Con Cristina Zavalloni e I Fiati Associati si vola da Berlino a Broadway

La stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti ha ospitato la cantante Cristina Zavalloni ed il quintetto I Fiati Associati, costituito da Massimo Mercelli (flauto), Fabio Bagnoli (oboe), Carlo Failli (clarinetto), Paolo Carlini (fagotto) e Paolo Faggi (corno), in una serata rivolta al cabaret tedesco ed al musical americano.
Il concerto non poteva quindi che cominciare nel segno di Kurt Weill (1900-1950) che, in periodi differenti, fornì il suo prestigioso contributo ad entrambi i generi.
L’apertura era dedicata ad una suite per fiati, che racchiudeva i motivi principali de “L’Opera da tre soldi” (nell’arrangiamento di Giovanni Bacalov), il cui esordio a Berlino, nel 1928, segnò l’apice della collaborazione di Weill con il drammaturgo Bertolt Brecht.
L’entrata in scena della Zavalloni coincideva con l’interpretazione di Speak Low (da “One Touch of Venus”, 1943) esempio dell’apporto del compositore tedesco al musical e, successivamente, con un salto a ritroso, eravamo nuovamente immersi nelle atmosfere brechtiane, con Barbara-song, dall’ “Opera da tre soldi” e Surabaya-Johnny, da “Happy End” (1929).
Se Weill, una volta giunto negli USA, riuscì a soddisfare in pieno le esigenze musicali di quella nazione, un altro esule, Hanns Eisler (1898-1962), nato a Lipsia, ma trapiantato a Vienna, cercò invece di lanciare un ponte fra la tradizione europa e quella americana.
Lo si deduce da Hollywood Elegien, raccolta di 46 brani, scritta nel periodo 1942-43, durante la permanenza a Los Angeles, che si avvaleva principalmente dei testi di Bertolt Brecht.
Ad essa appartenevano i due pezzi che hanno chiuso il primo tempo, An den Kleinen Radioapparat (Alla piccola radio), ribattezzata da Sting “The secret marriage”, titolo con il quale è entrata a far parte nel 1987 dell’album “…Nothing Like the Sun”, e Über den Selbstmord (Del suicidio).
La seconda parte, dedicata a Cole Porter (1899-1971), uno degli autori che maggiormente ha dato lustro al musical americano, aveva inizio con una suite per fiati che riuniva, grazie ad un arrangiamento di Giovanni Bacalov, I’ve got you under my skin (dal film “Born to dance”, 1936), Let’s do it (dal musical “Paris”, 1928) e il celebre Begin the beguine (dal musical “Jubilee”, 1935).
Era quindi la volta della Zavalloni che cantava, nell’ordine, You’d be so nice to come home to, dal film “Something to shout about” (1943) e altri tre songs, Ev’ry time we say goodbye, So in love e I get a kick out of you, tratti rispettivamente dai musical “Seven lively arts” (1944), “Kiss me Kate” (1946) e “Anything Goes” (1934).
Uno sguardo agli ottimi interpreti, cominciando da Cristina Zavalloni, cantante estremamente versatile che, nella sua carriera ha abbracciato i generi più svariati, dal jazz al barocco, ed era anche l’autrice degli arrangiamenti di alcuni brani proposti.
Abbinando una bellissima voce ad una notevole presenza scenica, l’artista si è ben immedesimata negli intensi brani che costituivano la prima parte, oscillanti fra il canto e la recitazione e, nella seconda, al cospetto di pezzi di minor impegno sociale, ha puntato sulla musicalità piacevole e raffinata che li contraddistingueva.
Perfetta la sua intesa con “I Fiati Associati”, a loro volta distintisi per una sonorità nitida, ricca di colore e priva di sbavature, emersa in tutta la sua potenzialità nelle due suite.
Ricordiamo, infine, la proposizione di diversi bis, che andavano da una scanzonata versione de “Il ballo del mattone” ad un pezzo di musica bresiliana, durante i quali la Zavalloni ha mostrato, oltre ad un’eccezionale estensione vocale, tutta la sua grande simpatia.

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Una risposta a Con Cristina Zavalloni e I Fiati Associati si vola da Berlino a Broadway

  1. musicaealtro ha detto:

    Bravissima Cristina! Sono Felice per te e strafelice di questa MAGICA MUICA!
    Bhe senti io sarei interessato a farti un po di pubblicità! Vuoi??

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