Il duo formato da Umberto Aragona e Domenico Cacace apre i “Pomeriggi in Concerto alla sala Chopin” di Napolinova

Igor Stravinskij

I “Pomeriggi in Concerto”, organizzati dall’Associazione Napolinova, sono da sempre una prestigiosa vetrina per i giovani talenti.
Questa volta, però, il direttore artistico Alfredo de Pascale ha voluto inaugurare la stagione, che ha come sede fissa la sala Chopin, presso la ditta Napolitano pianoforti, con un duo formato da artisti di notevole esperienza, il violinista Umberto Aragona ed il pianista Domenico Cacace, che hanno proposto brani tratti dalla produzione di Bach, Stravinskij e Beethoven.
In apertura abbiamo ascoltato la Sonata n. 2 in la maggiore BWV 1015 di Bach, dalle Sei sonate per violino e clavicembalo BWV 1014-1019, appartenenti agli anni in cui il grande compositore era a Köthen (1717 – 1723) in qualità di maestro di cappella del principe Leopoldo.
A tale periodo risale la maggior parte della produzione profana di Bach, in quanto impossibilitato a proporre brani religiosi perché la fede calvinista, professata dal nobile, vietava di accompagnare le funzioni liturgiche con la musica.
In particolare, questo gruppo di sonate assume una grande importanza poiché il clavicembalo, per la prima volta, assume una propria autonomia e non è più relegato esclusivamente ad una funzione di basso continuo.
Secondo brano in programma, la Suite Italienne di Stravinskij, risalente al 1925 e diretta emanazione del più ampio Pulcinella, “balletto con canto su musiche di Pergolesi”.
Quest’ultimo, scritto per i “Ballets Russes” di Diaghilev, attingendo a vari spartiti che erano stati attribuiti al grande autore di Iesi (ma in realtà in diversi casi appartenevano a Domenico Gallo), aveva segnato nel 1920 l’inizio del cosiddetto “periodo neoclassico” del compositore russo.
Dopo un breve intervallo, il secondo tempo è stato interamente dedicato alla Sonata n. 5 in fa maggiore op. 24, universalmente nota come “La Primavera”, appellativo aggiunto dall’editore viennese Mollo, quando la diede alle stampe nel 1801, in virtù della freschezza del movimento iniziale.
Dedicata al conte Moritz von Fries, uno dei principali mecenati di Beethoven, presenta una innovazione nell’ambito della sonata, seppur abbastanza timida, perché al posto dei consueti tre movimenti, ne introduce un quarto (Scherzo) di brevissima durata.
Per quanto riguarda il recital nel complesso, la parte più interessante è risultata senza dubbio quella rivolta a Stravinskij, sia perché il pezzo risulta raramente eseguito, sia per una versione tagliente e ricca di scabrosità, molto aderente allo spirito dell’autore russo, scelta dal maestro Aragona.
Gli altri due brani, eseguiti in modo discreto, hanno messo in evidenza il solido pianismo del maestro Cacace che ha ben supportato le evoluzioni violinistiche.
Pubblico al limite della decenza, con troppe caramelle scartocciate e colpi di tosse praticamente continui, al quale è stato offerto come bis Vocalise op. 34 n. 14 di Rachmaninov, che ha chiuso il concerto con una giusta dose di emozioni.

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