Le voci dell’Oriente chiudono i “Pomeriggi in Concerto” di Napolinova

Da sinistra verso destra Kefei Li, Yukiko Tsukidate, Takashi Kawamorita, Julian Dionne, Delfo Menicucci, Wu Hao

E’ fuori dubbio che, nell’ambito della sezione estiva dei “Pomeriggi in Concerto” di Napolinova, l’appuntamento rivolto alla musica lirica sia sicuramente fra i più attesi.
I motivi sono numerosi, a partire dalla simpatia e professionalità che contraddistinguono il maestro Delfo Menicucci, docente del Master Internazionale di Canto e Tecnica Vocale.
C’è poi la certezza di ascoltare giovani promettenti e cantanti amatoriali nell’accezione migliore del termine, che si confrontano con pezzi lirici spesso poco noti.
Infine, non va dimenticato come il genere lirico, considerando l’età media degli spettatori che seguono la rassegna, sia quello più vicino alle loro preferenze.
Anche stavolta l’incontro pomeridiano si è aperto con alcune considerazioni del maestro Menicucci, relative ai principi sui quali si basa il suo metodo e agli scopi che si prefigge, come il recupero della vocalità perduta o la presa di coscienza, da parte di ogni allievo, delle sue effettive potenzialità.
Al proposito, il prestigioso tenore ha paragonato la sua opera a quella di un liutaio, alle prese con uno strumento da accordare o riparare, che in questo caso corrisponde all’uomo con le sue corde vocali.
Dopo questa breve dissertazione, è iniziato il concerto, che ha proposto un programma vario ed interessante, diviso in tre parti e affidato a cinque cantanti, che si sono alternati, dando vita ad un’esibizione di altissimo livello.
Così la cinese Kefey Li, con la sua splendida voce, è partita dalla Gilda del “Rigoletto” verdiano (“Caro nome”), ha proseguito con “Qui la voce sua soave”, da “I Puritani” di Bellini, chiudendo in bellezza con “La chanson d’Olympia”, da “I racconti di Hoffmann” di Offenbach.
Molto brava anche l’altra protagonista femminile, la giapponese Yokiko Tsukidate, che ha proposto due capisaldi della “Bohème” di Puccini (“Mi chiamano Mimì” e “Donde lieta uscì”), concludendo con “Sempre libera”, da “La Traviata” di Verdi.
Il settore maschile si è comunque difeso bene, innanzitutto con il cinese Wu Hao, interprete di “Ah! Tant’oltre non credea” (da “Virginia” di Mercadante) e di “Sogno”, romanza di Tosti.
E, sempre in tema di romanze, il ventunenne altoatesino Julian Dionne ne ha cantate ben tre, “Malía” di Tosti, “Occhi di fata” di Denza e “L’ultima canzone”, ancora di Tosti, dimostrando una buona padronanza verso questo particolare genere, sempre gradito al pubblico femminile, andato subito in visibilio.
Ci siamo tenuti per ultimo il giapponese Takashi Kawamorita, ma il motivo è molto semplice in quanto si tratta di un personaggio fuori dal comune.
Quando lo scorso anno si presentò, per la prima volta nella sua vita, davanti al pubblico, conosceva pochissime parole della nostra lingua, eppure mostrò una dizione incredibile, sia nei brani italiani, che in quelli legati alla tradizione napoletana, oltre ad una notevole presenza scenica.
Da quel momento, oltre ad approfondire il repertorio a lui più consono, è tornato diverse volte a Napoli, riscuotendo ovunque grande simpatia, anche perché, quando passeggia per la città, non disdegna di indossare la maglietta della locale squadra di calcio.
Fin qui niente di strano (o quasi), ma c’è un particolare non trascurabile, che finora abbiamo omesso e cioè che Kawamorita di professione non fa il cantante ma insegna in una scuola per bambini disabili.
Per quanto riguarda la sua partecipazione all’evento musicale, il giapponese ha spaziato fra Mozart (“Un’aura amorosa” da “Così fan tutte”) e la canzone napoletana (“Voce ‘e notte” di Nicolardi-De Curtis), passando per von Flotow (“M’apparì”, da “Martha”) e Donizetti (“Una furtiva lacrima”, da “L’elisir d’amore”).
A completamento dell’organico, ricordiamo il prezioso apporto di Maurizio Iaccarino nel ruolo, oscuro ma fondamentale, di pianista accompagnatore, che ha evidenziato un ottimo affiatamento con tutti i cantanti.
Va inoltre sottolineato come, ascoltando i quattro orientali ad occhi chiusi, nessuno avrebbe potuto supporre la loro provenienza, in quanto la dizione italiana era corretta e particolarmente chiara (e la nitidezza nelle frasi rappresenta uno dei punti fermi sui quali Menicucci insiste da sempre, ottenendo risultati che talora rasentano il miracolo.
Anche gli spettatori, da noi spesso bistrattati (a ragione), meritano un plauso, per essere giunti numerosi al Museo Archeologico Nazionale, sfidando un caldo insopportabile, e aver ricreato un’atmosfera da loggione.
Le ultime righe le riserviamo ad Alfredo de Pascale, direttore artistico dell’associazione Napolinova, che per l’ennesima volta è riuscito ad allestire una rassegna di notevole spessore, caratterizzata da un elevato riscontro di pubblico, con un occhio particolare nei confronti dei giovani talenti.

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4 risposte a Le voci dell’Oriente chiudono i “Pomeriggi in Concerto” di Napolinova

  1. marcodelvaglio ha detto:

    Ciao Takashi. Saluti da Napoli!

    • TAKASHI KAWAMORITA ha detto:

      Ciao Signore Marcodelvaglio! come stai? Grazie per la pronta risposta.
      Tutti i giorni Pizzeria Pepenello vino e margaritas mancano disperatamente l’irresistibile,
      ma appulausi da Napoli a fuller in Giapone.

  2. marcodelvaglio ha detto:

    Capisco Pizza Margherita buonissima!!! Buon Natale!!!

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