Un duo affermato chiude la stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti

Per il concerto conclusivo della stagione ufficiale, l’Associazione Alessandro Scarlatti ha puntato sul violinista Fabrizio von Arx e sul pianista Bruno Canino.
I due si sono confrontati con un programma rivolto alla cameristica di fine Ottocento, inframmezzato da un pezzo della parte finale del secolo scorso.
L’apertura era dedicata alla Sonata in do minore op. 45 di Edvard Grieg (1843-1907), l’ultima e sicuramente più rappresentativa fra le tre che l’autore norvegese scrisse per violino e pianoforte.
Caratterizzata da una calibrata miscela di romanticismo, musica popolare ed aneliti nazionalistici, conobbe la prima a Lipsia nel 1887 con il musicista stesso al pianoforte e il celebre Adolf Brodsky al violino.
Quasi un secolo separa il brano di Grieg dal successivo Fratres, concepito nel 1977 dall’estone Arvo Pärt (1935) per i connazionali dell’ensemble Hortus Musicus, gruppo specializzato nell’esecuzione di musica antica.
Il pezzo, che segna il passaggio del compositore dal minimalismo ad uno stile molto personale definito tintinnabuli (dal latino tintinnabulum, campanellino), ha poi conosciuto trascrizioni per un nutrito numero di strumenti, e quella proposta durante il concerto, risalente al 1980, venne dedicata da Pärt al violinista Gidon Kremer ed alla sua seconda moglie, la pianista Elena Bashkirova.
Ultimo brano in programma, la Sonata in la maggiore, M. 8 di César Franck (1822-1890), scritta nel 1886 dall’autore belga, trapiantato in Francia, come regalo di matrimonio per il violinista e connazionale Eugène Ysaÿe.
Il dedicatario la eseguì per la prima volta al Circolo Artistico di Bruxelles, in una memorabile serata del dicembre dello stesso anno, accompagnato dalla pianista Léontine-Marie Bordes-Pène.
Si tratta di uno dei brani più belli della letteratura cameristica, tanto che Vincent D’Indy, allievo di Franck, lo definì quale esempio assoluto ed inarrivabile per una sonata strumentale.
Veniamo, quindi, ai protagonisti, entrambi nati a Napoli e appartenenti a generazioni piuttosto distanti, con von Arx che incarna il violinismo emergente, mentre Canino rappresenta, a tutti gli effetti, una leggenda vivente.
Da diversi anni i due costituiscono un sodalizio prestigioso, e ciò è apparso evidente dall’affiatamento mostrato durante l’intero concerto.
Non sempre, però, è stato possibile percepire quelle emozioni che sono alla base di pezzi romantici quali quelli di Franck e Grieg, e ciò va ascritto alla dilatazione di alcuni movimenti e alla eccessiva pacatezza evidenziate dal violinista, mentre la prova di Canino è apparsa ancora una volta di livello straordinario.
Molto più convincente, anche dal punto di vista delle suggestioni trasmesse, il brano di Pärt, e di grande presa i due bis virtuosistici, tratti rispettivamente dalla produzione di Bazzini e Sarasate, che hanno mandato il pubblico in visibilio.
A proposito di quest’ultimo, abbiamo potuto constatare, nell’ambito degli spettatori occasionali, la differenza abissale fra gli appassionati che accorrono in quanto attirati soprattutto dal repertorio (come accaduto nel precedente concerto bachiano), e coloro i quali arrivano solo per il richiamo degli interpreti, come in tale frangente, per cui un concerto di musica classica si riduce ad un evento di pura mondanità al pari di un vernissage.
Ad ogni modo, non possiamo chiudere senza aver sottolineato che, anche la stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti 2011-2012, si è distinta per le sue numerose e differenziate proposte, riuscendo a mantenere, pur in tempi di profonda crisi, un profilo artistico molto elevato.
Ma, se il cartellone ufficiale è terminato, l’Associazione Scarlatti ha ancora in serbo  interessanti iniziative, a partire dallo Scarlattilab/barocco, che giovedì 19 aprile proporrà una serata interamente rivolta a Pietro Antonio Giramo, musicista attivo a Napoli nel Seicento.

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