Un insolito trio a “Diciassette & Trenta Classica”

Il recente appuntamento con la XVI edizione di “Diciassette & Trenta Classica”, rassegna che si svolge al Teatro Diana di Napoli, ha avuto come protagonisti Marika Lombardi (oboe), Françoise Renard (viola) e Sergio Cantella (chitarra).
Un trio abbastanza insolito, così come molto particolare risultava il programma, dedicato ad autori in parte quasi sconosciuti, a cominciare da Ernst Gottlieb Baron (1696-1760), compositore, liutista e musicologo tedesco, il cui Concerto n. 1 per oboe, viola e orchestra, brano tipico del periodo barocco, ha aperto l’interessante pomeriggio.
E’ stata poi la volta del napoletano Ferdinando Carulli (1771-1841), virtuoso della chitarra che, agli albori dell’Ottocento, si trasferì a Parigi riscuotendo grande successo.
Musicista prolifico, scrisse più di quattrocento brani, principalmente rivolti al repertorio chitarristico, come il Duetto op. 137 per viola e chitarra proposto nel concerto.
La prima parte si è chiusa con la Sonata n. 1 in mi minore per oboe e chitarra dell’austriaco Ferdinand Rebay (1880-1953), famoso soprattutto come docente, direttore di coro e pianista, il cui stile risultava ricco di venature romantiche.
Dopo un breve intervallo, Sergio Cantella ha eseguito Granada e Asturias, dalla Suite Española di Isaac Albéniz (1860-1909).
Al proposito va ricordato che questi, come molti altri brani del compositore iberico, furono scritti originariamente per pianoforte, ma hanno raggiunto una notorietà internazionale grazie alle trascrizioni per chitarra curate da Segovia.
Successivamente uno dei brani più attesi della serata, il Trio per oboe, viola e chitarra, del napoletano Antonio Grande (1960), dedicato alla compianta professoressa Marisa Ratta.
Fra i maggiori chitarristi in circolazione, il maestro Grande, che era presente in sala, si cimenta con ottimi risultati anche nel campo della composizione, come abbiamo potuto apprezzare dall’ascolto del Trio, contraddistinto da un connubio ben riuscito di ritmi moderni ma moderati.
La conclusione è stata invece affidata ad Ave Maria e Libertango di Astor Piazzolla (1921-1992), nelle versioni per oboe, viola e chitarra.
Per quanto riguarda gli interpreti, iniziamo da Sergio Cantella, l’unico ad essere rimasto sempre sul palcoscenico durante l’intero concerto, che ha evidenziato il consueto virtuosismo come solista, dando vita a due magnifiche esecuzioni dei brani di Albéniz, oltre a mostrare un’ottima intesa con le due musiciste.
Dal canto loro l’oboista Marika Lombardi e la violista Françoise Renard (viola) si sono rivelate anche loro molto brave ed affiatate, sia quando hanno suonato in trio, sia nel momento in cui hanno duettato con Cantella.
Grande successo di pubblico e bis rivolto a Piazzolla, con una suggestiva trascrizione di Oblivion, che ha chiuso un recital piacevole e di alto livello.

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