Il barocco frizzante e scoppiettante dei Red Priest

Red PriestIl secondo appuntamento di “Giocare con la Musica”, la speciale sezione della stagione della Associazione Alessandro Scarlatti, ha portato nell’Auditorium di Castel S. Elmo il quartetto britannico dei Red Priest, formato dal flautista Piers Adams, dalla violinista Julia Bishop, dalla violoncellista Angela East e dal clavicembalista David Wright.
Il loro spettacolo, molto ben rodato, si intitola “Pirates of the Baroque” e parte dal presupposto che i musicisti vissuti durante il periodo barocco furono, come afferma Priest: “…pionieri e avventurieri, che cavalcarono l’onda del cambiamento con totale abbandono, sempre alla ricerca di nuovi tesori musicali capaci di catturare l’attenzione del loro pubblico. Solo a posteriori fu creata una mitologia di intellettuali integerrimi chini su pergamene con le loro penne d’oca; in realtà molti condussero una vita avventurosa, stravagante e bohémienne…”.
Così i quattro si sono presentati sulla scena vestiti da pirati ed hanno iniziato il loro viaggio attraverso autori noti e meno noti, fornendo anche versioni particolari di brani molto conosciuti.
Una successione che iniziava con Tambourin di Jean-Marie Leclair per concludersi, nella prima parte con “Senti lo mare” e il concerto “La Tempesta di mare”, rispettivamente di Tartini e Vivaldi, passando attraverso una sonata di Telemann ricca di elementi di musica gitana, l’Adagio di Albinoni-Giazotto ed una trascrizione virtuosistica per clavicembalo dell’aria “Vo’ far guerra” (dal “Rinaldo” di Haendel).
Ancora più incalzante il secondo tempo, apertosi con un concerto grosso di Vivaldi, seguito da brani di Couperin, di anonimo del XVII secolo e di Händel, e terminato con la Fantasia su “La folia” di Corelli-Red Priest, dove il noto motivo, legato ad un ballo contadino, nato in Portogallo nel XV secolo e da lì diffusosi prima in Spagna e poi nel resto d’Europa, era eseguito in stili diversi, alcuni caratteristici dei ritmi di altri continenti.
Fin qui, per sommi capi, il repertorio proposto, che ha permesso a tutti e quattro i componenti del gruppo di evidenziare sia un perfetto affiatamento, sia l’elevato virtuosismo di ogni singolo interprete.
Va ricordato, a tal proposito che, ognuno di loro, porta avanti una carriera prestigiosa, per cui questi incontri rappresentano un pretesto per suonare divertendosi (formula applicata anche da altri ensemble, quali il Quintetto Bislacco o il Gomalan Brass Quintet, per fare esempi a noi geograficamente più vicini), dando inoltre al pubblico l’opportunità di assimilare brani che, in occasioni diverse, verrebbero accettati sicuramente con maggiore difficoltà.
Per cui si può concludere che, a parte il leggero rammarico per una presenza di pubblico inferiore al solito, anche questo appuntamento della sezione “Giocare con la Musica” abbia raggiunto pienamente il suo scopo.

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