Un trio prestigioso esalta due pagine giovanili di Rachmaninov

Gabriele Pieranunzi – Laura De Fusco – Shana Downes (Foto Flaviana Frascogna)

La fama del compositore russo Sergej Rachmaninov (1873-1943) è indubbiamente legata all’utilizzazione, in ambito cinematografico e televisivo, del celeberrimo Concerto per pianoforte ed orchestra n. 2 in do minore, op. 18 (“Quando la moglie è in vacanza” di Billy Wilder e la sigla della trasmissione “La Storia siamo noi”, solo per fare qualche esempio), nonché dell’altrettanto famoso Concerto per pianoforte ed orchestra n.3 in re minore, op. 30, entrato anni fa nell’universo mediatico, grazie al film “Shine”, con l’appellativo di “Rach 3”.
Questo, se da un lato ha contribuito a non far cadere Rachmaninov nell’oblio, dall’altro lo ha relegato in un ruolo, quello di autore dal romanticismo esasperato, che appare abbastanza riduttivo.
Ed in effetti, ascoltando i suoi giovanili trii elegiaci, nell’ambito del recente appuntamento con la rassegna Maggio dei Monumenti-Maggio della Musica, la prima cosa che balzava evidente, a parte un romanticismo legato agli impeti dell’adolescenza, erano soprattutto i rimandi alla musica del suo paese, dove si percepiva l’influenza di autori come Arensky, fra i sui docenti al Conservatorio di Mosca e, soprattutto, Ciaikovskij, con il quale strinse una sincera amicizia.
Proprio quest’ultimo risultava la figura ispiratrice di entrambi i brani, in quanto il Trio elegiaco n. 1 in sol minore, per violino, violoncello e pianoforte in un solo movimento (pubblicato postumo nel 1947), è sicuramente continuatore della tradizione russa, che vedeva in Ciaikovskij uno dei rappresentanti di maggiore prestigio, mentre lo struggente Trio elegiaco n. 2 in re minore op. 9, venne scritto nel 1893, subito dopo la morte del grande musicista, e a lui dedicato da un Rachmaninov distrutto dal dolore.
Va inoltre sottolineato come l’appellativo di “opere minori”, dato ai due trii, risulti solo un pretesto per giustificare la scarsa conoscenza e la rara presenza dei suddetti nei cartelloni concertistici, in quanto siamo di fronte a due autentici gioielli di musica da camera, che testimoniano l’abilità compositiva del giovane Rachmaninov.
Due pezzi, in particolare il secondo, di estrema complessità, che abbisognano di interpreti sia bravi come solisti, sia in grado di interagire equilibratamente fra loro.
In più, sempre riferendoci all’esecuzione del Trio n. 2, va assolutamente evitato il ricorso ad un romanticismo sdolcinato e lacrimevole che, se da una parte può fare colpo sul pubblico, dall’altra rischia di snaturare una composizione, nata certamente in circostanze tragiche, ma ricca di sentimenti e non di sentimentalismo.
Alla luce di queste considerazioni, l’interpretazione offerta dai tre protagonisti del concerto, va considerata semplicemente straordinaria.
Da una parte, infatti, avevamo una pianista prestigiosa e di grande esperienza come Laura De Fusco (la cui presenza nella sale da concerto è purtroppo sempre più rara), dall’altra il violinista Gabriele Pieranunzi e la violoncellista Shana Downes, artisti un po’ più giovani, ma altrettanto bravi.
Il loro incontro ha dato vita ad una esibizione eccezionale, che ha saputo trasferire, al numerosissimo ed attento pubblico convenuto nella Veranda neoclassica di Villa Pignatelli, tutte le emozioni fissate sulla carta da Rachmaninov.
Grandissimo e meritato, quindi, il successo conclusivo, con il trio che si è accomiatato, eseguendo come bis l’Andante dal Trio op. 49, n. 1 di Mendelssohn, a suggello di una splendida serata musicale.

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