Un grande omaggio a Totò da parte di Daniele Sepe e del suo Art Ensemble of Soccavo

Questo mese di novembre appare contraddistinto da un rinnovato interesse, in ambito napoletano, nei confronti di un grande artista come Totò.
Abbiamo assistito allo scoprimento di una lapide, accanto alla sua tomba, sulla quale è stato inciso il testo di ‘A livella (forse la poesia più nota), mentre Stefano Benni e Fausto Mesolella si sono esibiti in uno spettacolo intitolato “Ci manca Totò”.
Inoltre c’è anche stato l’ennesimo annuncio dell’apertura del Museo a lui dedicato, a Palazzo dello Spagnolo, notizia che si ripete ormai da quindici anni, più o meno in questo periodo, pure se stavolta, grazie all’appoggio del FAI e delle associazioni che tendono a recuperare il Rione Sanità (dove Totò ebbe i natali), la cosa potrebbe finalmente concretizzarsi.
Buon ultimo è giunto il sassofonista Daniele Sepe, alla testa del suo Art Ensemble of Soccavo, con “Totosketches 2”, versione aggiornata di uno spettacolo dedicato al “Principe della risata”, che ha ricevuto grandi apprezzamenti in tutta Europa negli anni scorsi.
Il nuovo allestimento è stato proposto nell’ambito della stagione della Associazione Alessandro Scarlatti, primo appuntamento di una speciale sezione denominata “Giocare con la musica”.
La formula utilizzata da Sepe consiste nell’abbinamento fra spezzoni tratti da alcuni film di Totò e versioni musicali, eseguite “dal vivo”, di brani di vario genere, comprensivi anche di qualche colonna sonora scritta per altre pellicole.
Così, dopo un inizio esclusivamente musicale, dove si rincorrevano note di Stravinskij, Weill, Richard Strauss (solo per fare qualche nome), iniziava lo spettacolo vero e proprio, con le immagini esilaranti di Totò direttore d’orchestra in “Totò a colori”, supportate dalle musiche di Nino Rota (da “Amarcord”).
Si proseguiva con un susseguirsi di frammenti di “Totò, Peppino e i fuorilegge”, “L’imperatore di Capri”, “Totò, Peppino e… la dolce vita”, “Totò le Mokò” e “Miseria e nobiltà”, sottolineati da brani che spaziavano da Rugido do Leão di Piero Piccioni (dal film di Sordi “Finché c’è guerra c’è speranza”) a Mood Indigo di Duke Ellington, passando per pezzi di Livingstone, Khaled, Piazzolla, McFerrin.
Se tale formula può apparire di semplice concezione, la sua applicazione non lo è affatto, perché bisogna far coincidere tutto alla perfezione, come se si stesse doppiando una pellicola.
Da questo punto di vista, la compagine, guidata da un Daniele Sepe in forma smagliante al sassofono, e formata da Alessandro Tedesco (trombone), Franco Giaccia (chitarra elettrica), Tommy de Paola (tastiere), Roberto Giangrande (basso elettrico) e Ivo Parlati (batteria), ha fornito un apporto formidabile per qualità del suono, compattezza, affiatamento e sincronia con le immagini.
A ciò va aggiunto un particolare non trascurabile, e cioè che, se è vero che molti presenti (compreso il sottoscritto) conoscevano a memoria gran parte dei dialoghi, la mimica di Totò funziona comunque magnificamente anche senza sonoro, a conferma della straordinarietà di un attore per anni colpevolmente sottovalutato dalla critica (ma non dal pubblico).
Pubblico numeroso, partecipe e soddisfatto, al quale sono stati offerti due bis, che esulavano dal tema principale.
Il primo consisteva in una raffinata versione di “Un giorno dopo l’altro” di Luigi Tenco, sigla finale del Maigret televisivo, mentre il secondo, “Afragola shuffle”, apparteneva ad un genere completamente diverso, ed era interpretato da Mario Insenga, leader dei Blue Staff (blues band partenopea), chiamato da Sepe sul palcoscenico in qualità di “guest star,” che ha chiuso in bellezza la piacevolissima serata.

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