Un insolito duo apre la XV edizione del Festival di Musica da Camera di Napolinova

Primo appuntamento con il “Festival di Musica da Camera”, organizzato dall’Associazione Napolinova e affidato alla direzione artistica di Alfredo de Pascale.
Ospiti del concerto inaugurale i violinisti Franco Mezzena e Nancy Barnaba che, nella splendida Sagrestia del Vasari, situata all’interno della chiesa napoletana di S. Anna dei Lombardi, hanno proposto un repertorio abbastanza inusuale, rivolto a brani per due violini.
L’apertura è stata dedicata a Giovanni Battista Viotti (1755-1824), nato a Fontanetto Po, in provincia di Vercelli, la cui esistenza, molto avventurosa, lo vide affrontare numerose tournée in tutta Europa e soggiornare, di volta in volta, in Francia, Gran Bretagna e Germania, spesso costretto a fuggire per motivi politici (dalla Francia come amico della regina, a seguito della Rivoluzione; da Londra in quanto tacciato di giacobinismo).
Alla fine morì a Londra dove, per un certo periodo, aveva cercato anche di arrotondare gli scarsi proventi ricavati dall’attività concertistica, improvvisandosi commerciante di vini, con esiti economici disastrosi.
La sua produzione fu rivolta principalmente a brani in cui il violino era protagonista assoluto, compreso un notevole numero di duetti per due violini, il Duetto in re minore, op. 20 n. 6, eseguito in occasione del concerto, che forniva una idea molto esauriente dello stile del musicista, talora molto affine a Paganini (ma non è mai stato possibile appurare chi dei due, eventualmente, abbia copiato l’altro).
Il successivo Duo concertante in sol minore, op. 57, ha messo in evidenza il violinista e compositore belga Charles Auguste dé Beriot (1802-1870), fortemente legato per vari motivi a Viotti, a cominciare dal fatto che ottenne il primo successo come solista ad appena nove anni, interpretando proprio un concerto per violino dell’autore piemontese.
Docente del più noto Vieuxtemps al conservatorio di Bruxelles e famoso soprattutto per aver sposato la cantante lirica Maria Malibran, anche dé Beriot ha lasciato una produzione principalmente rivolta a brani per violino, fra i quali dieci concerti caratterizzati da una forte vena romantica.
Dopo un breve intervallo, la seconda parte del concerto è stata dedicata a due compositori del Novecentol, il franco-svizzero Arthur Honegger (1892-1955) e l’ungherese Miklós Rózsa (1907-1995).
Il primo partecipò, fra l’altro, alla breve ma esaltante esperienza parigina del “Gruppo dei Sei”, insieme a Poulenc, Auric, Durey, Milhaud e la Tailleferre e non disdegnò le incursioni nella atonalità, come è stato possibile constatare ascoltando la Sonatina in sol per due violini, risalente al 1920.
Dal canto suo, Rózsa va considerato uno dei massimi autori di colonne sonore di Hollywood, dove lavorò a partire dalla fine degli anni ‘30 e, se il suo nome è inspiegabilmente misconosciuto, non lo sono i film ai quali fornì accompagnamenti indimenticabili, per i quali ottenne ben tre Premi Oscar (solo per fare qualche nome ricordiamo “Io ti salverò”, “Ben Hur”, “Il Re dei Re”, “El Cid”).
Oltre alla preponderante produzione in ambito cinematografico, Rózsa scrisse anche diversi brani orchestrali e cameristici, fra i quali la Sonata op. 15a per due violini (1930), dove è possibile riscontrare allo stato embrionale quella musicalità che avrebbe caratterizzato i suoi successivi lavori.
Uno sguardo, ora, agli interpreti, che rappresentano due diverse generazioni a confronto e, nonostante questa distanza, la grande esperienza e bravura di Mezzena, prodottosi anche in una breve quanto utile presentazione di autori e brani praticamente sconosciuti, si abbinano molto bene all’innato talento della violinista pugliese, dando vita ad una formazione cameristica molto affiatata e di elevato livello.
Pubblico molto numeroso, che sembra aver ben digerito i brani del Novecento (a nostro avviso più interessanti di quelli dell’Ottocento), e bis conclusivo con un Duetto di Bartók di durata quasi telegrafica, che ha ottimamente concluso la serata inaugurale del “Festival di Musica da Camera”.

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