Ai “Concerti di Autunno” il pianista Francesco Villa si confronta ottimamente con un programma molto vario ed interessante

Il recente appuntamento con i “Concerti di Autunno”, rassegna organizzata dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli e affidata alla direzione artistica di Luciana Renzetti, ha ospitato il pianista Francesco Villa.
Il suo recital si è aperto con la Sonata in la maggiore K. 209 di Domenico Scarlatti, tratta dal monumentale corpus formato da 555 sonate che il compositore, nato a Napoli, scrisse durante gli anni trascorsi a Madrid.
La successiva Sonata in re maggiore op. 10, n. 3 (1798), apparteneva ad un trittico dedicato da Beethoven alla contessa Margarete von Browne, moglie di uno dei suoi primi mecenati.
E’ poi toccato ad una panoramica sulla musica di Chopin, iniziata con gli Studi n. 11 in mi bemolle maggiore e n. 1 in do maggiore, appartenenti all’op. 10 (1829-1832) proseguita, dopo un breve intervallo, con la Ballata n. 3 in la bemolle maggiore, op. 47 (1841), forse ispirata al poema di Adam Mickiewicz “Undine”, e con lo Scherzo n. 2 in si bemolle minore, op. 31 (1837), dedicati rispettivamente a Pauline de Noailles ed alla contessa Adèle de Fürstenstein.
I due brevi Notturni, op. 5 di Alexander Scriabin (1872-1915), risalenti al 1890, contributo ad un genere creato dall’irlandese John Field, che Chopin portò al massimo splendore, hanno preceduto il gran finale, consistente nel Mephisto-valzer n. 1 S.514 di Liszt, che conobbe prima una versione orchestrale e, in seguito, una pianistica, omaggio al giovane Tausig.
Punto di riferimento del brano è un episodio del “Faust” del poeta Nikolaus Lenau, che descrive l’arrivo di Faust e Mefistofele in un villaggio durante una festa di nozze, allietata dalla presenza di contadini che bevono e danzano.
A Mefistofele quella musica appare banale per cui, dopo aver strappato il violino dalle mani di un ambulante, inizia a suonare un valzer sempre più veloce, trascinando tutti in un ballo vorticoso e permettendo a Faust di fuggire con la fresca sposa che sarà da lui sedotta.
Come si può comprendere da questa breve dissertazione, Francesco Villa ha proposto un programma quanto mai ampio, legato ad un arco temporale che andava dal Settecento alla fine dell’Ottocento, riuscendo a fornire un’idea ben precisa della differente concezione pianistica degli autori eseguiti (compreso Scarlatti che, in realtà, compose per clavicembalo).
Numerosi i momenti di altissima musica, ma probabilmente l’apice è stato raggiunto con il pezzo lisztiano, difficilissimo e ricco di sfumature, restituite in modo esemplare.
Al proposito, è un vero peccato che gran parte dei presenti non fosse a conoscenza della vicenda descritta da Liszt, per cui ha ascoltato passivamente il pezzo (forse in questi casi sarebbe opportuno far precedere al brano una brevissima spiegazione).
Pubblico numerosissimo e piuttosto “distratto”, altrimenti non si spiegherebbe un applauso scrosciante dopo il primo movimento della sonata di Beethoven ed un altro, stroncato sul nascere, dopo il secondo movimento.
Ci chiediamo, molto seriamente, quale sia attualmente lo scopo dei programmi di sala, visto che molti li utilizzano come ventagli, qualcuno trascorre l’intero concerto divertendosi a far assumere loro le forme più strane, ma praticamente nessuno li legge (e comunque rappresentano un costo aggiuntivo).
Evidentemente il pubblico ha bisogno di un “aiutino”, per cui l’unica soluzione potrebbe essere quella di proiettare le diapositive corrispondenti ai brani ed ai movimenti (come si fa in televisione).
Questo per quanto riguarda la parte musicale, poi ci sarebbe un discorso, più generale ed impegnativo, relativo alla imperante scarsa educazione degli spettatori, ma per ora passiamo oltre e chiudiamo complimentandoci nuovamente con un pianista giovane e molto bravo, che speriamo di riascoltare quanto prima.

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