I “Concerti in Villa Floridiana” si chiudono con un connubio fra musica e poesia

Foto Luciano Basagni e Giuseppe Piergianni

Il trio formato da Ilaria Iaquinta (soprano), Gianluca Giganti (violoncello) e Giacomo Serra (pianoforte), e l’attore Franco Iavarone sono stati gli ottimi protagonisti dell’ultimo appuntamento con i “Concerti in Villa Floridiana”, rassegna organizzata dall’Associazione Musicale Golfo Mistico, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il P. S. A. E. e per il Polo Museale della città di Napoli.
Il programma era incentrato su tre temi, la primavera, l’amore ed il vino, richiamo quest’ultimo alla mostra “Un Museo …tutto da bere” attualmente allestita nel Museo Duca di Martina e visitabile fino al prossimo 22 aprile.
Apertura con Im Frühling ed Er ist’ s di Hugo Wolf (1860-1903), dai “Mörike-Lieder”, raccolta risalente al 1888, formata da 53 pezzi per voce e pianoforte, su testi del poeta Eduard Mörike, con i quali l’autore austriaco voleva rinverdire i fasti di Schubert e Schumann, anche se i suoi brani si distaccano decisamente dalla tradizione in quanto caratterizzati da uno stile completamente nuovo.
Nello stesso anno Debussy dava vita alle Ariettes oubliées, dalle quali erano tratte C’est l’extase, Chevaux de bois e Green, appartenenti alle Romances sans paroles di Verlaine, capolavoro poetico pubblicato nel 1874, frutto del viaggio in Belgio ed Inghilterra, dove si recò in compagnia di Rimbaud.
E’ stata poi la volta delle Due romanze per violoncello e pianoforte, op. 72 di Giuseppe Martucci (1856-1909).
In particolare la prima, trascrizione di un precedente pezzo per violino e pianoforte, si basava su un’aria dell’ oratorio Samuel,  da  lui composto nel 1881,  ed entrambe furono probabilmente scritte per Paolo Rotondo, un amico di Martucci che era un bravo violoncellista dilettante.
Con i songs The lover’s appeal e A farewell per voce, violoncello e pianoforte, siamo passati a Carlo Alfredo Piatti (1822-1901), che Liszt definì il “Paganini del violoncello”.
Il compositore bergamasco, vissuto per più di mezzo secolo a Londra, partecipò attivamente alla vita culturale britannica anche come autore, dedicando solitamente i suoi brani, i cui testi attingono dalla letteratura inglese, alle signore dell’alta società.
Fa eccezione A Farewell, creato nel 1863 per il generale Oliver, che fu talmente apprezzato dal militare, che gli regalò uno Stradivari, ancora oggi noto come “Il Piatti”.
Ultimo autore proposto, il romagnolo Francesco Balilla Pratella (1880-1955), allievo di Mascagni e apprezzato etnomusicologo, che nel 1910 aderì al Futurismo.
Il suo apporto al movimento, fondato nel 1909 da Tommaso Marinetti, si tradusse in tre “Manifesti sulla Musica” e in una serie di articoli e saggi apparsi su diverse testate nazionali dell’epoca.
Di Pratella abbiamo ascoltato Impressioni per canto e pianoforte, Inebbriarsi op. 26, n. 2, e L’Addio, per violoncello e pianoforte, nonché alcuni passi da “Il vino e la musica”, saggio la cui elaborazione è stata recentemente curata da Nicola Babini (dove Pratella teorizzava un “Bacco suscitatore della musica drammatica”), che hanno preceduto la chiusura, rivolta ad un altro song di Piatti, Tell me maiden, dedicato a Mrs. Dixon.
Riguardo agli interpreti, appare quasi inutile sottolineare il perfetto affiatamento fra Ilaria Iaquinta ed il pianista Giacomo Serra, frutto di un connubio consolidato da anni, sul palcoscenico come nella vita.
La prima, dotata di una voce bellissima, espressiva e ricca di sfumature, ha saputo trasmettere appieno le sensazioni e i sentimenti legati ai testi, mentre il secondo si è prodotto in un’esecuzione molto coinvolgente e passionale.
A sua volta Serra, l’unico dei tre sempre impegnato durante il recital, ha evidenziato un’ottima intesa anche con il violoncellista Gianluca Giganti, quest’ultimo molto bravo a trarre dallo strumento note caratterizzate da un timbro morbido e caldo, che mettevano in risalto l’eleganza dei brani proposti.
Inoltre, nei brani di Piatti, è stato possibile apprezzare la splendida interazione del terzetto.
Molto bravo, infine, l’attore Franco Iavarone, che ha declamato la traduzione italiana delle liriche di Mörike e Verlaine, e si è poi pienamente immedesimato nella lettura dei passi del saggio di Balilla Pratella.
Il numeroso pubblico presente nella Sala del Vestibolo del Museo Duca di Martina è apparso molto partecipe ed ha lungamente applaudito i protagonisti, che hanno voluto offrire un bis rivolto a Piatti, chiudendo con eleganza questa prima edizione dei “Concerti in Villa Floridiana”, rassegna che si è contraddistinta, fin dal primo appuntamento, per l’elevata qualità degli artisti ospitati e della musica proposta.

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Una risposta a I “Concerti in Villa Floridiana” si chiudono con un connubio fra musica e poesia

  1. Salvatore Minieri ha detto:

    Bellissimo il concerto. Tutti bravi eccezionale la sig Iaquinto

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