Il “Concerto de’ Cavalieri”, diretto dal maestro Di Lisa, ed il mezzosoprano Mary-Ellen Nesi aprono la stagione della Fondazione Pietà de’ Turchini con un omaggio a Faustina Bordoni Hasse

Il Centro di Musica Antica – Fondazione Pietà de’ Turchini ha inaugurato la sua stagione nella splendida cornice di Palazzo Zevallos Stigliano,  con una serata dal titolo “La tua voce che tanto spira inaudita dolcezza”, incentrata sulla figura della cantante veneziana Faustina Bordoni (1697-1781), divenuta in seguito moglie del compositore Johann Adolf Hasse.
L’appuntamento, affidato all’ensemble “Concerto de’ Cavalieri”, diretto da Marcello Di Lisa, ed al mezzosoprano greco Mary-Ellen Nesi, è stato organizzato in collaborazione con gli Amici della Musica di Ancona e la Società Aquilana dei concerti Barattelli e con il sostegno del Banco di Napoli.
I brani in programma erano tratti dalla produzione di compositori attivi nel Settecento a Venezia, Napoli e Londra, tre delle città nelle quali la Bordoni portò avanti la sua fulgida carriera.
In apertura abbiamo ascoltato il Concerto in la maggiore, op. 3 n. 5, per due violino e archi, RV 519 di Antonio Vivaldi (1678-1741), appartenente ai dodici brani che costituiscono “L’estro armonico”.
La raccolta, per precisa volontà di Vivaldi, venne pubblicata ad Amsterdam nel 1711 presso lo stampatore Estienne Roger, che non solo era il migliore dell’epoca, ma aveva anche una distribuzione capillare in tutta l’Europa del Nord.
Questo spiega in buona parte, insieme al carattere innovativo di composizioni, che sarebbero divenute un punto di riferimento nei decenni a seguire, le ragioni della notorietà e del successo che riscosse immediatamente questo lavoro vivaldiano.
Dal repertorio vivaldiano proveniva anche la successiva cantata per soprano e archi RV 679 “Che giova il sospirar, povero core”, dedicata al mecenate Duca Anton Ulrich von Sachsen Meiningen, la cui datazione risulta compresa fra la metà e la fine degli anni venti del Settecento.
Con il Concerto a sette parti in fa maggiore n. 3, di Alessandro Scarlatti (1660-1725), stampato a Londra postumo nel 1740, siamo passati ad uno degli autori più prestigiosi presenti a Napoli.
Ai fasti partenopei del periodo partecipò anche il pugliese Domenico Sarro (1679-1744), la cui opera “Achille in Sciro” ebbe l’onore di inaugurare il Teatro di San Carlo nel 1737.
Tra le altre opere di Sarro viene ricordata “La Partenope”, su libretto di Silvio Stampiglia, che esordì nel 1722 al Teatro San Bartolomeo, dalla quale erano tratte le due arie di Rosmira, “Tortora che il suo bene” e “Per abbattere il mio core”.
Il programma si è chiuso con Georg Friedrich Händel (1685-1759), che soggiornò a Londra per quasi mezzo secolo.
L’ampia pagina a lui dedicata comprendeva il Concerto grosso in re maggiore, op. 6 n. 5, noto anche come “Concerto di S. Cecilia”, in quanto i primi due movimenti e la parte conclusiva contenevano motivi precedentemente adoperati da Händel nell’ “Ode per il giorno di S. Cecilia” e si completava con  le tre arie “Lusinghe più care”, “Un lusinghiero dolce pensiero” e “Brilla nell’alma”, dall’opera “Alessandro”, affidate al personaggio di Rosanne, ruolo che segnò il debutto londinese della Bordoni nel 1726.

Mary-Ellen Nesi

Uno sguardo, ora, agli esecutori, iniziando dal “Concerto de’ Cavalieri”, ottimamente diretto da Marcello Di Lisa al clavicembalo, che ha evidenziato il consueto perfetto affiatamento, rilasciando sonorità di grande suggestione, alle quali contribuivano sia solisti eccezionali quali Francesca Vicari (primo violino), Antonio De Secondi (secondo violino), Piero Massa (prima viola), Giovanna Barbati (primo violoncello) e Andrea Di Mario (trombettista), sia comprimari alla loro altezza come David Simonacci, Laura Corolla e Giancarlo Ceccacci (violini), Luca Cola (contrabbasso) e Luca Tarantino (tiorba).
Buona anche la prova del mezzosoprano Mary-Ellen Nesi, che si sta ritagliando un meritato spazio in ambito barocco, ed ha voluto chiudere in bellezza il concerto, eseguendo un’aria dalla cantata “Diana cacciatrice” di Händel, dove abbiamo potuto ulteriormente apprezzare Andrea Di Mario alla tromba.
In conclusione una serata inaugurale di alto livello, che ha proposto brani molto interessanti, affidati ad esecutori di fama internazionale.

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