British Women Composers

Dalla seconda metà dell’Ottocento, la musica britannica ha conosciuto un vero e proprio risveglio, dopo quasi due secoli di silenzio.
Alla rinascita hanno contribuito anche alcune compositrici che, sebbene non conosciute quanto i colleghi, si sono distinte per il loro prezioso apporto.
Per dare un’idea del repertorio cameristico femminile inglese, la Naxos (distr. Ducale Music) ha inciso un cd dal titolo British Women Composers, che raccoglie cinque brani di altrettante musiciste.
L’apertura è dedicata a Ethel Smith (1858-1944), sicuramente la più nota del quintetto, che raggiunse una discreta notorietà con la sua “Marcia delle donne”, divenuta l’inno delle suffragette, e fu insignita del titolo di “Dame” (l’equivalente femminile di “Sir”).
Nel disco è presente con la Sonata per violino in la minore, op. 7 (1887), di chiaro stampo brahmsiano, sicuramente retaggio degli studi intrapresi a diciannove anni in Germania, al conservatorio di Lipsia, avendo come docente Carl Reinecke.
Dal romanticismo allo stile moderno dei brevissimi Tre Preludi (1970) di Elizabeth Maconchy (1907-1994), allieva di Wood e Vaughan Williams, una delle massime personalità artistiche inglesi del Novecento, che ricoprì prestigiosi incarichi in ambito musicale.
Terza compositrice, Irene Regina Wieniawska (1879-1932), figlia del compositore e violinista Henryk Wieniawski che, proprio per tale motivo preferì pubblicare i suoi brani sotto lo pseudonimo di “Poldowski”.
Nata a Bruxelles, dove il padre si era trasferito, studiò al locale conservatorio, mentre diversi anni dopo fu anche allieva di Vincent d’Indy a Parigi.
Acquisì la cittadinanza britannica solo nel 1901, a seguito del suo matrimonio con sir Aubrey Dean Paul.
Qui è presente con la Sonata per violino in re minore (1912), che probabilmente ebbe la “prima” a Bruxelles.
Si tratta di un brano, dedicata al critico e scrittore Octave Maus, che abbina una discreta dose di romanticismo a passaggi propri della musica del Novecento.
Le istanze del XX secolo sono molto più palesi nel successivo Triptych, composto nel 1954 da Phyllis Tate (1913-1987), che non fu mai pienamente convinta del suo reale valore e, non a caso, distrusse tutte le opere giovanili.
Chiusura con il brioso La Chasse, pezzo del 1928 di Ethel Barns (1874-1948), apprezzata violinista, i cui lavori furono spesso eseguiti da solisti del calibro di Joseph Joachim.
Un cenno conclusivo sulle due interpreti, la violinista Clare Howick (che suona uno Stradivari prestatole per l’occasione), specializzata nel repertorio britannico del secolo scorso, e la pianista Sophia Rahman, le quali costituiscono un duo molto affiatato e danno lustro ad un repertorio poco conosciuto, ma oltremodo interessante, tratto dalla produzione di cinque validissime compositrici.

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