Mercoledì 7 novembre al Prinzregententheater di Monaco di Baviera “Caravaggio e i Caravaggeschi” con la Nuova Orchestra Scarlatti e i Tableaux vivants di Teatri 35

Ricostruire alcuni capolavori di Caravaggio e dei Caravaggeschi, su musiche eseguite dal vivo dalla Nuova Orchestra Scarlatti, grazie a un sapiente uso di luci e ombre.
E’ questa l’esperienza visiva e uditiva senza pari che i componenti del nucleo artistico di Teatri 35, con il loro tableaux vivants, proporranno al pubblico tedesco mercoledì 7 novembre (ore 20.00) per “Gala Italia”, al Prinzregententheater di Monaco di Baviera, un evento culturale e musicale unico organizzato dalla Camera di Commercio italo-tedesca in collaborazione con All About Italy e con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia.
E grazie alla Lancia (main sponsor) e Illy, Hotel de Russie di Roma e Hotel Savoy di Firenze, co-sponsor della serata.

In un flusso sonoro continuo che intreccia pagine tratte dallo Stabat Mater di Pergolesi, da Concerti di Corelli, Locatelli, Händel, da Purcell, Albinoni vengono evocati quadri quali la Crocefissione di Sant’Andrea e San Matteo e l’Angelo di Caravaggio, la Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi, la Morte di Cleopatra di Guido Reni, il Sansone e Dalila di Rubens e tanti altri, catturando lo spettatore grazie ad un notevole effetto di adesione all’originale e insieme di viva presenza.
In scena, per Teatri 35, Gaetano Coccia, Francesco Ottavio De Santis e Antonella Parrella.
Il disegno delle luci è di Davide Scognamiglio, il tecnico luci Gennaro Maria Cedrangolo.
Sul palcoscenico, per accompagnare dal vivo la realizzazione dei tableaux, la Nuova Orchestra Scarlatti con il Paolo Chiavacci (primo violino concertante), il Gaetano Russo (clarinetto) e i soprani Cristina Grifone e Maria Anelli.

Ufficio stampa
Nuova Orchestra Scarlatti
Luisa Maradei
333.5903471
luisamaradei@gmail.com

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S. Matteo e l’Angelo – Caravaggio

Tableaux Vivants – Caravaggio e i Caravaggeschi
La performance dei tableaux vivants affonda le radici in un’esperienza laboratoriale di svariati anni che pone al centro il corpo dell’attore.
Arrivare alla costruzione del quadro non è il fine; ciò che viene ricercata è una modalità di lavoro in cui il corpo è semplice strumento, un mezzo alla pari di una stoffa o di un cesto.
Il singolo attore in scena compie azioni sonore, azioni inserite in una partitura musicale in cui ogni gesto è in funzione di una meccanica, di un ingranaggio in cui ciò che viene eseguito è strettamente necessario.
Nulla è lasciato al caso così come nulla è superfluo.
La dinamica della costruzione trova il suo equilibrio nella sospensione musicale di uno stop, nel fermo immagine di un’azione in divenire che costringe il corpo ad una tensione muscolare viva e pulsante. In questa ricerca “Caravaggio e i Caravaggeschi” sono per Teatri 35 un materiale infinito da cui trarre stimolo; un veicolo di recupero della teatralità che ha permesso di trasformare in atto scenico il lavoro sul corpo che, colto nella sua intrinseca condizione di imperfezione, si mostra attraverso il pudico gioco tra luce e ombra che svela senza mostrare e rimanda senza ostentare.
I tre attori in scena, con movimenti e gesti semplici ma calibratissimi, costruiscono in diretta dinanzi al pubblico, in un gioco di alternanze tra lente preparazioni e illuminazioni improvvise, tableaux vivants raffiguranti alcuni capolavori di Caravaggio e dei Caravaggeschi, sulla musica interamente eseguita dal vivo – e qui sta la novità e la suggestione particolare della performance – dalla Nuova Orchestra Scarlatti.
Così su di un percorso musicale che intreccia in un flusso sonoro continuo pagine tratte dallo Stabat Mater di Pergolesi, da Concerti di Corelli, Locatelli, Händel, da Purcell, Albinoni, e infine la celebre aria händeliana Lascia ch’io pianga, vengono evocati, con un notevole effetto di adesione all’originale e insieme di viva presenza, quadri quali la Crocefissione di Sant’Andrea e San Matteo e l’Angelo di Caravaggio, la Giuditta e Oloferne di Artemisia Gentileschi, la Morte di Cleopatra di Guido Reni, il Sansone e Dalila di Rubens e molti altri.
I tableaux vivants sono introdotti da una sequenza solo musicale che accosta suggestivamente due compositori napoletani che, a distanza di secoli, testimoniano l’originalità e la vitalità della civiltà partenopea nel panorama europeo.

