Il Coro Vocalia, diretto da Luigi Grima, propone un repertorio sacro piacevole ed insolito

Coro VocaliaLa rassegna musicale che si svolge nella Basilica napoletana di San Giovanni Maggiore ha ospitato un concerto del Coro Vocalia, diretto da Luigi Grima e accompagnato al pianoforte da Stefano Innamorati.
Il repertorio proposto si rivolgeva a brani poco conosciuti della produzione sacra, dall’Ottocento a oggi, iniziando con “Ave Maria” e “Salve, o Vergine Maria” di Gioachino Rossini (1792-1868), contenuti rispettivamente nel terzo e nell’undicesimo volume della raccolta Péchés de vieillesse, dove l’autore fece confluire una miscellanea di pezzi corali e per pianoforte, scritti dal 1857 fino a poco tempo prima della sua morte.
Molto intrigante il successivo A Little Jazz Mass del britannico Bob Chilcott (1955) che, nonostante sia del 2004, è contraddistinta da atmosfere stile anni ’60 e ’70, sempre in bilico fra sacralità del testo e ritmi “profani”, fino al conclusivo Agnus Dei, che mette entrambi d’accordo.
Ultimo brano in programma, Navidad Nuestra, dell’argentino Ariel Ramírez, scritta nel 1964, su testi del connazionale Félix Luna, contemporaneamente alla Misa Criolla.
I due pezzi hanno avuto un destino molto diverso, in quanto la Messa è ancora oggi un punto di riferimento della musica etnica di ispirazione religiosa, mentre Navidad Nuestra, pur utilizzando una descrizione “popolare” degli eventi compresi fra l’Annunciazione e la Fuga in Egitto, sullo stile dei villancicos, ha ottenuto scarsa considerazione.
Veniamo quindi ai protagonisti, partendo dal Coro Vocalia, compagine la cui nascita risale al 2008.
Anche in questa occasione si è potuto apprezzare la compattezza e l’affiatamento del gruppo, una delle migliori realtà amatoriali napoletane, che si avvale dell’apporto di un direttore bravo e preparato come il maestro Luigi Grima.
Dal canto suo, il pianista Stefano Innamorati ha fornito una prova di grande livello, accompagnando il coro con grande sicurezza e dettando i giusti ritmi nell’ambito di un programma piuttosto articolato.
L’organico dei brani moderni si completava con Luigi Lamberti (contrabbasso), Andrea Stipa (percussioni) e Maurizio Villa (chitarra), quest’ultimo impegnato solo in Navidad Nuestra, apparsi tutti all’altezza dei rispettivi compiti.
Tre i bis, fra i quali la struggente Chiquilín de Bachín di Piazzolla (su lirica di Horacio Ferrer) e la natalizia Carol of the Bells, la cui musica fu scritta nel 1916 dall’ucraino Mykola Leontovich, basandosi su un canto popolare, mentre le parole vennero aggiunte nel 1936 dall’americano Peter Wilhousky.
In conclusione un concerto piacevole, che ha l’ulteriore merito di aver proposto particolari aspetti della coralità legati a tematiche religiose.

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