L’ “Autunno Musicale alla Villa Floridiana” esordisce con un prestigioso duo davanti ad un pubblico eccezionale

La serata di apertura dell’ “Autunno Musicale alla Villa Floridiana”, rassegna organizzata dall’Associazione Musicale “Golfo Mistico”, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della città di Napoli, ha ospitato il prestigioso duo formato dai bergamaschi Andrea Bergamelli (pianoforte) e Attilio Bergamelli (violoncello), rispettivamente padre e figlio.
Il concerto è stato preceduto dagli interventi della dr.ssa Luisa Ambrosio, direttrice del Museo Duca di Martina e del maestro Giacomo Serra, presidente dell’Associazione Musicale “Golfo Mistico”.
La prima, ha tenuto a sottolineare che la stagione affiancherà nei prossimi mesi alcune mostre e manifestazioni legate alle attività museali, mentre il secondo ha voluto brevemente illustrare il programma dei prossimi concerti, fornendo anche qualche notizia sui brani che di lì a poco sarebbero stati eseguiti.
La parte musicale è iniziata nel segno di Schubert, con la Sonata in la minore per Arpeggione e pianoforte D. 821, composta nel 1824 per uno strumento che si stava affacciando sulla scena, una sorta di incrocio fra violoncello e chitarra, inventato dal liutaio viennese Johann Georg Stauffer.
La sua diffusione non ebbe il successo sperato, ma a ricordarlo rimase questa composizione, pubblicata postuma nel 1871, che viene eseguita solitamente nella trascrizione per viola (o violoncello) e pianoforte.
Il resto del concerto era rivolto ad Alfredo Piatti (1822-1901), nato a Bergamo, ma attivo per quasi mezzo secolo nel Regno Unito, che per la sua bravura si guadagnò l’appellativo di “Paganini del violoncello” e, come compositore, scrisse una serie di brani che esaltavano le potenzialità dello strumento da lui suonato.
Dalla sua produzione, il duo Bergamelli ha tratto una serie di brani, partendo da cinque delle Romanze senza parole di Mendelssohn, dove Piatti aggiunse la parte del violoncello a quella pianistica originale, senza snaturarne il contenuto, ma esaltandolo.
A seguire, La Bergamasca ed una Tarantella, danze molto affini tra loro, con la prima che, in seguito a studi recenti, risulterebbe più antica della seconda (secondo quanto ha affermato Andrea Bergamelli nella introduzione che ha preceduto lo spazio dedicato a Piatti).
Infine, un’incursione nella lirica, con la Fantasia, op. 2 sulla “Lucia di Lammermoor” di Gaetano Donizetti, composta ad appena 17 anni.
Nel complesso si trattava di lavori che abbinano musicalità e virtuosismo, caratteristiche emerse prepotentemente grazie alla splendida esecuzione di due artisti quanto mai affiatati, che già avevano incantato la platea con il pezzo di Schubert.
Ma per Piatti le energie si sono, se possibile, ulteriormente moltiplicate, in quanto il duo teneva moltissimo a porre in evidenza le composizioni di un loro illustre concittadino, caduto abbastanza inspiegabilmente nel dimenticatoio.
Un grande plauso meritano anche gli spettatori presenti, che non solo hanno sfidato il vento ed il freddo, ma si sono dimostrati all’altezza degli interpreti.
Raramente negli ultimi anni(forse mai) ci è capitato di ascoltare fra un movimento e l’altro un silenzio assoluto, quasi irreale: nessun colpo di tosse, niente squilli di cellulare e, soprattutto, applausi al momento giusto.
Per noi questo è il pubblico delle grandi occasioni, non quello che partecipa a eventi, presunti più che reali, solo per poter dire di esserci stato e di aver visto la tale autorità o il talaltro vip, ma non ha alcuna cognizione né di ciò che ha ascoltato, tanto meno di come ci si comporta durante un concerto.
Meritava, quindi, un bis, e i due musicisti ne hanno proposti ben due, una trascrizione di Piatti della Danza ungherese n. 5 di Brahms e una delle romanze mendelssohniane, degna conclusione di una bellissima serata di musica, che ha inaugurato nel modo migliore una stagione appena nata, che sicuramente riserverà nel futuro altre gradite sorprese.

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