avanti un’intensa attività nell’Accademia dell’Arcadia, dove era entrata nel 1695 con il nome di Lucinda Coritesia e frequentò, inoltre, l’Accademia degli Spensierati di Rossano e l’Accademia degli Innominati di Bra.
Questa eccezionale figura femminile è stata al centro del concerto intitolato “Il salotto musicale di Aurora Sanseverino”, secondo appuntamento dell’edizione 2012-2013 dello ScarlattiLab Barocco.
L’iniziativa, promossa dalla Associazione Alessandro Scarlatti, la cui direzione artistica è affidata ad Antonio Florio e Dinko Fabris, con la collaborazione di Tommaso Rossi, coinvolge giovani solisti provenienti dai Conservatori di Napoli, Bari e Cosenza e le prime parti dell’ensemble “I Turchini di Antonio Florio”.
La serata, svoltasi nella suggestiva cornice della chiesa dei Santi Marcellino e Festo, proponeva alcune cantate tratte dalla produzione di autori che portarono avanti l’intera carriera o soggiornarono per un certo tempo a Napoli, molti dei quali godettero direttamente della protezione della nobildonna.
Apertura dedicata a Domenico Sarro (1679-1744) con “Se pur fosse il cor capace”, cantata per soprano, flauto dolce e basso continuo, affidata alla splendida voce di Cristina Grifone, seguita da “La Primavera”, cantata a 2 soprani e basso continuo di Alessandro Scarlatti (1660-1725), che ha avuto come ottime protagoniste i soprani Maddalena Pappalardo e Minni Diodati, nei ruoli di Clori e Lidia, in trepida attesa del ritorno dei rispettivi amanti Tirsi e Fileno.
E’ stata poi la volta di “Io seguir il nume arciero”, cantata per alto e basso continuo di Leonardo Leo (1694-1744), dove un seguace di Cupido deluso dalla sua scelta, reso con grande intensità e veemenza da Candida Guida, esortava a liberarsi dalle catene dell’Amore.
Dopo un breve intervallo abbiamo ascoltato “Idol mio, bel tesoro” cantata per soprano, flauto dolce e basso continuo di Antonio Maria Bononcini (1677-1726), fratello minore del più noto Giovanni, il cui testo amoroso, sottolineato dalle dolci note del flauto, era ben interpretato da Maddalena Pappalardo.
Il successivo “Marc’Antonio e Cleopatra”, cantata per soprano, alto e basso continuo di Alessandro Scarlatti, verteva sul dialogo fra i due protagonisti, ora languido, ora energico, reso con grande presenza scenica da Cristina Grifone e Candida Guida, mentre a Minni Diodati è toccato il compito di chiudere nel migliore dei modi, dando voce al raffinatissimo “Quel vago seno”, cantata per soprano, traversiere e basso continuo di Johann Adolf Hasse (1699-1783).
Come si può comprendere da queste brevi note, i brani erano tutti molto complessi e di livello alto e, talora, altissimo, per cui va nuovamente rimarcata l’ottima prova delle interpreti vocali, Minni Diodati, Cristina Grifone, Maddalena Pappalardo e Candida Guida, mostratesi tutte all’altezza del loro compito.

Da sinistra a destra: Francesco Aliberti (cembalo), Vincenzo Caterino (violoncello), Paola Ventrella (tiorba), Cristina Grifone (soprano) e Tommaso Rossi (flauto) - Foto di Giovanni Caiazzo

Da sinistra a destra: Francesco Aliberti (cembalo), Vincenzo Caterino (violoncello), Paola Ventrella (tiorba), Cristina Grifone (soprano) e Tommaso Rossi (flauto) – Foto di Giovanni Caiazzo

Molto bravi anche gli strumentisti, Vincenzo Caterino (violoncello), Francesco Aliberti (cembalo), Paola Ventrella (tiorba), quest’ultima proveniente dal Conservatorio di Bari, che hanno evidenziato una perfetta sintonia sia fra loro che con le cantanti.
A ciò va aggiunto l’indispensabile contributo di Tommaso Rossi (flauto dolce e traversiere), prima parte de “I Turchini” di Antonio Florio, solista di fama internazionale, in grado di alimentare l’entusiasmo, palesemente mostrato da tutti i giovani protagonisti, trasmettendo loro, nel contempo, la sua grande esperienza.
Infine ricordiamo le letture, curate dall’attrice Elisabetta Piccolomini, che hanno preceduto le due parti del concerto, fra le quali spiccava una missiva al compositore Perti ed un sonetto, entrambe di Aurora Sanseverino, il cui scopo era quello di introdurre gli spettatori nell’atmosfera del salotto letterario-musicale.
In conclusione una serata di grandissima musica, che conferma la estrema validità dello ScarlattiLab/Barocco, in grado di concepire programmi di sicuro interesse, che costituiscono un serissimo banco di prova per giovani di grande talento.

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