L’Ensemble “Le Musiche da Camera” propone alcune meraviglie nascoste della scuola napoletana del Settecento

Foto Aurelio Spataro

Foto Aurelio Spataro

Il Settecento musicale a Napoli può essere considerato un periodo unico, frutto del verificarsi contemporaneo di una serie di irripetibili circostanze, a cominciare dalla presenza di ben quattro conservatori.
Se questo è abbastanza risaputo (e ripetuto talora alla noia, quasi che, rivendicando un primato perso da più di due secoli, si possa per incanto recuperarlo), va però ricordato che vi sono molti compositori in attesa di veder riconosciuto il loro ruolo fondamentale nell’ambito della scuola napoletana, così come esiste un numero imprecisato di pagine, giacenti in polverosi archivi cittadini o biblioteche, che aspettano di essere riportate alla luce.
Così se, soprattutto grazie alle ricerche del maestro Antonio Florio e dei suoi collaboratori, negli ultimi 25 anni sono state riportate in auge prestigiose figure, che univano composizione e docenza, siamo ancora piuttosto lontani da una piena conoscenza di tutti i protagonisti di un movimento musicale, la cui vastità risulta ancora oggi difficilmente quantificabile.
Nel suo piccolo anche l’ensemble “Le Musiche da Camera”, fondato nel 1992 dal violinista Egidio Mastrominico e dal mezzosoprano Rosa Montano, si è fin dall’inizio avventurato in questo affascinante campo, occupandosi di compositori in auge nel Settecento e, in seguito, caduti nell’oblio più totale.
A tale ensemble si deve, ad esempio, il recupero della produzione di Emanuele Barbella (1718-1777), sfociato nel 2006 in un cd della Tactus, rivolto ai cosiddetti Hamilton Trios, così come la proposizione di una serie di concerti, spesso celebrativi di anniversari di nascita o di morte, legati a musicisti quali Mascitti, Palella, Latilla, Majone, Gian Francesco de Majo, Sala, Perez.
Il tutto proposto, fra mille difficoltà, nell’ambito dell’Autunno Barocco, sezione della più ampia rassegna, denominata Convivio Armonico, organizzata da Area Arte Associazione.
Anche quest’anno l’evento ha rivelato numerose e graditissime sorprese, in particolare nei due appuntamenti conclusivi.
Il primo, svoltosi al Teatro Sancarluccio, ha visto l’ensemble “Le Musiche da Camera”, formato da Egidio Mastrominico e Federico Valeri (violino), Leonardo Massa (violoncello) e Debora Capitanio (clavicembalo), confrontarsi con due brani di Emanuele Barbella, la Sonata I a due violini e basso, op. 1 ed il Trio VI a due violini (dagli Hamilton Trios) e una Sonata per cembalo con violini di Gian Francesco de Majo (1732-1770).
Entrambi figli di compositori, de Majo era anche nipote di Gennaro Manna e pronipote di Francesco Feo, il che fa comprendere come, già da allora, negli ambienti artistici si privilegiavano le parentele.
Una peculiarità sottolineata, non senza un briciolo di amara ironia, dal maestro Mastrominico, nel momento di presentare il concerto conclusivo, che ha avuto luogo nella splendida abside della Basilica Reale e Pontificia di S. Francesco di Paola.
Nell’occasione, l’organico dell’ensemble “Le Musiche da Camera” era al gran completo, potendo contare anche sull’apporto di Rosa Montano (mezzosoprano) e Renata Cataldi (flauto traverso), ed ha poposto un repertorio natalizio settecentesco, costituito da brani per la maggior parte “in prima esecuzione moderna”.
Così si andava da due Pastorali di Anonimo del XVIII secolo, inframmezzate da una Cavatina in Pastorale, tratta da una cantata di Nicola Sabatino (1705-1796), fino a In Nativitate Domini per voce solista e strumenti, di Gennaro Manna (1715-1799), passando per la Sonata IX, op. 4 a tre in re maggiore di Michele Mascitti (1664 ca.- 1760) e per il Concerto per flauto e archi in sol maggiore di Nicola Logroscino (1698-1763).
Per quanto riguarda gli interpreti, l’ensemble ha evidenziato un ottimo affiatamento, una buona compattezza ed ha mostrato una notevole intesa anche con la cantante.
Va ancora sottolineato che le trascrizioni di tutti i pezzi sono state curate da Egidio Mastrominico, a parte il Concerto per flauto di Logroscino, trascritto da Renata Cataldi.
Ci sarebbe da dire, prima di chiudere, qualcosa sul pubblico, soprattutto quello che ha seguito il concerto conclusivo, ma abbiamo da tempo esaurito tutti gli aggettivi possibili.
Ci limitiamo a osservare che saremo sempre lontani anni luce dalla civiltà, fino a quando la gente non saprà distinguere un singolo brano da una sonata o da un concerto (applaudendo sempre e comunque, pur avendo davanti il programma di sala) e continuerà, mentre finge di ascoltare la musica, a scartocciare caramelle, far squillare il cellulare e rilasciare commenti ad alta voce.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.