Alla Sala Chopin l’ esordio napoletano del Printemps Piano Trio

Il Printemps Piano Trio, formato da Francesco Maggio (violino), Francesco D’Arcangelo (violoncello) e Umberto Garberini (pianoforte), ha fatto il suo esordio napoletano alla Sala Chopin, con un programma che comprendeva il Trio per pianoforte, violino e violoncello, op. 8 di Frédéric Chopin (1810-1849) e il Trio per pianoforte, violino e violoncello in do minore, op. 87 n. 2 di Johannes Brahms (1833-1897).
Il primo fu composto nel 1828 quando l’autore, appena diciottenne, ancora risiedeva in Polonia.
Si tratta di uno dei pochi brani di Chopin non esclusivamente rivolto al pianoforte, dove comunque è già possibile riscontrare una vena cameristica molto promettente, in seguito affidata interamente al suo strumento preferito.
Riguardo al trio brahmsiano, che risale al 1882, siamo di fronte ad un’opera della maturità, scritta durante una delle estati trascorse a Ischl, che coincidevano sempre con il completamento di brani di grande livello.
Confrontatosi con queste due composizioni, il Printemps Piano Trio, ha evidenziato delle ottime individualità e un affiatamento in via di perfezionamento, il che risulta abbastanza normale, considerando la recentissima formazione della compagine (pochi mesi) e le differenti esperienze dalle quali provengono i tre musicisti.
Siamo quindi certi, avendo a che fare con validissimi interpreti, che proseguendo sulla strada intrapresa, si possa arrivare ad una intesa sempre maggiore, funzione del tempo trascorso insieme, presupposto inscindibile per ottenere risultati rilevanti.
Uno sguardo sul pubblico, per segnalare la presenza di una signora (probabilmente ex primo ventaglio della Chicago Symphony), che per l’intera prima parte del trio chopiniano si è resa protagonista di uno sventagliamento continuo (fra l’altro nella zona dove era maggiormente attivo il condizionatore), fino a quando non è stata redarguita e bloccata dagli spettatori che la attorniavano.
Inutile dire che, come è iniziata la seconda parte, l’ineffabile signora ha ricominciato come se niente fosse.
Al proposito abbiamo avanzato l’ipotesi che non si rendesse conto della noia che arrecava agli altri, ovvero del rumore fastidiosissimo del suo ventaglio.
Ma, se non sentiva il suo ventaglio, a maggior ragione, sarà difficilmente riuscita a “captare” i suoni del concerto, per cui ci chiediamo, al solito, i motivi reconditi relativi alla presenza di simili personaggi nei luoghi dove si fa musica classica.
Chiudiamo con l’augurio di riascoltare quanto prima un trio, formato da poco, che ci riserverà sicuramente piacevoli sorprese nel futuro.

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