Adria Mortari e Francesco Aliberti ottimi protagonisti del concerto inaugurale della rassegna “’Namusica a Piedigrotta”

Organizzata dall’Associazione Dissonanzen e dalla rete ‘Namusica nella Casina Pompeiana della Villa Comunale, la rassegna “‘Namusica a Piedigrotta” rappresenta una delle strutture portanti degli eventi legati ad una festa napoletana le cui origini sono antichissime.
Un programma corposo, che prevede anche quattro concerti, il primo dei quali, intitolato “Piedigrotta – Dai canti popolari alle canzoni di scena”, svoltosi l’altra sera, ha avuto come ospiti la cantante e attrice Adria Mortari ed il pianista Francesco Aliberti.
L’occasione è stata propizia, innanzitutto per ricordare come molti motivi della canzone napoletana classica siano stati scritti per il festival che si teneva in concomitanza con Piedigrotta, a partire dal 1835, quando la prima edizione fu vinta da Te voglio bene assaje, su testi di Sacco e musica di Campanella.
Molti i brani proposti nel recital, alternati a poesie e brevi intermezzi strumentali, caratterizzati da argomenti che spaziavano dall’amore (Core ‘ngrato, Tu ca nun chiagne, Lu cardillo, Dicitencello vuje, Era de Maggio, ‘O surdato ‘nnammurato), ai vari mestieri (Lu zoccolaro, Lu tiramole), con un’incursione conclusiva negli ambienti della malavita (Canzone ‘e sotto ‘o carcere, Bammenella, Guapparia).
Una carrellata molto significativa, dalla quale emergevano parolieri e compositori di elevatissimo valore, che contribuirono all’affermazione della canzone napoletana nel mondo.
Un nome per tutti, quello di Achille de Lauzières (1800-1875), che collaborò anche con Verdi, e tradusse in italiano diverse opere liriche, la cui Napule, su musica di Francesco Florimo, ha aperto la serata.
Per quanto riguarda gli interpreti, Adria Mortari ha mostrato la sua consueta bravura, eseguendo i brani con grande partecipazione ed intensità.
L’apice è stato raggiunto, a nostro avviso, con ‘A Palummella, inno alla libertà proposto con enfasi brechtiana, per anni considerato anti-borbonico (con una buona dose di malafede, visto che risalirebbe al 1873).
Molto buono anche l’apporto del giovane Francesco Aliberti, pianista versatile e con una carriera già prestigiosa alle spalle, che ha evidenziato un ottimo affiatamento con la Mortari.
Uno sguardo conclusivo sul pubblico, prima assoluto protagonista delle prove a porte aperte, poi sovente collaboratore, non richiesto, del concerto vero e proprio, sì da tenere fede al luogo comune secondo il quale “il napoletano, se non canta, muore”.

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