Francesco Durante (Frattamaggiore 1684 – Napoli 1755), grande maestro di tutto il secolo d’oro dell’opera napoletana, (tra i suoi allievi troviamo Pergolesi, Paisiello, Jommelli, Piccinni, ecc.), non scrive una sola nota per la scena e distilla la sua più avanzata sperimentazione stilistica in otto Concerti per archi composti probabilmente tra il 1730 e il 1740.
Egli muove i congegni dell’antico contrappunto con somma sapienza, (così che Rousseau poteva affermare entusiasta: “Durante, il più grande armonista d’Italia, dunque del mondo!”), e insieme ne spiazza dall’interno gli equilibri con continui scarti e irrequietezze delle tonalità, dei ritmi e delle armonie, tanto da raggiungere temperature espressive nuove e ardite per il suo tempo. Le ritroviamo nel Concerto n.4 in mi minore, nelle assorte polifonie dell’Adagio iniziale, ricco di cromatismi, nel brioso inciso che nel Ricercare dà l’avvio ad uno splendido fugato, nel Presto conclusivo che in un’infuocata ridda sonora giunge dal pianissimo iniziale al fortissimo degli ultimi accordi. “Durante, il maestro indiscusso del ‘contrappunto sentimentale’ ”, annotava André Grétry, centrando così il ‘caravaggismo’ musicale del maestro partenopeo.

Mario Pilati, (Napoli, 1903 – 1938), è sicuramente il musicista napoletano più cosmopolita del primo ‘900.
Pur scomparso a soli 35 anni, ha avuto comunque il tempo di incrociare un melos squisitamente mediterraneo, ampio e disteso, con un solido senso costruttivo brahmsiano e suggestioni armoniche e timbriche alla Debussy.
Il tutto con una pronuncia sempre personale, viva e risentita, che Gianandrea Gavazzeni ha felicemente definito “un barocco meridionale pieno di estri cantanti e di slanci” (di qui le assonanze sia con Durante, sia con Caravaggio).
Accenti che si ritrovano in Inquiétude, studio melodico pubblicato a Parigi nel 1930 originariamente per violoncello (o viola, o clarinetto) e pianoforte; la trascrizione per clarinetto e archi proposta espressamente per questo programma ne esalta la tinta di scura e struggente malinconia.

Programma musicale

F. Durante: Concerto per archi n. 4 in mi minore
M. Pilati: Inquiétude per clarinetto e piccola orchestra
G. B. Pergolesi: Stabat Mater dolorosa
A. Corelli: Grave e Vivace dal Concerto Grosso op. 6 n. 3
P. A. Locatelli: Largo dal Concerto Grosso op. 1 n. 11 in do minore
A. Corelli: Vivace, Andante e Vivace dal Concerto Grosso op. 6 n. 7
H. Purcell: Pavana in sol minore per archi
T. Albinoni: Adagio dal Concerto per oboe op. 9 n. 2 (ob.: D. Rinaldi)
G. F. Händel: Largo e piano dal Concerto Grosso op. 6 n. 7
G. F. Händel: Lascia ch’io pianga dal “Rinaldo”

Quadri rappresentati

Caravaggio: Crocefissione di Sant’Andrea (1600)
M. Stanzione: Pietà (1621-25)
M. Preti: Il convitto di Assalonne
A. Gentileschi: Giuditta e Oloferne (1612-13)
Caravaggio: San Matteo e l’Angelo (1602)
G. Reni: Morte di Cleopatra (1595-98)
Caravaggio: Madonna dei Pellegrini (1604)
B. Manfredi: Castigo di Cupido (1605-10)
Caravaggio: Salomé con la testa del Battista (1609)
B. Cavallino: Santa Cecilia in estasi (1645)
Rubens: Sansone e Dalila (1609 ca.)
J. de Ribera (attr.): San Giacomo (1632-35)
A. Vaccaro: Compianto sul Cristo Morto (1604-1670)
V. de Boulogne: Allegoria d’Italia (1628-29)

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