Al Teatro Diana un interessante “Viaggio nel mondo del flauto” con Mario Ancillotti accompagnato al piano da Simone Soldati

Secondo appuntamento con la XVI edizione di “Diciassette & Trenta Classica”, rassegna affidata alla direzione artistica di Antonello Cannavale ed Alberto Maria Ruta, che si svolge al Teatro Diana di Napoli.
Ospiti del concerto il flautista Mario Ancillotti ed il pianista Simone Soldati, che si sono confrontati con brani, talora originali, in altri casi frutto di trascrizioni, legati al repertorio per flauto e pianoforte.
La parte iniziale comprendeva le versioni, per il suddetto organico, della Sonata in mi minore KV 304 per violino e pianoforte di Mozart e della Sonata in la minore per Arpeggione e pianoforte D. 821 di Schubert.
Il lavoro mozartiano si configura come un lavoro molto particolare, in quanto maturato durante la malattia e la successiva morte della madre, avvenuta a Parigi nel 1778.
Riguardo al pezzo di Schubert, risale al 1824 e fu scritto per uno strumento, l’arpeggione, che consisteva in un incrocio fra violoncello e chitarra, inventato dal liutaio viennese Johann Georg Stauffer.
La sua diffusione non ebbe il successo sperato e, a ricordarlo, rimase solo questa composizione, pubblicata postuma nel 1871, che ha conosciuto differenti versioni, nelle quali l’arpeggione è sostituito, a seconda dei casi, dalla viola, dal violoncello o dal flauto.
Un breve intervallo ha preceduto l’esecuzione della Sonata in re maggiore n. 2, op. 94 di Prokofiev, caratterizzata da un curioso destino.
Infatti, quando esordì a Mosca nel 1943, fra gli spettatori vi era anche il grande violinista David Oistrakh, amico di Prokofiev, che fu talmente colpito dal brano da chiedergli una versione per violino e pianoforte.
Il compositore accettò e, l’anno seguente, il nuovo pezzo, catalogato come op. 94 bis, ebbe la “prima”, sempre a Mosca, con Oistrakh accompagnato da Lev Oborin.
Il successo di questa trasposizione fu tale che offuscò per molti anni il pezzo originario, fino a quando i flautisti non se ne riappropriarono, riportandolo stabilmente nell’alveo del loro repertorio.
Dal punto di vista musicale, pur rientrando pienamente negli schemi del Novecento, la sonata contiene elementi del passato, intrisi di nostalgia, e lo stesso Prokofiev la considerava un distillato della sua arte, dove si fondevano elementi “lirici, classici, modernistici e motorici”.
Uno sguardo ora agli interpreti, per sottolineare innanzitutto il grande virtuosismo, abbinato ad un suono nitido e molto brillante di Mario Ancillotti, indubbiamente il protagonista principale, in quanto il programma ruotava intorno alle potenzialità del flauto.
Il musicista ha inoltre mostrato un notevole affiatamento con Simone Soldati che, dal suo canto, ha ben supportato il collega con il suo elegante pianismo.
Forse l’unico appunto da fare, nell’ambito di un recital di estremo interesse, riguarda la proposizione dell’ “Arpeggione”, in quanto le sonorità flautistiche non riuscivano a restituire lo stesso fascino legato al violoncello (strumento utilizzato più frequentemente).
Ricordiamo, infine, l’illustrazione al pubblico dei brani in programma da parte del maestro Ancillotti, sicuramente un’iniziativa molto valida, ed il raffinato bis, con il quale ha avuto termine l’ottimo concerto, rivolto a due delle Six épigraphes antiques di Debussy.

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