Giovanissimi protagonisti e un’opera di Rousseau al centro dell’appuntamento natalizio con i “Concerti in Villa Floridiana”

Adolphe Ferriere e Jean-Jacques Rousseau

Adolphe Ferriere e Jean-Jacques Rousseau

L’Auditorium ipogeo del Museo Duca di Martina ha ospitato l’appuntamento natalizio della rassegna “Concerti in Villa Floridiana”, organizzata dall’Associazione Musicale Golfo Mistico con la Soprintendenza Speciale per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della città di Napoli e la direzione del Museo Duca di Martina
Si è trattato di un avvenimento molto particolare, in quanto frutto della collaborazione con la V Municipalità Arenella-Vomero, rappresentata dall’assessore Salvatore Lange e con la Scuola “Adolphe Ferriere”, diretta dalla dr. ssa Anna Sommella, che accoglie bambini fino ai 10 anni, e si basa sui principi del pedagogista al quale l’istituto è intitolato.
La mattinata è iniziata con una breve esibizione, sulle note di alcuni brani celebri di Bizet, Mozart, Ciaikovskij, e Verdi, dei percussionisti che compongono la Piccola Orchestra “Adolphe Ferriere”, diretta da Antonita De Lorenzo, che si avvale del metodo Orff per trasmettere la passione musicale alle giovanissime generazioni.
Seconda parte dedicata, invece, alla rappresentazione, in forma semiscenica, dell’intermezzo buffo Le devin du village (L’indovino del villaggio) dello svizzero, trapiantato in Francia, Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), noto soprattutto come filosofo e scrittore.
Fra i pochi esempi di un genere definito Comédie mêlée d’ariettes, ovvero “commedia mista a brevi arie”, che ebbe il suo apice proprio a metà del Settecento, l’opera fu creata nel 1752, con lo scopo di fornire un apporto personale alla disputa musicale dell’epoca, definita Querelle des Bouffons (Guerra dei Buffoni), scoppiata fra i fautori dell’opera francese e i sostenitori dell’opera buffa italiana, all’indomani della rappresentazione parigina de “La serva padrona” di Pergolesi.
L’autore, pur simpatizzando per l’opera italiana, cercò di proporre un lavoro che riuscisse a conciliare i due generi ed il risultato conclusivo riscosse notevole successo, se si pensa che, dopo la “prima” allestita davanti al re Luigi XV, il sovrano aveva deciso di nominare Rousseau “poeta di corte”.
Riguardo alla trama, “Le devin du village” ruota intorno a due contadini, Colette (soprano) e Colin (tenore), e all’Indovino (basso buffo), vero e proprio deus ex-machina della vicenda.
Colette, che è stata abbandonata da Colin per una ragazza della città, si reca dall’indovino per sapere se potrà riconquistare l’amore perduto.
L’indovino la rassicura e, grazie ad uno stratagemma, riuscirà alla fine a far tornare insieme i due amanti, che si sposeranno fra il tripudio dell’intero villaggio.
Un canovaccio esile, dove solo apparentemente tutto è lasciato al caso, in quanto vi sono delle ben precise schematizzazioni e, mentre la parte esclusivamente strumentale segue prevalentemente lo stile francese, quella affidata ai cantanti si avvicina all’opera italiana.
Una caratteristica evidenziata dagli ottimi interpreti che hanno partecipato all’allestimento, il soprano Ilaria Iaquinta, il tenore Pasquale Bruno ed il basso Rosario Natale, ben accompagnati al pianoforte da Giacomo Serra.
Ricordiamo, infine, che le parti corali erano affidate ai bambini della Piccola Orchestra “Adolphe Ferriere”, preparati anche in questo caso da Antonita De Lorenzo, che hanno preso parte all’intera rappresentazione, mostrando una notevole predisposizione vocale e contribuendo all’allestimento di un’opera di rarissimo ascolto.

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