Al Museo Diocesano le splendide rarità barocche dell’Autunno Musicale della Nuova Orchestra Scarlatti

Nel suo terzo appuntamento, svoltosi nel Museo Diocesano di Napoli, l’Autunno Musicale della Nuova Orchestra Scarlatti, ha rivolto la sua attenzione ad arie e brani strumentali di raro ascolto, tratti dalla produzione di autori noti e meno conosciuti del periodo barocco.
Protagonisti assoluti della serata sono stati Luigi De Filippi, nel duplice ruolo di direttore e violinista ed il soprano Maria Grazia Schiavo, entrambi artisti di fama internazionale.
In apertura omaggio a Giovanni Legrenzi (1626-1690), nato a Clusone (BG) e figura di spicco della scuola veneziana, con la Sonata per archi e basso continuo in sol maggiore “La Raspona”, appartenente alla raccolta di Sonate a due e a tre, op. 2, pubblicate nel 1655.
E’ stata poi la volta di “Ah crudel”, aria di Armida, da “Rinaldo” di Händel, opera la cui prima ebbe luogo a Londra nel 1711, conoscendo poi, nel corso degli anni seguenti, variazioni ed aggiunte, legate in particolare alle diverse esigenze degli interpreti, castrati o soprani, in auge in quel momento.
Il successivo Concerto per violino, archi e basso continuo in re maggiore “Grosso Mogul” RV 208 è fra i pezzi più particolari di Vivaldi, per le sue melodie di origine gitana, probabilmente ascoltate dal compositore nella natia Venezia, dove giungevano di frequente artisti provenienti dall’Est europeo.
A seguire l’aria di Farnaspe, “Lieto così tal volta” da “Adriano in Siria”, scritta da Pergolesi per il compleanno della regina Elisabetta Farnese, madre dell’Infante Don Carlo di Spagna.
L’opera esordì nel teatro napoletano di S. Bartolomeo e la partitura relativa al personaggio di Farnaspe venne concepita tenendo presente le abilità vocali di Gaetano Majorano, famoso castrato dell’epoca, meglio noto come Caffarelli, il che giustifica uno stile piuttosto lontano dal Pergolesi maggiormente conosciuto.
Un nuovo pezzo di Händel, “Da tempeste il legno infranto” dal “Giulio Cesare in Egitto”, opera con testo in italiano, che debuttò a Londra nel 1724, ha preceduto il gran finale interamente vivaldiano, con il Concerto per violino, archi e basso continuo in mi bemolle maggiore, op. 8 n. 5, “La Tempesta di Mare” RV 253, l’aria di Ippolita “Da due venti un mar turbato” e l’aria di Idaspe “Anche il mar par che sommerga”.
Il primo, che non lascia dubbi sul tema sviluppato, è tratto da “Il cimento dell’armonia e dell’inventione”, e in tale raccolta si trova subito dopo le celeberrime “Quattro stagioni”.
Le altre due appartengono rispettivamente alle opere “Ercole su’l Termodonte” (1723) e “Bajazet” (1735), con quest’ultima che, più precisamente va considerata un cosiddetto “pasticcio”, ovvero un lavoro a più mani, dove Vivaldi curò le arie dei personaggi “buoni”, lasciando ad altri, non ancora ben identificati, ma di scuola napoletana, quelle dei “cattivi”.
Per quanto riguarda gli interpreti, il maestro De Filippi ha ancora una volta evidenziato le sue eccezionali doti di solista, trascinando con sé gli altri esecutori, dalla sezione degli archi, formata da Francesco Solombrino e Veronica Menditto (violini), Gianfranco Borrelli (viola), Pierluigi Marotta (violoncello) e Luigi Lamberti (contrabbasso), al cembalo di Marianna Meroni, passando per l’oboe di Umberto D’Angelo, che hanno ben tenuto testa a brani di notevole complessità, evidenziando anche un ottimo affiatamento con il soprano.
Da parte sua, Maria Grazia Schiavo ha fornito l’ennesima prova del suo valore, affrontando con strepitosa bravura arie di estrema difficoltà e virtuosismo.
Un ultimo cenno di merito va al maestro Enzo Viccaro, consulente musicale della Nuova Orchestra Scarlatti, per aver concepito un programma di altissimo profilo, che ha illustrato poi personalmente al pubblico.
Prossimo appuntamento dell’Autunno Musicale, sabato 26 novembre, con una serie di composizioni dedicate ad autori del Novecento, dove non mancheranno piacevoli sorprese.

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