American Mavericks, dalla SFS Media tre autori che hanno influenzato il Novecento USA

La SFS Media, etichetta dell’Orchestra Sinfonica di San Francisco, ha iniziato da qualche giorno la distribuzione in tutto il mondo di un Sacd ibrido, scaricabile anche in rete, rivolto a registrazioni “live” di brani raramente eseguiti, tratti dal repertorio di compositori attivi negli USA nel XX secolo.
Il disco, intitolato “American Mavericks” (“Americani anticonformisti”), dall’omonima iniziativa portata avanti in questi anni da Michael Tilson Thomas, direttore dell’Orchestra Sinfonica di San Francisco, si apre con due pezzi di Henry Cowell (1897-1965), sicuramente uno dei musicisti più innovativi del secolo scorso, che ha fortemente influenzato la musica del Novecento statunitense e al quale si interessarono anche autori europei come Béla Bartók.
A lui si deve, nel 1912, il brano The Tides of Manaunaun, primo esempio di utilizzazione di “clusters” (serie di note adiacenti, suonate contemporaneamente), mentre negli anni ’30, con il pezzo Ostinato pianissimo per otto percussioni, diede vita ad una fusione, all’epoca impensabile, di ritmi e strumenti asiatici, africani e americani, che precorse di molti decenni quella che oggi viene definita “world music”.
Dalla sua vasta produzione sono stati scelti Synchrony ed il Concerto per pianoforte.
Il primo, risalente al 1930, era nato per accompagnare uno spettacolo di Marta Graham, che però non venne mai allestito.
Oltre all’impronta di Cowell, risente sicuramente di echi stravinskijani e, non a caso, la prima ebbe luogo nel 1931 a Parigi.
Riguardo al secondo, completato anch’esso nel 1930, si caratterizza per la sua modernità e propone un movimento centrale che rappresenta una vera e propria consacrazione del cluster.
Secondo autore in programma, Lou Harrison (1917-2003), presente con il Concerto per organo con orchestra di percussioni, divenuto allievo di Cowell nel 1935, dopo aver subito il fascino del suo modo di concepire la musica.
Il lavoro è frutto di una doppia commissione (un concerto per organo ed uno per ensemble di percussioni), che gli suggerì questo pezzo alquanto originale, a partire dall’insolito organico, la cui genesi fu abbastanza lunga (1951-1973).
Ricchissima di colori e molto caratteristica dello stile di Harrison, la composizione abbina e fonde la musicalità organistica dei contemporanei francesi, con le percussioni asiatiche e le loro particolari scale, e con l’utilizzazione di clusters, questi ultimi in omaggio al suo maestro Cowell.
Chiusura con Edgard Varèse (1883-1965) che, a differenza dei precedenti, presenta una produzione esigua, consistente in appena 14 brani, ma il suo apporto alla musica moderna statunitense è comunque importantissimo, come si può constatare nel suo Amériques.
Scritto fra il 1918 ed il 1921, il brano conobbe successivamente altre versioni (quella presente nel disco risale al 1927) e può essere considerato il corrispondente europeo dell’American in Paris di Gershwin, in quanto Varèse, nato a Parigi e diventato cittadino USA nel 1927, descrive le sensazioni ricevute dal suo impatto con la civiltà americana, utilizzando anche suoni legati all’industrializzazione, quali le sirene delle fabbriche, e anche in questo caso si avverte, di tanto in tanto, l’influenza di Stravinskij.
Per quanto riguarda gli interpreti, va innanzitutto segnalata l’ennesima prova straordinaria dell’Orchestra Sinfonica di San Francisco, diretta da Michael Tilson Thomas, attualmente fra le migliori compagini a livello mondiale, grazie a sezioni di grande compattezza, affiatate e dotate di suoni di intensità e nitidezza eccezionali.
Ricordiamo, al proposito, che siamo di fronte a registrazioni “live”, effettuate in tempi diversi, di brani caratterizzati da notevole difficoltà esecutiva.
Non sono da meno i due solisti, Jeremy Denk, che fornisce il suo ottimo contributo al Concerto per pianoforte di Cowell e Paul Jacobs, organista di fama internazionale, impegnato nel Concerto di Lou Harrison.
In conclusione una breve ma significativa panoramica, relativa a tre compositori molto interessanti, in Italia poco noti o completamente sconosciuti, la cui visibilità risulta comunque scarsa anche negli USA.

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