Il duo Vidonne-Auletta alla corte dei Murat

Le attività musicali a Napoli, durante la breve dominazione francese (1806-1815), sono state al centro della prima parte di un convegno internazionale, svoltosi nella città partenopea (che si completerà a fine mese a Tours), dal titolo “Colloqui, Musica e Spettacolo a Napoli durante il decennio francese”, promosso dalla Fondazione Pietà de’ Turchini e dall’Université François-Rabelais de Tours in partenariato con l’Institut Français de Naples, la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi e la seconda Università degli Studi di Napoli.
Scopo del convegno era quello di approfondire un periodo, che segnò la perdita del primato musicale napoletano in ambito europeo.
Basti solo pensare come, a inizio Ottocento, dei quattro conservatori attivi agli albori del secolo precedente, fosse rimasto in vita solo quello della Pietà de’ Turchini, che nel 1808 venne spostato, per ragioni di spazio, nel più ampio convento delle Dame di San Sebastiano.
Eppure, nonostante l’effettiva riduzione di molte attività, la città era ancora ricca di artisti di grande creatività, spesso però indirizzati dagli occupanti verso lavori marcatamente propagandistici, per cui non sempre emergevano i musicisti più validi.
Un esempio della musica di quegli anni, con alcune prime in tempi moderni, è stato offerto, a chiusura dei lavori convegnistici, dal recital che ha avuto come protagonisti il soprano transalpino François Vidonne ed il pianista napoletano Giovanni Auletta.
“Concerto a Palazzo”, questo il titolo, immaginava un’ipotetica serata musicale alla corte di Carolina Murat Bonaparte, che si avvaleva delle brevi ed esaurienti spiegazioni del professor Paologiovanni Maione.
La prima parte, più breve, era rivolta alla produzione salottiera dove a brani di musicisti celeberrimi come Mozart e Beethoven erano affiancate una canzonetta e una marcia di Bonifacio Asioli (1769-1832), nativo di Correggio, che fu compositore, docente e autore di numerosi scritti di natura didattica, e una romanza di Stefano Pavesi (1779-1850), nato in provincia di Cremona, autore di una sessantina di opere.
Anche nella seconda parte, di marca prettamente operistica, non mancavano le riscoperte e, insieme a Mozart, Spontini e Paisiello, emergevano i nomi di Valentino Fioravanti (1764-1837), noto in particolare per il dramma giocoso “Le cantatrici villane”, e del calabrese Antonio Nicola Manfroce, promettentissimo musicista morto ad appena 22 anni.
Un repertorio ampio, e talora non privo di difficoltà, che ha messo in evidenza la versatilità dei due interpreti, la cui prova è stata molto apprezzata dal numerosissimo pubblico presente nella chiesa di Santa Caterina, sede dell’evento.
Nel complesso un concerto di grande valenza storico-musicale, che ha aperto una piccola finestra su un periodo abbastanza sconosciuto, il cui approfondimento porterà sicuramente a comprendere l’effettivo valore di ognuno dei compositori attivi a Napoli durante la dominazione francese.

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