Un quartetto giovane e ricco di carisma all’Auditorium di Castel S. Elmo

Il primo appuntamento con un quartetto, nell’ambito della stagione 2012-2013 dell’Associazione Scarlatti, ha visto salire sul palcoscenico dell’Auditorium di Castel S. Elmo il giovane e prestigioso “Pavel Haas”, ensemble praghese nato nel 2002, e attualmente formato dalla fondatrice, la violinista Veronika Jarůškova, Marek Zwiebel (secondo violino), Pavel Nikl (viola) e Peter Jarůšek (violoncellista e marito della Jarůškova).
Primo brano in programma il Quartetto n. 1 di Leós Janáček (1854-1928), denominato dall’autore “Sonata a Kreutzer” in quanto ispirato all’omonimo racconto di Tolstoj (dove, a sua volta, comparivano ampi riferimenti alla sonata beethoveniana, che faceva da tramite ad una storia adulterina fra una pianista sposata ed un giovane violinista, raccontata in prima persona dal marito uxoricida).
Scritta in poco più di due settimane, verso la fine del 1923, e riveduta in altri sette giorni, esordì l’anno dopo ai Concerti della Società di Musica Contemporanea di Praga, eseguita dal Quartetto Ceco.
Il successivo Quartetto n. 8 in do minore, op. 110, come molti brani di Dmitrij Shostakovich (1906-1975), è legato ad avvenimenti tragici personali, trasposti poi in tematiche di più ampio respiro.
Il musicista russo lo creò in appena tre giorni (12-14 luglio 1960), durante uno dei tanti periodi convulsi della sua vita.
Infatti, gli era stato da poco diagnosticata una mielite e, contemporaneamente, aveva dovuto aderire al Partito Comunista, per cui era sull’orlo del suicidio.
Deciso a lasciare un testamento spirituale, compose questo quartetto, costituito da cinque movimenti, basato su un tema di quattro note (“re”, “mi bemolle”, “do”, “si naturale” ovvero D, Es, C, H secondo la nomenclatura tedesca, corrispondenti al monogramma di Shostakovich).
Lo volle dedicare “alle vittime del fascismo e della guerra”, ma in realtà lo considerava come il proprio epitaffio e tale rimase, anche se poi il compositore rinunciò all’insano gesto.
Un breve intervallo ha preceduto la seconda parte rivolta interamente a Johannes Brahms (1833-1897) ed al suo Quartetto in la minore op. 51, secondo di una coppia di brani dedicati all’amico Theodor Billroth, particolare figura che abbinava l’abilità di chirurgo a quella di pianista e violinista.
Completato nel 1873, durante uno dei soggiorni estivi che tanto ispiravano l’autore tedesco, conobbe la prima lo stesso anno, senza riscuotere troppo successo e, si può dire, che abbia cominciato ad essere apprezzato soltanto ad inizio Novecento.
Fra le caratteristiche del pezzo, va ricordata la presenza, nascosta fra le righe, della successione delle note “fa”, “la”, “mi” che, nella già citata nomenclatura tedesca, equivalgono a F A E, ovvero le iniziali del motto “Frei aber enseim” (“Libero, ma solo”), caro a Joachim, probabilmente l’iniziale dedicatario del brano.
Per quanto riguarda il Quartetto Pavel Haas, ha dato vita ad una magnifica interpretazione di tutti e tre le composizioni, denotando una grande compattezza e un suono nitido e ricco di sfumature che ha raggiunto forse l’apice con Shostakovich.
Abbiamo finalmente potuto godere, inoltre, di attimi di silenzio assoluto, sia fra un movimento e l’altro, sia al termine dei pezzi, il che avviene soltanto quando gli esecutori sono dotati di un particolare carisma.
Bis all’altezza dell’intero recital, con il delicato e struggente Andante cantabile, secondo movimento del Quartetto n. 1 in re maggiore, op. 11, che ha evidenziato ulteriormente la bravura di tutti i componenti, a cominciare dall’eccezionale primo violino Veronika Jarůškova, concludendo al meglio una splendida serata.

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