Musica InAudita: alla scoperta del genio femminile con la pianista Ilaria Baleani

Musica InAuditaNell’ambito della storia della musica, il ruolo delle compositrici è stato sempre preso scarsamente in considerazione.
Solo da una ventina di anni, grazie alla continua ricerca di novità, da parte delle case discografiche, abbinata al progressivo sviluppo di istituzioni specifiche, quali la Fondazione Adkins Chiti di Roma e la Kapralova Society di Toronto, si sono aperti scenari in precedenza impensabili.
In questo ambito si inquadra anche l’interessante cd della Philology, intitolato Musica InAudita – Il volto nascosto del genio femminile, che comprende brani pianistici di autrici, attive dall’Ottocento ai giorni nostri, eseguiti da Ilaria Baleani.
L’apertura è dedicata a Clara Wieck (1819-1896), moglie di Robert Schumann, nota soprattutto come grande virtuosa del pianoforte.
Le Tre romanze, op. 21, scritte nel 1855 e dedicate a Brahms, sono un ottimo esempio della sua abilità compositiva.
Altra eccezionale figura dell’Ottocento risulta Fanny Mendelssohn (1805-1847), per molti studiosi ancora più dotata del fratello Felix, sia come pianista che come compositrice.
L’ambiente molto rigido in cui si mosse non le permise di portare avanti una carriera concertistica, ma grazie al supporto del fratello e del marito, il pittore Wilhelm Hensel, conciliò la vita familiare con la musica, scrivendo più di 450 brani.
Dal suo repertorio sono stati scelti il Lied in mi maggiore e l’Etude in re minore, quest’ultimo tratto dai Virtuose Klavierstücke (1838).
A cavallo fra seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento visse invece la statunitense Amy Cheney (1867-1944), che a quattro anni compose il primo brano ed a sette si esibì in pubblico come pianista.
La sua vita cambiò a 18 anni, quando sposò l’affermato fisico Henry Harris Aubrey Beach, molto più anziano di lei.
Sotto la spinta del marito si dedicò esclusivamente alla composizione (fu, tra l’altro, la prima musicista americana a scrivere una sinfonia) e abbandonò la carriera solistica, ripresa una volta rimasta vedova, con una serie di tournée in tutto il mondo.
Il suo stile, agli albori della carriera, fece riferimento a Brahms e Wagner, come si può apprezzare nella Ballata in re bemolle maggiore op. 6 (1894), basata sul motivo di O my Luve’s like a red, red rose, una lirica del poeta scozzese Robert Burns.
Altra compositrice, piuttosto nota ai suoi tempi e oggi sconosciuta, fu la parigina Cécile Chaminade (1857-1944), che inizialmente studiò di nascosto dal padre, con autori quali Marsick e Godard.
Molto apprezzata come pianista, in particolare in Inghilterra e negli Usa, ha lasciato un catalogo vicino ai duecento brani, fra i quali sono stati selezionati Automne, secondo dei Sei pezzi da concerto, op. 35 (1886) e Arabesque, op. 61 (1892).
L’ultima parte del cd è dedicato ai diversi volti del Novecento, partendo dalla russa Sofia Gubaidulina (1931), allieva di Shostakovich, la cui Chaconne, frutto di una commissione ricevuta nel 1962 dalla prestigiosa pianista georgiana Marina Mdivani, ha lo scopo di riportare una forma barocca nell’ambito della musicalità del XX secolo.
Si passa, quindi, all’italiana Ada Gentile (1947), con il recentissimo Piccolo studio da concerto (2004), contraddistinto da una frammentarietà, specchio fedele dei tempi attuali, che precede due omaggi conclusivi.
Il primo è per la parigina Lili Boulanger (1893-1918), la cui morte prematura commosse l’intero mondo musicale, presente con D’un jardin claire (da Trois morceaux de salon, 1914); il secondo è dedicato a Paola Ciarlantini (1960), illustre figura del panorama artistico recanatese, autrice di Nòmos II (2008), pezzo moderno ma molto moderato.
Nel complesso una panoramica di grandissimo interesse, che evidenzia come la musica al femminile sia contraddistinta da una serie di figure di elevato spessore, molte delle quali ancora sconosciute.
Basterebbe solo questo per consigliare caldamente questo cd, ma non va dimenticata l’ottima interpretazione di Ilaria Baleani, immedesimatasi nelle diverse compositrici, che ha concepito un programma quasi cronologico, di grande equilibrio anche nelle scelte dei brani contemporanei, frutto di una ricerca e di una forte passione rivolte ad un campo sicuramente poco frequentato.
Per tali motivi ci auguriamo che il disco possa avere un seguito, se pensiamo alla vastità dell’argomento e, di conseguenza, a quanto ancora ci sia da apprendere e approfondire in merito.

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