Maria Pia De Vito proietta la musica di Pergolesi ai giorni nostri grazie alle rielaborazioni di François Couturier

Foto Studio Binci

Scorrendo il cartellone della stagione 2012-2013 dell’Associazione Alessandro Scarlatti, si percepisce che, mai come questa volta, esso si caratterizza per una varietà che abbraccia diversi generi, ferma restando la precedenza rivolta alla musica classica.
Un primo significativo esempio si è avuto nel recente appuntamento della stagione, dal titolo “Pergolesi – In compagnia d’amore”, che ha visto salire sul palcoscenico dell’Auditorium di Castel S. Elmo un quartetto di eccezionali interpreti, formato dalla cantante Maria Pia de Vito, dal pianista François Couturier, dalla violoncellista Anja Lechner e dal percussionista Michele Rabbia.
Il lavoro, commissionato dalla Fondazione Pergolesi-Spontini per l’omonimo festival iesino, ha esordito con grande successo nel settembre del 2011, e si basa su alcuni brani di Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736), rielaborati da François Couturier.
Al proposito di questo grande compositore, va ricordato che, a dispetto di una stagione produttiva circoscritta al breve periodo, compreso fra il 1731 ed il 1736, gode da tre secoli di una fama praticamente inalterata, grazie soprattutto allo Stabat Mater e all’intemezzo “La serva padrona”.
Il tutto alimentato dalla diffusione di notizie, che hanno trasformato l’autore in una vera e propria leggenda, talora partorite di sana pianta dalla fantasia di improvvisati biografi, in altri casi difficili da verificare, come l’episodio del completamento dello Stabat Mater in punto di morte.
Non è quindi casuale che nel 1920, quando Stravinskij inaugurò il cosiddetto periodo neoclassico con “Pulcinella”, da lui definito “balletto con canto”, sfociato poi nella strumentale Suite Italienne, utilizzò motivi ritenuti all’epoca di Pergolesi, rivelatisi poi, per una buona metà, appartenenti ad altri compositori.
A differenza di Stravinskij, che puntò prevalentemente su brani strumentali e sulle arie d’opera, l’approccio di Couturier a Pergolesi era incentrato sullo Stabat Mater, partendo dalla conclusione, ovvero dall’Amen, costituito probabilmente dalle ultime note scritte in vita dal musicista, per poi affrontare, durante la serata, altre tre parti della sequenza attribuita a Jacopone da Todi, Fac ut portem, Quando corpus morietur e Quis est homo.
La produzione operistica comprendeva, invece, l’aria di Ascanio “Ogni pena più spietata” e la celeberrima aria di Vannella “Chi disse ca la femmena”, entrambe da “Lo frate ‘nnamorato”, mentre l’unico brano esclusivamente strumentale, passato sotto la lente di Couturier, risultava la Sinfonia in fa maggiore per violoncello e basso continuo, ancora oggi di incerta attribuzione, così come “Nina”, proposta verso la fine della serata, apparteneva a quei pezzi che, per molti decenni, sono stati attribuiti erroneamente a Pergolesi.
Naturalmente le composizioni in programma, pur avendo come punto di riferimento motivi pergolesiani, si sviluppavano in maniera autonoma e molto intrigante, grazie alle rielaborazioni di eccezionale impatto, concepite da François Couturier, che ha ritagliato per il suo strumento uno spazio abbastanza modesto, lasciando ampio spazio ai suoi colleghi.
Così, se da una parte Maria Pia De Vito, in forma smagliante, ha potuto sfoggiare la sua voce, dando vita ad evoluzioni di elevato virtuosismo, dall’altra, la violoncellista Anja Lechner si è confermata artista versatile, capace di spaziare con eguale bravura in generi musicali differenti fra loro e evidenziando un suono straordinariamente morbido e pieno.
Entusiasmante, infine, Michele Rabbia, percussionista alla continua ricerca di suoni nuovi e particolari, ottenuti con gli oggetti più svariati, anche elaborati elettronicamente, ma senza mai eccedere, ed un plauso va sicuramente anche ai tecnici del suono, che hanno saputo amalgamare il tutto in modo perfetto.
Pubblico sicuramente spiazzato ma, a differenza di molte altre occasioni, nelle quali la sala si era velocemente svuotata, questa volta le fughe sono state contenutissime, segno che, dopo un primo momento di smarrimento, il gradimento c’è stato.
Con il prossimo concerto, giovedì 8 ottobre, si prevede un pieno ritorno al classico, che vedrà la pianista Lise de la Salle, giovanissimo talento francese, impegnata in un programma rivolto a Schumann e Chopin.

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