Il grande ritorno di un quartetto superlativo

Quartetto Artemis 3A distanza di meno di un anno, il Quartetto Artemis è tornato sul palcoscenico dell’Auditorium di Castel S. Elmo con una sostanziosa novità.
Infatti, dopo ben 18 anni, per motivi lavorativi e familiari, il primo violino Natalia Prischepenko ha lasciato l’ensemble e, ad accompagnare il violinista Gregor Siegl, il violista Friedemann Weigle ed il violoncellista Eckart Runge, è stata chiamata la giovane lettone Vineta Sareika.
L’ “Artemis” ha proposto un programma molto corposo, apertosi con il Quartetto in fa minore op. 80 di Felix Mendelssohn–Bartholdy, scritto dal compositore tedesco in memoria della adorata sorella Fanny, morta nel maggio del 1847.
Si tratta, quindi, di un pezzo fortemente autobiografico, caratterizzato da uno stile abbastanza inedito, dove Mendelssohn esprime tutto il suo enorme sconforto per questa perdita (alla quale sopravviverà poco, in quanto morirà nel novembre dello stesso anno), alternando passaggi nei quali sfoga tutta la sua impotenza per l’accaduto, ad altri elegiaci e struggenti, fino ad una chiusura quasi rabbiosa.
A seguire una intrigante sequenza, durante la quale si susseguivano, senza interruzioni, pezzi bachiani tratti da “L’arte della Fuga” e dal “Clavicembalo ben temperato”, a brani di Piazzolla.
Dopo l’intervallo è stata la volta del Quartetto in sol maggiore op. post. 161 D887 di Franz Schubert, composto pochi mesi prima della morte del musicista e pubblicato solo nel 1851.
Opera tipica degli ultimi lavori di Schubert, affida ai quattro esecutori una struttura piuttosto densa ed articolata, quasi sinfonica, così come la sua durata, che si aggira intorno ai 50 minuti.
Per quanto riguarda il Quartetto Artemis, va notato innanzitutto come Vineta Sareika, giunta a sostituire la Prischepenko appena qualche mese fa, si sia già integrata alla perfezione con gli altri tre musicisti.
A questo vanno aggiunte una grande versatilità, esaltata in particolare nell’abbinamento Bach-Piazzolla, una bravura dei singoli strumentisti, un affiatamento fenomenale, ed una rara sensibilità esecutiva che, in brani come quelli di Mendelssohn e Schubert si traduce in un’eccezionale ricchezza di sfumature.
Più di questo non si può chiedere e, non a caso, dopo un recital così lungo ed intenso, pretendere anche un bis sarebbe stato veramente troppo.
Dopo questa splendida serata, il prossimo appuntamento, mercoledì 12 dicembre, prevede un concerto-spettacolo quanto mai rilassante, grazie al duo Igudesman & Joo, che spopola da diversi anni sulla rete con i suoi divertenti siparietti musicali.

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