L’Autunno Musicale della Nuova Orchestra Scarlatti propone un Mozart splendido ed inconsueto

Prosegue, nell’affascinante cornice del Museo Diocesano di Napoli, l’Autunno Musicale della Nuova Orchestra Scarlatti che, nel recente appuntamento, ha rivolto la sua attenzione a due brani mozartiani poco eseguiti, il Divertimento per fiati in si bemolle maggiore K. 439b n. 1 e la Serenata n. 10 in si bemolle maggiore K. 361 “Gran Partita”.
Il primo, apriva una serie di Cinque divertimenti, ancora oggi di non sicura attribuzione, scritti per due clarinetti (o corni di bassetto) e fagotto intorno al 1873 a Vienna, proposto nell’occasione per due clarinetti e corno di bassetto.
Per quanto riguarda la seconda, si tratta di una composizione molto particolare, sia per l’organico proposto (12 strumenti a fiato ed un contrabbasso), sia per il numero insolito di movimenti (ben sette).
Inoltre non si sa precisamente quando e dove fu composta (1781 e Vienna, data e luogo più probabili), anche se, per svariati decenni, è stata alimentata la leggenda secondo la quale la Serenata fosse non solo un regalo di nozze per la futura moglie Costanza, ma avesse conosciuto la “prima” in occasione della festa del loro matrimonio nel 1782.
Di certo abbiamo l’anno di pubblicazione (1783), il suo esordio ufficiale, nel 1784 quando, grazie all’interessamento dell’amico Anton Stadler (virtuoso clarinettista, che suonava anche il corno di bassetto), l’orchestra di fiati della corte imperiale eseguì i primi quattro movimenti, e il fatto che l’appellativo “Gran Partita” fu sicuramente apposto dopo la morte di Mozart.
Passiamo quindi agli interpreti, partendo dal clarinettista Gaetano Russo che, dopo aver fornito il suo apporto, nell’ambito del trio che ha eseguito il Divertimento, ha diretto i solisti della Nuova Orchestra Scarlatti, con mano esperta e sicura, attraverso la “Gran Partita”.
L’ensemble ha evidenziato un ottimo affiatamento, senza mai denotare cali di tensione, dando i giusti colori e le adatte sfumature ad un brano, che, nonostante duri quasi un’ora, scorre in maniera fluida e lieve, miracolo possibile solo a Mozart.
Meritano, quindi, di essere nominati tutti, cominciando dagli oboisti Umberto D’Angelo e Francesco Napolitano e dai clarinettisti Luca Cipriano e Perla Cormani, passando per i bassettisti Arturo Viola e Giuseppe Gentile ed i fagottisti Antonello Capone e Francescopaolo Balestrieri, fino ai cornisti Luca Martingano, Luca Iacuzzo, Gerardo Papa e Alessandro Consalvo e al contrabbassista Luigi Lamberti.
Pubblico numeroso e abbastanza attento, e breve bis consistente in uno dei minuetti della Serenata, che ha chiuso un concerto di elevato spessore.

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