Il pianismo energico e scintillante di Nicole Brancale conquista il pubblico dei “Concerti di Autunno”

La stagione dei “Concerti di Autunno”, organizzati dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli, ha ospitato recentemente la pianista barese Nicole Brancale.
L’artista si è confrontata con un ampio e complesso repertorio, partendo da due brani di Chopin, il Grande Valse Brillante, op. 34 n. 1 (1835), dedicato a Josefine von Thun-Hohenstein e il Valzer, op. 70 n. 2 (1841), pubblicato postumo, che presenta ben quattro dedicatarie.
Terzo brano in programma, Vallée d’Obermann, dalla raccolta Années de pèlerinage (I anno: Svizzera) dove Liszt si ispirava a testi di Byron e Senancour, mentre la prima parte si chiudeva con La Valse di Ravel, versione pianistica, concepita dall’autore stesso, del “poema coreografico” scritto su richiesta di Diaghilev per i Ballets Russes.
Il brano venne però rifiutato, segnando la rottura della collaborazione fra il compositore francese e il danzatore russo, conoscendo il suo esordio nel 1920 come brano orchestrale (e tuttora è generalmente noto in tale forma), mentre solo diversi anni dopo venne utilizzato nell’ ambito per il quale era stato creato.
Dopo un breve intervallo, il recital è ripreso con la romantica Barcarola in fa diesis maggiore, op. 60 (1845-46) di Chopin, dedicata alla baronessa di Stockhausen, moglie dell’ambasciatore di Hannover a Parigi, a sua volta destinatario, in precedenza, della Ballata n. 1 dell’autore polacco.
Chiusura rivolta all’universo lisztiano, con la Tarantella ed il Valzer dal “Faust”.
La prima appartiene a “Venezia e Napoli”, supplemento del secondo anno degli Années de pèlerinage, e contiene numerosi riferimenti alla canzone tradizionale napoletana, mentre il secondo rappresenta una parafrasi del vorticoso ballo tratto dall’omonima opera di Gounod.
Veniamo quindi all’interprete che, come si può comprendere dal programma proposto, non si è assolutamente risparmiata, evidenziando una energia straripante, soprattutto ne La Valse raveliana e nel Valzer mefistofelico, in parte penalizzati dall’acustica della chiesa.
Ma, circoscrivere l’esecuzione della Brancale soltanto in termini di fisicità, appare estremamente riduttivo, in quanto l’artista possiede un suono oltremodo brillante e raffinato, che sa trasmettere anche forti suggestioni, come nel caso della “Vallée” lisztiana.
Ci resta come unico rammarico quello di non aver potuto ascoltare le Danze Argentine, op. 2 di Alberto Ginastera, che facevano inizialmente parte del programma (sostituite da La Valse), perché siamo certi che la musicista ne avrebbe offerto una versione di grande spessore, contribuendo inoltre a diffondere la conoscenza di uno dei più interessanti autori sudamericani del Novecento.
Pubblico entusiasta, al quale la Brancale ha concesso come bis il Valzer, op. 64 n. 2 di Chopin, terminando in bellezza un concerto di ottimo livello che, fra l’altro, ha ulteriormente confermato la bontà della attuale scuola pianistica pugliese.

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Critica Classica

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