Il raffinato viaggio di Francesco Libetta fra i diversi volti del pianoforte del Novecento

Il Teatro Bolivar, situato nel quartiere napoletano di Materdei, proseguendo la sua apertura verso la musica classica, ha recentemente ospitato un recital di Francesco Libetta.
Il prestigioso pianista leccese si è confrontato con un repertorio prevalentemente legato ad autori italiani del Novecento.
Il concerto ha avuto inizio con il lombardo Camillo Togni (1922-1993) che, oltre a scrivere brani di notevole modernità, ha rivolto la sua attenzione anche alla produzione organistica bachiana, trascrivendo per pianoforte alcuni preludi corali, con esiti di grandissima suggestione.
Dal canto suo i successivi brani del maestro Francesco d’Avalos, nato nel 1930, Albumblatt, i Preludi n. 5 e n. 12 e il Nocturne rivelano un approccio decisamente romantico.
E’ stata poi la volta delle Variationen für Klavier, op.27 di Anton Webern (1883-1945), uno dei contributi più noti del compositore austriaco al repertorio dodecafonico per pianoforte solo, mentre il primo tempo si è chiuso con La Cura di Franco Battiato nella trascrizione di Libetta.
Dopo un breve intervallo, la seconda parte è iniziata con la notissima “Per Elisa” di Beethoven che, con un paragone non troppo ardito, può essere considerata alla stregua delle canzoni di musica leggera di oggi, in quanto appartenente ad un genere, quello della bagatella, piuttosto disimpegnato.
Rimanendo in tale ambito, Libetta ha eseguito una Bagatella dei nostri giorni, opera del sardo Lucio Garau (1959), di notevole difficoltà, per dimostrare come il termine abbia subito una notevole modifica nel tempo.
Altro grande compositore fu senza dubbio Ildebrando Pizzetti (1880-1968), fra le figure di spicco della cosiddetta “Generazione dell’Ottanta”, che ha dato alla musica classica italiana molto più di quanto abbia poi ricevuto.
Vissuto in un periodo di grandi cambiamenti politici e musicali, Pizzetti diede voce alle nuove istanze che attraversarono il Novecento, senza però mai abbandonare la tonalità, come si è potuto apprezzare nei Canti di ricordanza, Quattro variazioni per pianoforte su un tema del “Fra Gherardo”, pubblicati nel 1945.
La panoramica sugli autori italiani è terminata con Giancarlo Cardini (1940), compositore prestato alla musica leggera, autore di motivi famosi quali “Mi sono innamorato di te” e “Senza fine”, portati rispettivamente al successo da Luigi Tenco e Gino Paoli, proposti nell’occasione in una particolare trascrizione curata dall’autore.
Ultimo brano della serata, la Suite n. 7 in si bemolle maggiore HWV 440 di Georg Friedrich Händel (1685-1759), suggello non avulso dal contesto, se pensiamo al carattere popolare delle varie danze che la costituiscono.
Come si può comprendere dagli autori e dai brani passati in rassegna, il compito principale del maestro Francesco Libetta era di spiegare al pubblico la grande varietà che ha caratterizzato il Novecento anche in ambito pianistico.
Un compito svolto bene e con molta cura, sia facendo precedere, ad ogni “blocco” di brani, poche ma esaurienti notizie, sia evidenziando la sua estrema bravura di esecutore, contraddistinta da un tocco delicato, una nitidezza del timbro ed una straordinaria agilità.
Se poi analizziamo il programma proposto, non possiamo non rilevare anche una versatilità interpretativa notevolissima che, con le qualità descritte in precedenza, concorrono a rendere Francesco Libetta un pianista di assoluto valore internazionale.
Un vero peccato, quindi, che il pubblico fosse meno numeroso del dovuto, anche a causa del tempo inclemente ma, chi è riuscito a venire, ha assistito ad una serata indimenticabile, conclusasi con due raffinati brani lisztiani, degno corollario ad un recital di elevatissimo livello.

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