Un interprete bravo e molto giovane al Festival Pianistico di Napolinova

Prosegue con grande successo di pubblico la XVI edizione del Festival Pianistico, organizzato da Alfredo de Pascale, direttore artistico dell’Associazione Napolinova.
La manifestazione, che si svolge nella splendida Cappella del Vasari, situata all’interno della Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, ha recentemente ospitato il recital del pianista Pietro Gatto, classe 1986, confrontatosi con un repertorio molto vario ed articolato.
Il concerto ha avuto inizio nel segno di Domenico Scarlatti, con la Sonata K 9 in re minore, appartenente alla raccolta “Essercizi per gravicembalo”, l’unica curata personalmente dall’autore, dove sono presenti appena trenta delle 555 sonate che rappresentano il corpus complessivo dell’opera clavicembalistica scarlattiana.
A seguire abbiamo ascoltato il Preludio e Fuga n. 12 in fa minore BWV 857, dal bachiano “Clavicembalo ben temperato”, che ha preceduto la celeberrima Sonata in do diesis minore op. 27, n. 2 di Beethoven, pubblicata nel 1802 con dedica alla contessa diciassettenne Giulietta Guicciardi.
Il pezzo, secondo un’usanza molto frequente del periodo romantico, fu poi ribattezzato con l’appellativo “Chiaro di luna”, dal critico musicale e poeta Ludwig Rellstab che, nel primo movimento, scorse l’immagine della luna riflessa sul lago di Lucerna.
Dopo un breve intervallo, la seconda parte è iniziata con la Ballata n. 4 in fa minore, op. 52 di Chopin, appartenente ad un genere che, nella nuova concezione dell’autore polacco, faceva a meno della presenza del testo, divenendo esclusivamente strumentale.
Una tradizione ancora radicata, di origine schumanniana, vuole che Chopin si sia ispirato, per questi suoi brani, alle liriche del connazionale Adam Mickiewicz, ma l’ipotesi non è oggi più supportata da consensi unanimi, in quanto molti, preso atto della minore propensione del musicista al connubio fra musica e poesia, considerano la ballata indicativa soltanto del percorso legato all’evoluzione dello stile chopiniano.
Con Les sons et les parfums tournent dans l’air du soir, Des pas sur la neige e Ce qu’a vu le vent d’Ouest, tratti dal Primo Libro dei Preludi, scritto fra il dicembre 1909 ed il febbraio 1910, si è passati all’universo di Claude Debussy, al quale è dedicato il festival pianistico di quest’anno, centocinquantesimo dalla nascita del musicista francese.
Chiusura con la virtuosistica Tarantella di Liszt, (da “Venezia e Napoli”, supplemento al secondo anno de “Les Années de pèlerinage”), che ha ulteriormente riscaldato il pubblico (già di per sé abbondantemente “euforico”).
Riguardo all’interprete, Pietro Gatto è sicuramente un bravo pianista, da seguire con attenzione perché possiede grandi potenzialità, che lo porteranno molto lontano.
L’unico consiglio che ci sentiamo di dargli è quello di concepire programmi un po’ più omogenei perché, se da un lato arrivare a Debussy, partendo da Scarlatti e Bach, risulta indubbiamente segno di notevole versatilità, dall’altro si rischia di proporre agli spettatori una compilation dotta, ma priva di un filo conduttore.
Relativamente al pubblico, condividiamo il visibilio nei confronti di un giovane e dotato interprete, mentre stendiamo un velo pietoso, ripromettendoci di approfondire l’argomento, su alcune nuove categorie di disturbatori, che si stanno affacciando minacciosi sulla scena concertistica, quali gli “agitatori di mazzi di chiave” e gli “stropicciatori di programmi di sala”.

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