Al “Maggio della Musica” lo strepitoso Sestetto Stradivari esalta due capolavori cameristici di Schönberg e Ciaikovskij

Sestetto Stradivari – Foto Flaviana Frascogna

Il secondo concerto-aperitivo, nell’ambito della parte conclusiva della rassegna “Maggio dei Monumenti – Maggio della Musica”, ha ospitato il prestigioso Sestetto Stradivari, diretta emanazione dell’Orchestra Sinfonica dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Due i brani in programma, Verklärte Nacht, op. 4 di Arnold Schönberg e il Sestetto per archi in re maggiore, op. 70 “Souvenir de Florence” di Piotr Ilic Ciaikovskij.
Il primo risale al 1899, quando l’autore austriaco, all’epoca venticinquenne, studiava con Alexander von Zemlinsky e si era innamorato della sorella del suo docente (che in seguito avrebbe sposato).
Volle quindi dedicarle un pezzo per archi intitolato “Notte trasfigurata”, prendendo spunto dall’omonima poesia di Richard Dehmal (tratta dalla raccolta Weib und Welt), incentrata sulla confessione di una donna che, durante una notte di luna piena, rivela al suo attuale amante di aspettare un figlio, frutto di una precedente relazione.
L’uomo, dopo una breve riflessione, ritiene che l’amore che lo lega alla donna sia così forte da poter accettare anche di essere il padre di una creatura non sua.
Scritto in circa tre settimane, il brano risentì dell’influenza di Brahms e Wagner, autori prediletti da Zemlinsky, pur se Schoenberg, che non aveva ancora abbracciato la dodecafonia, volle innestare alcune novità, che all’epoca fecero scalpore.
Non a caso la partitura fu rifiutata, in un primo tempo, dal Tonkunstlerverein, società cameristica viennese di maggiore prestigio, che poi accettò di inserirla nel suo cartellone solo nel 1902, affidando la “prima” al Quartetto Rosé, rinforzato da Franz Jelinek (viola) e Franz Schmidt (violoncello).
Va ancora ricordato che l’ esordio fu tutt’altro che tranquillo, in quanto scoppiarono violenti litigi tendenti alla rissa, fra sostenitori e detrattori di Schoenberg, preludio ad una successiva stroncatura da parte della critica.
L’autore diede poi vita, nel 1917, ad una versione per orchestra d’archi, che oggi è quella maggiormente conosciuta.
Da un lavoro scritto di getto, ad un brano lungamente meditato e sofferto come il Sestetto per archi in re maggiore, op. 70 “Souvenir de Florence” di Piotr Ilic Ciaikovskij.
La prima versione conobbe buona parte della stesura nel 1890, durante il soggiorno del compositore nel capoluogo toscano (da cui il suo appellativo, nonostante il brano contenga numerosi riferimenti alla tradizione russa), e venne presentata, alla fine dello stesso anno a San Pietroburgo.
La sua genesi, però, ebbe inizio probabilmente nel 1887, sotto lo stimolo della nomina di Ciaikovskij, nel 1886, a membro onorario della Società di Musica da Camera di S. Pietroburgo, dedicataria della composizione.
Ciò è testimoniato nelle numerose lettere di quel periodo (per chi non lo sapesse, Ciaikovskij era un grafomane di prima categoria), dove timidamente e poi in modo sempre più netto, affiorano notizie legate ad un brano concepito per due violini, due viole e due violoncelli, organico piuttosto inusuale che Brahms aveva precedentemente utilizzato in due occasioni, con esiti molto soddisfacenti.
La storia, però, non si concluse nel 1890, in quanto il compositore, molto insoddisfatto, rielaborò gli ultimi due movimenti e, in questa nuova e definitiva veste, il sestetto fu riproposto al pubblico di San Pietroburgo nel 1892.
Il motivo di questi rimaneggiamenti dipendeva soprattutto dalla ricerca di un equilibrio fra gli strumenti che, secondo Ciaikovskij, dovevano mettere in evidenza le loro qualità solistiche e, allo stesso tempo, dare vita ad un insieme ben amalgamato.
Dopo questa lunga introduzione, necessaria per far comprendere la complessità di due capolavori assoluti della letteratura cameristica, un breve approfondimento merita sicuramente anche il Sestetto Stradivari, formato da David Romano e Ruggiero Sfregola (violini), Raffaele Mallozzi e Ilona Balint (viole), Diego Romano e Sara Gentile (violoncelli), che ha fornito una prova straordinaria sotto diversi punti di vista.
Ciò che colpisce principalmente, in questo ensemble, sta nel fatto che i suoi componenti riescono contemporaneamente a evidenziare una estrema bravura come solisti, abbinata ad un affiatamento perfetto, e ad una sensibilità fuori dal comune, che permette di entrare nelle pieghe più nascoste di ogni partitura
A ciò va aggiunto che, dai volti dei sei interpreti, traspare sovente la gioia di fare musica insieme e si percepisce, inoltre, un’empatia legata ad una lunga e consolidata frequentazione.
Il tutto si concretizza attraverso esecuzioni di livello altissimo, come quella alla quale abbiamo assistito, che ha giustamente mandato in visibilio il numeroso pubblico presente nella veranda neoclassica di Villa Pignatelli.
In conclusione un concerto di elevatissimo spessore, sia per i brani proposti, sia per il valore degli interpreti, che ha illuminato la rassegna “Maggio dei Monumenti – Maggio della Musica”.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.