“Un bambino di nome Gennaro” porta nuovamente alla ribalta “Gli Angiulilli di Napoli”

Il coro di voci bianche “Gli Angiulilli di Napoli” è nato nel gennaio 2011 come sviluppo del progetto “La musica in mano ai criaturi”, iniziativa concepita dall’Associazione Alessandro Scarlatti (in collaborazione con Intesa Sanpaolo), allo scopo di diffondere la cultura musicale fra i giovanissimi.
Il gruppo corale, seguito da Rosario Totaro e Salvatore Biancardi, risulta formato da una trentina di ragazzini, provenienti dalle classi delle elementari e delle medie inferiori dell’Istituto Comprensivo “Paolo Borsellino”.
Recentemente la compagine, che si è già fatta apprezzare per la sua bravura e per il particolare repertorio proposto, ha eseguito, nella splendida cornice della Basilica di Santa Restituta, situata all’interno del Duomo di Napoli, la prima assoluta dell’oratorio “Un bambino di nome Gennaro”, composto da Gaetano Panariello (che, insieme a Mariapia Candreva, ha scritto anche il libretto).
La composizione ruota attorno alla storia di Joachim, bimbo romeno da tutti chiamato Gennaro, che appartiene al gruppo di ragazzini il cui passatempo preferito è quello di giocare a calcio sul sagrato antistante al Duomo.
Spesso il pallone entra nella chiesa e bisogna recuperarlo, prima che qualcuno lo sequestri, compito che tocca anche a Joachim.
In una delle sue incursioni, il bambino si imbatte nel coro di voci bianche, diretto da Don Luca, rimanendo affascinato da tale iniziativa, al punto che la mamma insiste con il sacerdote affinché suo figlio possa entrare a far parte del gruppo.
Per Joachim inizia un conflitto interiore, fra la voglia di giocare ed il desiderio di cantare ma, dopo qualche comprensibile diffidenza ed alcune vicissitudini, riuscirà ad integrarsi con successo nel coro.
Purtroppo, alla fine, sarà costretto ad abbandonare tutto, perché la famiglia si sposterà in Germania, dove il padre ha trovato un buon lavoro, rimanendo però in contatto epistolare con il sacerdote.
Fin qui la trama, sviluppata nell’allestimento su due piani, uno legato all’attualità, caratterizzato dalle lettere che il sacerdote scrive a Joachim, l’altro relativo agli episodi precedenti, proposti mediante alcuni flashback che avevano come protagonista il bimbo ed il coro di voci bianche.
Un pretesto, quest’ultimo, per dare vita ad una serie di brani, fra i quali spiccavano i diversi movimenti della “Messa degli Angiulilli”, recentissima composizione di Panariello, integrati con pezzi in napoletano molto gradevoli.
La parte strumentale era affidata al pianoforte, al sassofono (alternato al clarinetto) e alle percussioni, mentre il coro era talora affiancato da un soprano.
Nel complesso, l’oratorio ha ulteriormente confermato l’abilità di Gaetano Panariello anche nell’ambito di un repertorio, quello rivolto alle voci bianche, da noi scarsamente presente, a differenza di quanto avviene nei paesi anglosassoni.
L’aggiunta di brani in napoletano, pensati appositamente per gli “Angiulilli”, risultava poi la classica ciliegina sulla torta.
Riguardo agli interpreti, la prestazione del coro è stata anche questa volta di grande livello, grazie sia alla bravura dei bambini, sia dei due docenti, Rosario Totaro alla direzione e Salvatore Biancardi al pianoforte.
Si percepiva chiaramente come, alle spalle di tutto, vi fosse un lavoro lungo, meticoloso, sfiancante, ma anche generatore di forti entusiasmi, portato avanti da Totaro e Biancardi per ottenere un risultato conclusivo notevolissimo.
Va inoltre ricordato l’apporto della voce bella ed espressiva del soprano Angela Luglio, che ha sottolineato i momenti di maggiore suggestione e, per la parte strumentale, i contributi dell’ottimo sassofonista e clarinettista Domenico Luciano, e dell’altrettanto bravo percussionista Marco Mercurio, mentre la voce recitante era affidata all’attore Luca Saccoia.
Non rimane che augurarsi il proseguimento di questa lodevole iniziativa, utile a diffondere la buona musica fra le nuovissime generazioni, anche in vista di un necessario e fisiologico svecchiamento del pubblico.

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